ASL L’AQUILA: SALTA ACCORDO AZIENDA-SINDACATI PER INDENNITA’ COVID, “SI STANZINO NUOVI FONDI”

20 Ottobre 2020 16:17

L’AQUILA – “L’azienda sanitaria stanzi ulteriori fondi per estendere l’indennità covid dei mesi di marzo-aprile anche a tutti i lavoratori dell’area comparto della Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila che si sono prodigati durante l’emergenza per assistere la popolazione”.

Il segretario provinciale della Uil Fpl Antonio Ginnetti, il responsabile del dipartimento Sanità Uil Fpl Gianfranco Giorgi e il segretario della Fsi Salvatore Placidi tornano a sollecitare l’azienda sanitaria, dopo che non si è trovato, in occasione dell’ultimo tavolo, un punto di incontro sull’accordo per l’elargizione delle indennità ai dipendenti della Asl provinciale.

“L’accordo, fatto a livello regionale con tutte le sigle sindacali, andava poi declinato per ogni Asl provinciale – precisano – Il sindacato è stato compatto durante tutte le fasi della trattativa, lavorando con molta fatica per migliorare l’accordo. Il direttore generale Roberto Testa era infatti pronto a chiudere l’accordo già al primo incontro, imponendo un aut aut, ma noi ci siamo opposti perché volevamo ragionare avendo dati oggettivi in mano che dopo numerose insistenze ci sono stati forniti. A nostro avviso, tuttavia, i dati non erano completi, pertanto non si poteva evincere quale fosse la spesa economica reale. Nella riunione di ieri non si è trovato un punto di incontro e se l’azienda non rivedrà le sue posizioni, la Uil e la Fsi non firmeranno l’accordo”.

Sono circa 2 milioni i fondi che la Regione Abruzzo ha messo a disposizione per le indennità covid dei dipendenti della Asl1.




L’accordo prevede tre fasce di indennità: la fascia A con un indennizzo di 40 euro giornalieri agli operatori sanitari direttamente impegnati nell’assistenza del paziente covid, la fascia B con un indennizzo di 20 euro al giorno per i lavoratori che occasionalmente hanno avuto contatti con il paziente covid e la fascia C con un indennizzo di 5 euro giornalieri al personale di supporto.

“Abbiamo lavorato nelle varie fasi della trattativa per far sì che nulla fosse tolto ai dipendenti ricompresi nelle fasce A e B, che sono poi le persone che sono state in prima linea in questa pandemia, ma è anche necessario allargare la fascia C a tutto il resto del personale non ricompreso nella fascia A e B – proseguono Ginnetti, Giorgi e Placidi – Ci sono state infatti tante unità operative ospedaliere e strutture territoriali no-covid che nei mesi di marzo e aprile hanno visto impegnato nell’emergenza sia il personale sanitario che amministrativo che ha rischiato molto a causa della carenza o assenza dei dispositivi di protezione individuale. In alcuni casi questi lavoratori hanno operato con grande difficoltà rischiando molto e subendo anche un forte stress dovuto alle numerose mobilità interne che la Asl ha dovuto fare per riorganizzare l’attività sanitaria. Il nostro obiettivo è di dare proporzionalmente queste somme, senza nulla togliere alle fasce A e B”.

“C’è da aggiungere che il personale dei reparti no covid ha, spesso di propria tasca, acquistato i dpi perché l’azienda in quel periodo ne era sprovvista – concludono – Pertanto la cifra che gli verrà corrisposta da tale indennità basterà a stento a coprire solo le spese sostenute, per questo è importante che venga riconosciuta a tutti questi operatori. Quindi il nostro impegno è teso a premiare tutti coloro che hanno contribuito in modo equo e proporzionale a dare una risposta sanitaria alla popolazione”.

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