ASL L’AQUILA E SUORE ZELATRICI IN LITE DA 12 ANNI PER 4 MILIONI. DECIDE LA CASSAZIONE

di Gianpiero Giancarli

10 Dicembre 2023 08:26

L'Aquila - Cronaca

L’AQUILA- LA Asl dell’Aquila e le Suore zelatrici  del sacro cuore, che gestivano la  casa di cura San Giuseppe, sono in causa da 12 anni, a fronte di una cifra di 4 milioni compresi gli interessi, che l’azienda reclama dal pio istituto a fronte di una convenzione: infatti la Regione aveva revocato l’autorizzazione al convenzionamento per  terapie di medicina fitoterapica alla Casa di cura. Per cui l’Asl pretende quei  cospicui rimborsi  erogati in quanto la contestata convenzione, pur revocata, era  stata operativa per anni con prestazioni ai pazienti.

Le suore, comunque, hanno riconvertito la loro attività in campo sanitario in una qualificata struttura ricettiva sempre a Piazzale Paoli in centro storico.





La Asl, rappresentata dall’avvocato Roberto Colagrande ha dalla sua due sentenze del tribunale dell’Aquila e della Corte di appello per le quali le spetterebbe quella cifra ma ora c’è un ricorso in Cassazione e i giudici, pochi giorni fa, hanno  rimesso la valutazione del caso alla prima sezione della corte civile in una data da fissare con una udienza dall’esito incerto nonostante la “doppia conforme” a favore di Asl.

Tra i motivi su cui poggia il ricorso le circostanze fattuali  l’esistenza di un rapporto convenzionale rinnovato di triennio in triennio secondo lo schema di convenzione approvato all’epoca  “che conducono ad imputare unicamente all’Amministrazione l’asserito originario errore e la successiva mala gestio senza alcun concorso da parte  dell’ istituto ricorrente”.

Inoltre  per circa sette anni la Casa di Cura San Giuseppe ha operato “senza che le venissero mossi rilievi o contestazioni da parte dell’ A.S.L. o della Regione ed ha ottenuto i rimborsi per l’attività di assistenza prestata per i 38 posti-letto convenzionati”.





Nel ricorso si precisa “che la Corte di L’Aquila ha omesso qualsivoglia considerazione circa l’incolpevole affidamento da esso ricorrente riposto nella correttezza dell’operato dell’Amministrazione  e che ha errato la corte d’appello a ritenere che la richiesta restitutoria è intervenuta entro un termine ragionevole”.  Da qui si deduce “invero che il provvedimento di ritiro  sia  viziato per violazione di legge”.

Il ricorso è seguito dai legali Roberto Gerosa, Carmine Grisolla, Massimo Ragazzo, Giovanni Pasanisi.

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