ASL L’AQUILA, LICENZIATA PERCHE’ INCINTA: “MI SONO SENTITA UMILIATA, DEDICO BATTAGLIA A MIA FIGLIA”

8 Maggio 2021 09:06

AVEZZANO – “Dedico la mia battaglia alla piccola Desiré e spero che d’ora in poi ci sia libertà di scegliere d’essere madri e lavoratrici”.

A parlare con il Centro, per la prima volta, chiedendo che non venga pubblicato il proprio nome, è l’assistente sociale rimasta incinta a cui la Asl non aveva rinnovato il contratto.

Il caso riguarda un’assistente sociale marsicana che, dopo essere rimasta incinta, si era vista escludere dalle proroghe del contratto, concesse invece ad altri colleghi. Era arrivato un perentorio diniego in una lettera firmata dal direttore generale Roberto Testa e dal direttore del personale Errico D’Amico. I legali hanno quindi presentato un ricorso, evidenziando “il carattere discriminatorio” e il giudice ha dato loro ragione condannando la Asl a riassumere la dipendente e a risarcirla.

Dopo la sentenza del giudice del tribunale di Avezzano, arrivano nuovi guai per il manager Testa, con una ulteriore lettera del dipartimento di Sanità della Regione Abruzzo. Una nota dai toni duri nella quale viene messo in discussione, e non è la prima volta, l’operato del direttore generale.

Il provvedimento ha condannato l’azienda sanitaria a riassumere con proroga del contratto la dipendente, ha suscitato una scia di contestazioni. Sulla questione è intervenuto l’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, che critica la gestione del manager e della direzione del personale.

“Sono molto felice che la vicenda si sia conclusa con il riconoscimento del mio diritto alla proroga del contratto, essendo una lavoratrice precaria – spiega ancora al Centro l’assistente sociale – sono andata a lavorare fino all’ultimo mese prima del parto, proprio per evitare ripercussioni, ma neanche questo è servito. Mi sono sentita umiliata. Con la nostra iniziativa è emersa una prassi che discrimina le donne che si trovano in gravidanza e ciò è molto grave per un Paese in cui il tasso di natalità è tra i più bassi al mondo. Spero che la mia battaglia aiuti a rendere tutti più sensibili riguardo al tema dell’accesso al lavoro delle donne, affinché queste possano conciliare con libertà e dignità la loro scelta di essere madri e lavoratrici”.

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