ASL L’AQUILA: CLINICHE PRIVATE, CADUTE ACCUSE DI FRODE, E ORA BATTONO CASSA PER 2,6 MILIONI

di Filppo Tronca

22 Maggio 2024 08:58

Regione - Politica

L’AQUILA – Un nuovo fronte di scontro rischia di aprirsi tra le cliniche private convenzionale e la Asl provinciale dell’Aquila, in una situazione in cui sulla sanità regionale grava un deficit di 122 milioni,

Oggetto del contendere è questa volta il pagamento di 2,6 milioni di euro per prestazioni di chirurgia della colonna vertebrale, già effettuate, dopo che il gup Daria Lombardi del Tribunale di Avezzano, ha dichiarato il non luogo a procedere, con la sentenza dell’8 aprile scorso, per gli 11 imputati tra amministratori e dirigenti medici delle cliniche Ini di Canistro, Villa Letizia dell’Aquila, e di Lorenzo di Avezzano, accusati da pm Maurizio Maria Cerrato di truffa in concorso al falso, per aver chiesto rimborsi ritenuti non dovuti relativi ad interventi di artrodesi vertebrale.

Ed ora, forte di questa sentenza,  le cliniche si attendono che la Asl riconosca fino all’ultimo centesimo quei 2,6 milioni di rimborso, nella speranza di non essere costretti a rivolgersi al tribunale civile, in caso di temporeggiamenti e rinvii.

Nelle motivazioni pubblicate a fine aprile dal gup spicca il passaggio in cui evidenzia, in merito alla tipologia di interventi contestati,  che “all’epoca di compilazione delle cartelle di dimissione non vi era neppure una definizione chiara, uniforme e pacifica”, e che “la circolare interna tra la Asl e la Regione Abruzzo veniva emanata solo nel giugno 2019, e non diffusa tra le cliniche private”.  E ancora si cita la perizia del neurochirurgo Francesco Abbate che ha effettuato l’attività ispettiva, e che non ha riscontrato “irregolarità in merito alle qualificazioni degli interventi chirurgici come interventi di artrodesi”, smentendo così il pm, che ipotizzava false attestazioni, ad esempio facendo risultare proprio gli interventi di artrodesi vertebrale, al posto di operazioni chirurgiche di natura diversa e meno complesse e quindi che avrebbero avuto un rimborso dalla Regione inferiore rispetto a quello effettivamente richiesto.





Motivazioni che per il legali delle cliniche rappresentano un punto di forza per ottenere quanto richiesto. Le cliniche sottolineano del resto che grazie alle prestazioni effettuate, e ad oggi non pagate, la Asl provinciale aquilana ha incassato anche cifre ragguardevoli dalle aziende sanitarie delle altre regioni italiane, da cui sono arrivati i pazienti farsi operare nelle tre cliniche. In controtendenza rispetto alla drammatica situazione della mobilità passiva dei pazienti abruzzesi che nel 2023, come accertato dalla Corte dei conti, è arrivata alla cifra monstre di 108 milioni di euro.

La situazione tra cliniche private aquilane e Regione è già del resto molto tesa, a cominciare dalla vicenda dei ristori covid per negati per 6-7 milioni di euro da parte della Asl provinciale aquilana, l’unica tra le quattro Asl regionali a contestare anche qui l’appropriatezza. Il Tar a cui ha si sono rivolte le cliniche ha dato ragione alla Asl, e si attende ora l’esito del ricorso al Consiglio di stato della clinica Villa Letizia, che da sola vanta 1,5 milioni di euro.

C’è poi la delibera di fine dicembre da 20 milioni per interventi volti a ridurre la mobilità passiva affidati alle cliniche private,  per la quale gli uffici della giunta hanno intimato alla Asl dell’Aquila in autotutela di non erogare fondi alle cliniche private del territorio, finché non sarà fatta definitivamente chiarezza sulla presunta incompatibilità dell’assessore al Bilancio Mario Quaglieri, che è stato ed è ancora medico chirurgo presso cliniche private, attualmente alla Di Lorenzo di Avezzano. Ieri a tal proposito, l’Anac ha stabilito che non sussiste incompatibilità, ma c’è anche una indagine in corso della magistratura.

Questo in un contesto in cui sulla sanità regionale pende la spada di Damocle di un disavanzo di 122 milioni di euro, che ha costretto la giunta reginale del riconfermato Marco Marsilio, di Fdi, e della non rieletta con la lista del presidente, ma rimasta in giunta come assessore esterno e ancora con la delega alla Salute, Nicoletta Verì, ad una manovra lacrime e sangue di oltre 64,8 milioni. Tenuto conto che è proprio la Asl aquilana, diretta da Ferdinando Romano, ad aver registrato il passivo più pesante, di oltre 46,1 milioni di euro.

A finire sotto indagine a vario titolo, e ora tutti prosciolti “per carenza di ragionevole previsione di condanna”, erano stati, lo ricordiamo, per la clinica Ini di Canistro, a cui erano stati contestati rimborsi non dovuti di 2,1 milioni di euro, Nadia Proietti, presidente cda, Cristopher Simone Faroni, consigliere d’amministrazione, Antonella Tiberi, direttore sanitario fino al 31 gennaio 2019 e il suo successore Giampiero Orsini, Nadia Valente, direttore del reparto di chirurgia ortopedica. Per la clinica Villa Letizia dell’Aquila, a cui era stata   contestata una somma di 452mila euro, Enrico Vittorini, rappresentante legale, Francesco Pucci, direttore sanitario, e Sandro Luziatelli, direttore del reparto di Ortopedia e Traumatologia, Infine per la clinica Di Lorenzo di Avezzano, per un rimborso di soli 67mila euro,  Lucia Di Lorenzo, rappresentante legale, Angelo Petroni, direttore sanitario e Pasquale Simone,  direttore dell’Area funzionale omogenea di Chirurgia.





Il castello accusatorio nei loro confronti è stato però demolito dalle argomentazioni del gup, secondo il quale “sulla scorta degli atti di indagine effettuati”, le ipotesi di reato “risultano indimostrate e non suscettibili di ulteriori e diversi sviluppi dibattimentali”.

E ancora “difettano elementi probatori dai quali poter ritenere sussistente un accordo tra i legali rappresentanti di singoli enti che avrebbero perseguito la precisa strategia truffaldina”. Si ricorda che infatti “sono state effettuate anche attività investigative tecniche, quali intercettazioni telefoniche ed ambientali, oltre che accertamenti bancari, che tuttavia non hanno dato alcun esito”.

Quanto all’accusa regina, ovvero di aver compilato le schede dei pazienti attestando falsamente l’esecuzione di interventi di artrodesi vertebrale, a fronte dello svolgimento di operazioni chirurgiche meno complesse e costose, il gup sostiene che “all’epoca di compilazione delle cartelle di dimissione non vi era neppure una definizione, chiara, uniforme e pacifica dell’intervento di artrodesi vertebrale, posto che la circolare interna tra la Asl e la Regione Abruzzo veniva emanata solo nel giugno 2019 e non diffusa tra le cliniche private”.

Si cita poi come detto la relazione dello stesso neurochirurgo Francesco Abbate, che ha effettuato l’attività ispettiva affiancando i Noc, e che “non ha riscontrato irregolarità in merito alle qualificazioni degli interventi chirurgici, come interventi di artrodesi”.

 

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