I DATI EL REPORT ISTAT SUI SERVIZI ALL'INFANZIA, UECOOP, ''POSTI COPRONO SOLO 21,7 PER CENTO POTENZIALI UTENTI, COMUNI INVESTONO MENO SOLO NEL RESTO DEL SUD ITALIA''

ASILI: STANGATA PER FAMIGLIE ABRUZZESI, OFFERTA EDUCATIVA SOTTO PARAMETRI UE

14 Dicembre 2019 00:20

L'AQUILA – Aumentano i costi degli asili nido, con le famiglie abruzzesi costrette a fare sacrifici anche se la copertura del servizio resta ampiamente insufficiente.

I posti nei servizi educativi rivolti alla prima infanzia coprono in regione solo il 21,7% dei potenziali utenti, i bambini con meno di 3 anni, dotazione questa ben al inferiore al parametro del 33% fissato dall’Unione Europea già per il 2010; con una spesa pro-capite dei Comuni abruzzesi pari ad euro 428 si investe meno solo in Sicilia, Molise, Basilicata, Puglia, Campania e Calabria.

E’ quanto emerge da un’analisi di Uecoop Abruzzo l’Unione europea delle cooperative in occasione dell’ultimo report Istat 2019 sull’offerta dei servizi all’infanzia.

Dati che non si discostano troppo a quelli nazionali: in Italia, nell’anno scolastico 2017-2018, sono attivi 13.145 servizi educativi per la prima infanzia. Il 51% dei 354.641 posti autorizzati al funzionamento sono pubblici. Anche in questo caso la dotazione è ancora sotto il parametro del 33% fissato dall’Unione Europea. I posti nei servizi educativi rivolti alla prima infanzia coprono infatti solo il 24,7% dei potenziali utenti, i bambini con meno di 3 anni.

Nel 2017 la spesa corrente impegnata dai comuni per i servizi educativi ammonta a circa 1 miliardo e 461 milioni di euro, di cui il 19,6% rimborsata dalle famiglie sotto forma di compartecipazione degli utenti.

A livello territoriale persiste ancora un’elevata eterogeneità sia per quanto riguarda l’offerta, rappresentata dalla quota di Comuni che offrono i servizi (Nord-est 89,4%, Nord-ovest 59,1%, Centro 54,3%, Sud 47,2% e Isole 33,8%, con un valore medio nazionale del 58,3%), sia rispetto ai bambini residenti presi in carico dai Comuni: si passa dal 19,6% del Nord-est al 5,1% del Sud, a fronte di un valore medio nazionale che si attesta al 13,5%.





Negli ultimi tre anni poi si è assistito ad una vera e propria stangata sulle famiglie con un balzo del 27% della spesa per mandare i figli all’asilo con una copertura del servizio che rimane ampiamente insufficiente e sotto la media europea: “Con 3 bambini su 4 che non hanno il posto al nido – evidenzia Uecoop – si fa sempre più urgente un intervento a livello nazionale che migliori la dotazione sull’accoglienza integrando servizi pubblici e privati”.

“L’asilo è ormai un servizio essenziale per la conciliazione tra vita familiare e lavoro – continua Uecoop – considerato che ogni anno fra gli oltre 49mila mamme e papà che lasciano il proprio posto di lavoro il 36% lo fa proprio per incompatibilità fra i propri impegni professionali e le esigenze di cura dei figli, il 27% per l’assenza di parenti di supporto e il 9% per l’elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato fra asilo nido e baby sitter e/o per il mancato accoglimento dei figli al nido. In 7 casi su 10 sono le mamme a dire addio al lavoro, mentre il resto è rappresentato dai papà che però fanno registrare un trend in crescita costante e sono più che triplicati negli ultimi cinque anni”.

Una situazione che sempre più spesso porta il welfare privato a integrare quello pubblico grazie ad accordi aziendali nei quali ai primi 4 posti dei servizi più richiesti ci sono proprio quelli che riguardano la scuola e l’istruzione dei figli (79%), la salute (78%), l’assistenza (78%) e la previdenza (77%) secondo un’analisi di Uecoop su dati Assolombarda.

“Per rispondere a questa domanda di assistenza – sottolinea Uecoop – oltre ai servizi tradizionali pubblici e privati che rappresentano l’80% dell’offerta, stanno crescendo offerte alternative come gli asili aziendali per i figli dei dipendenti con il 2% del totale o i mini nido con 'tate' le cosiddette 'tagesmutter' che seguono piccoli gruppi di bambini in grandi appartamenti attrezzati pari all’1% e diffusi soprattutto nelle grandi città e a livello regionale in Trentino Alto Adige”.

“Tutti questi servizi – sottolinea Uecoop – sono spesso realizzati insieme a cooperative in grado di offrire personale già formato e locali adatti ma è urgente – conclude Uecoop – potenziare l’offerta per mettere il servizio sull’intero territorio nazionale al livello della media europea”.

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