ASL L’AQUILA: GIUNTA RINVIA DELIBERA RIMOZIONE TESTA, RISCHIO RICORSI, CARTE DA APPROFONDIRE

REGIONE ABRUZZO: CENTRODESTRA PRENDE TEMPO, MA E' DECISO A DARE BENSERVITO A MANAGER DIVENTATO "SGRADITO", PESANO INCOGNITA CONTENZIOSO E RICHIESTE RISARCIMENTI, POSSIBILE APPROVAZIONE SCOTTANTE ATTO MERCOLEDI' PROSSIMO

14 Giugno 2021 20:49

L’AQUILA – Come era nell’aria, non è arrivata oggi in giunta regionale la scottante delibera che dovrebbe portare alla revoca anticipata dell’incarico al direttore generale della Asl provinciale dell’Aquila, Roberto Testa, manager romano nominato dal centrodestra e poi caduto in disgrazia, il cui mandato scade nel 2023 con la prima verifica in programma nel prossimo mese di settembre. Questo perché non sono pronti i documenti alla luce della delicatezza del caso e del rischio risarcimento, per il resto il centrodestra non intende fare passi indietro e forse l’approvazione potrebbe arrivare già mercoledì prossimo.

In giunta oggi del caso Testa non se ne è parlato. Si è però svolta una riunione, in separata sede, dopo la seduta, alla presenza del direttore del dipartimento Sanità, Claudio D’Amario. Che ha confermato la necessità di un ulteriore approfondimento. Ma il licenziamento secondo quanto si è appreso sarebbe stato deciso e lo stesso presidente di Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, uno dei principali sponsor della nomina del manager  a settembre 2019, avrebbe confermato che nei prossimi giorni si procederà alla revoca.

Insomma il centrodestra vuole andare avanti, ma abbassando il livello di rischio.

La delibera già era stata del resto posticipata di una settimana, prevista inizialmente lunedì scorso. La conferma, come già riferito da questa testata, che resta alto il rischio contenzioso in caso di  rescissione anticipata del contratto al 57enne manager a cui il centrodestra in Regione, con in prima linea la Lega, che esprime l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì,  contesta un lungo elenco di presunti errori ed omissioni nell’operato della Asl, che giustificherebbero il suo licenziamento, in particolare durante l’emergenza coronavirus.

Proprio per questa ragione, i dirigenti competenti stanno leggendo e rileggendo le carte, temendo di rimanere coinvolti nel contenzioso con richiesta di risarcimento danni, che Testa è già pronto  ad attivare, avendo già contattato i suoi legali, difendendo a spada tratta il suo operato. Come pure ci sarebbero assessori, sic stantibus, e senza adeguate garanzie,  pronti a disertare la fatidica riunione di giunta, anche loro per non rischiare. Del resto la Corte dei Conti, in caso di accoglimento delle istanze di Testa potrebbe chiedere risarcimenti ai burocrati e esponenti dell’esecutivo che hanno messo la loro firma sul provvedimento.

A non giocare a favore il fatto che Armando Mancini, ex manager della Asl di Pescara,  anche lui defenestrato anzitempo, a seguito di una valutazione negativa dall’attuale maggioranza di centrodestra  ha avuto ragione in Corte di appello, a cui aveva fatto ricorso, e che ha dichiarato illegittima la revoca dell’incarico.

Nel dossier a suo carico si parla di “evidenti errori di programmazione nella campagna vaccinale”, di “insufficiente capacità organizzativa per i test molecolari per la rilevazione del Covid e nella capacità di contact tracing per il  mancato reclutamento delle risorse umane”. E ancora, “di inerzia operativa nell’attuazione della rete Covid” e di “atteggiamento ostruzionistico e pretestuoso” nel seguire le direttive del suo datore di lavoro, con ruolo programmatorio, che è la Regione Abruzzo.

Sua colpa “grave” è poi il non aver nominato a direttore sanitario, la primaria aquilana Sabrina Cicogna, gradita alla Lega, per poi scegliere nell’importante ruolo l’ex direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, Alfonso Mascitelli, ex consigliere regionale e parlamentare dell’Italia dei valori. Un ulteriore affronto per la Lega e il centrodestra.

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