ASL L’AQUILA, “IMPOSSIBILE STAMPARE UN REFERTO, SEMPRE COLPA DEL COVID? PRONTA A INCATENARMI”

20 Luglio 2022 08:19

L'Aquila - Sanità

L’AQUILA – Tempi di attesa biblici per le analisi, poi il “miraggio” di poterle effettuare a decine di chilometri di distanza e, a un passo dal traguardo di una missione praticamente impossibile, l’apparentemente insuperabile scoglio della stampa del referto: “Anche adesso è colpa del Covid? Ormai è una questione di principio, sono disposta ad incatenarmi davanti ai carabinieri”.

Nel racconto disperato di un’aquilana, che si dice pronta ad azioni eclatanti, si ripercorrono tutte le tappe della sua infelice esperienza tra le varie sedi della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, nel tortuoso viaggio della speranza in compagnia del marito per poter arrivare a prenotare e, banalmente, ad avere i risultati, di una radiografia.

“Il 30 maggio ho accompagnato mio marito ad Avezzano per fare una RX anca-bacino, perché qui all’Aquila avrebbe avuto la possibilità di farla non ricordo in quale mese dell’anno, quindi ci è stata proposta questa chiamiamola ‘opportunità’, a 60 km dalla nostra residenza. Dopo aver effettuato la prestazione abbiamo chiesto se il referto lo avremmo chiaramente ritirato all’Aquila visto che la Asl è unica, ci è stato detto che ‘forse’ sarebbe stato possibile, dipendeva dalla sede dell’Aquila. Credo solo dei nababbi e folli potrebbero permettersi di andare a 60 km di distanza 2 volte per una radiografia”.

Fino a quando, allo sportello di Radiologia dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, “l’addetta ha risposto che loro non erano autorizzati a stamparlo e che quindi ci saremmo dovuti recare nuovamente ad Avezzano”.

La donna, dopo numerose chiamate e mail ha poi ricevuto una lettera dalla Asl nella quale veniva spiegato, tra le altre cose, che “le Radiologie sono differenti non solo di sede, ma anche di personale e di responsabile dei dati sensibili e, pertanto no è possibile che il personale di una Uo possa stampare le immagini ed il referto di un esame radiografico riguardante un paziente che per tale operazione ha affidato la tutela dei dati sensibili ad un altro reparto ed un altro responsabile”.

E così, evidenzia la donna, “la trappola meschina per gli utenti è scattata e confermata, ci indicano come una opportunità fare prima andando ad Avezzano, non ci fanno pagare il tiket perché esenti per età e reddito, però ci obbligano ad andare due volte a 60 km per uno stupido referto con la scusa della privacy”.

“Mio marito – spiega la donna – si è sentito male per la rabbia, essendo anche cardiopatico. Ora vorrei chiedere allo spettabile direttore sanitario se è consapevole che questi disservizi spingano i pazienti dell’Aquila verso strutture e medici privati, e addirittura qualcuno potrebbe pensare sia una strategia, oppure è solo una disorganizzazione, una mancanza di procedure e direttive chiare, logiche professionali che mirino a fare della sanità senza aggiunta di chissà quale spesa, una sanità efficiente che curi gli interessi del cittadino che paga ogni servizio con i suoi contributi?”.

E si domanda: “Si può pensare che si vada due volte a 60 km per una prestazione? Si può pensare che se la visita allo specialista è in intramoenia c’è posto dopo 2 giorni altrimenti sono 6 mesi? Si può pensare che una visita al centro di senologia venga prenotata ben 2 anni dopo? E la prevenzione? Si può pensare che è sempre colpa del covid e non si possano raddoppiare i turni di prestazione sia in radiologia che negli altri reparti e cercare in emergenza (come hanno fatto tutti i sanitari dei reparti covid per anni) solo per un periodo e di riportare
a tempi decenti le prenotazioni?”.

“Io ho elencato solo degli inconvenienti di cui sono testimone personalmente, non voglio farmi portavoce di quelli che ho raccolto da persone care e di fiducia che hanno vissuto vere epopee. È sempre colpa del covid tutto questo? Come me tanti sono stanchi delle scuse della burocrazia, di gente che lavora nella sanità con i tempi degli uffici pubblici”.

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