ASILI NIDO: POCHI IN ABRUZZO, LONTANA MEDIA UE, PROMOSSE CHIETI, PESCARA E AVEZZANO

di Filippo Tronca

1 Dicembre 2020 08:05

L’AQUILA – C’è una cartina dell’Abruzzo con colori che vanno dal giallo al rosso, che in un unico colpo d’occhio  racconta l’abbandono delle aree interne, il disagio quotidiano di tante troppe famiglie, e delle donne madri in particolare, con figli piccoli, le drammatiche conseguenze che sui territori comportano anni di tagli della spesa pubblica in ossequio al dogma, fatto ora saltare in aria dalla pandemia del coronavirus, del pareggio di bilancio.

Ci riferiamo all’infografica che traduce in immagine le fitte tabelle di una ricerca Istat sulla presenza e diffusione di asili nido, pubblici e privati, per i bambine e bambini fino a tre anni.

Troppo pochi, e del tutto assenti nei comuni delle aree interne e montane, praterie desolate di colore giallo, dove sembrano oasi le macchie rosse che invece denotano una quantità adeguata di posti.

In Abruzzo, infatti i posti attualmente disponibili negli asili nido sono 21 su 100 bambini sotto i tre anni. Sotto la media italiana che è 25,5%, in leggera crescita rispetto al 24,7% dell’anno educativo 2017-2018. Con l’eccezione però tra le grandi città come Pescara, Chieti e Avezzano, sopra al 30% e che surclassano i capoluoghi L’Aquila e Teramo.

Un dato complessivo però ancora drammaticamente lontano dalla soglia del 33% fissata dall’Unione Europea per “sostenere la conciliazione della vita familiare e lavorativa e promuovere la maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro”.

Questo obiettivo è stato indicato nel 2002 dal Consiglio europeo di Barcellona, con la raccomandazione a tutti gli stati di raggiungere il traguardo entro il 2010. A dieci anni dalla scadenza, l’Italia è ancora lontana dal 33%, e l’Abruzzo ancora di più, in buona compagnia delle regioni meridionali.

Anche da questo punto di vista il Sud paga un gravissimo ritardo con una media del 15% con fanaline di coda la Campania all’8%, la Sicilia e la Calabria al 9%. E non è un caso che proprio in queste regioni la disoccupazione femminile è più alta, perché l’asilo nido, in particolare pubblico, per una donna che lavora rappresenta un servizio imprescindibile se non si hanno i soldi per pagare una baby sitter.

Al contrario il Centro e il Nord viaggiano su ben altre percentuali, rispettivamente al 3o% e al 28%, e con eccellenze rappresentate da Valle D’Aosta (45,7%), Umbria (42,7%), Emilia Romagna (39,2%), Toscana (36,3%) e Provincia Autonoma di Trento (38,4%). Dove, va sottolineato, c’è una alta percentuale di posti pubblici rispetto a quelli privati.

Focalizzando l’attenzione sulle città maggiori abruzzesi, nessuna di esse supera la soglia di congruità del 33% fissata dall’Ue.

Ci si avvicinano molto, con medie da Centro-Nord,  Pescara al 32,2%, Chieti al 31,6%  e Avezzano al 31%.

Tra i capoluoghi di provincia scontano un preoccupante gap invece Teramo al 21,3% e L’Aquila 19,4%.




Bene anche Vasto, 28,4%, Lanciano, 26,1% e Giulianova 22%.

Sono sotto la media abruzzese e italiana Ortona 20,6%, Sulmona 19,2%, San Salvo, 17,6%, Francavilla, 8,6% e Montesilvano, 7,5%.

Ad abbassare però drammaticamente la media abruzzese sono i tantissimi comuni delle aree interne del tutto sguarniti di asili nido. Si potrebbe affermare che non ci sono strutture perché i bambini sono troppo pochi. Ma è vero anche il contrario: le famiglie sono costrette ad andare via perché non ci sono a distanze accettabili asili nido disponibili, per non parlare poi delle scuole, e dunque si innesca un circuito perverso che accelera lo spopolamento: meno asili-meo bambini-meno asili, e così via.

Scandagliando i territori provinciali  si scopre che ci sono comuni che hanno altissime percentuali di posti, anche superiori ai bambini residenti, dunque oltre il 100%.

Questo significa che offrono un servizio comprensoriale anche ai comuni del territorio.

In provincia di Pescara sono ad esempio Abbateggio, 600%, Montebello di Bertona 114,3%, San Valentino in Abruzzo citeriore, 107%.

In provincia di Chieti Fraine 500%, Furci 252% Palmoli 151%  Poggio Fiorito, 136%, Gissi, 129%, e Monteodorisio 100%.

In provincia dell’Aquila Goriano Sicoli 290%, Fontecchio 240%, Oricola, 155%, Rocca di Botte 100%.

In Provincia di Teramo maggiori percentuali si registrano a Canzano 92% e Penna Sant’Andrea 65,2%, con una situazione di maggiore diffusione sul territorio, in particolare il Val Vibrata di asili nido.

 

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