ASTENSIONE SU CASO QUAGLIERI, A L’AQUILA NESSUNA CARICA: REGIONE, PRIME CREPE NEL CAMPO LARGO E PD

18 Aprile 2024 08:52

- Politica

L’AQUILA – Se come da copione il riconfermato presidente Marco Marsilio, di Fdi, è alle prese con la non ancora conclusa partita della Giunta, entrato già in conflitto con Forza Italia e Lega, anche nelle opposizioni di centrosinistra e Movimento 5 stelle, non è certo tutto rose e fiori, e nella base cresce l’irritazione per le prime mosse in Consiglio regionale.

Prima epocale battaglia è stata quella della presunta incompatibilità del riconfermato assessore a Bilancio e Personale Mario Quaglieri, di Fdi, recordman di preferenze alle elezioni del 10 marzo, che è anche medico chirurgo al servizio di cliniche private.

Ebbene, dopo che il Pd ha sottoscritto, su iniziativa del consigliere Pierpaolo Pietrucci ,un esposto all’Autorità nazionale anticorruzione, martedì in sede della prima conferenza dei capigruppo, poi riunitasi in modalità di Giunta per le elezioni, i capigruppo delle opposizioni si sono astenuti per l’ingresso in Consiglio come prima dei non eletti di Maria Assunta Rossi, al posto di Quaglieri assessore, mentre come ovvio i capigruppo della maggioranza hanno votato sì, confermando dunque la difesa tetragona di Quaglieri e della piena compatibilità dei due ruoli del medico e assessore.

Nei partiti della coalizione che hanno sostenuto il professor Luciano D’Amico c’è invece chi si sarebbe atteso invece un voto contrario, e una posizione più netta e decisa, proprio in attesa del parere dell’Anac, e dopo che si era detto e ridetto che Quaglieri era incompatibile, evidenziando nell’esposto che ha anche approvato delibere che destinano fondi anche alla clinica dove lavora, e che poco conta, alla luce della normativa giuslavorista in materia, che Quaglieri sia collaboratore a partita Iva, e non dirigente e dipendente subordinato.





Il timore insomma è che nello stile di opposizione al centrodestra di Marsilio prevalga già la postura morbida, conciliante e timida che ha messo in campo il professor D’Amico in campagna elettorale, a detta di molti risultata tutt’altro che efficace, soprattutto in una partita dove occorreva alzare i toni per recuperare lo svantaggio.

Ma non è tutto: ad agitare le acque nelle opposizioni in consiglio c’è la forte insoddisfazione, seppure nascosta dietro la cortina di silenzio, del Partito democratico aquilano, che ha eletto l’unico esponente del centrosinistra nell’intera provincia, il citato Pietrucci, al suo terzo mandato, che però non avrà nessun incarico, e dovrà accontentarsi di fare il consigliere regionale semplice. Il capogruppo del Partito democratico sarà infatti ancora una volta il chietino Silvio Paolucci, rieletto per la terza volta con  8.691 voti. A ricoprire invece il prestigioso incarico di vice presidente del consiglio sarà il pescarese Antonio Blasioli, recordman di preferenze per l’opposizione, con 9.899 voti, al suo secondo mandato. Mentre il Movimento 5 stelle, sceso in cinque anni 19,7% al 7,5% ha ottenuto  la postazione di segretario dell’ufficio di presidenza, per la pescarese Erika Alessandrini, 2.385 voti. Infine il teramano Sandro Mariani anche lui al terzo mandato, rieletto con 7.533 voti, avrà la presidenza della Commissione vigilanza, l’unica che spetta alle minoranze.

Tutte e tre i collegi provinciali rappresentati, tranne appunto quello aquilano. E a L’Aquila viene  respinto al mittente l’argomento per il quale questo dicono i numeri dei voti presi dai singoli candidati dem, e nei singoli collegi, con quello aquilano fanalino di coda, avendo il centrodestra sbancato con il 61,3%, soprattutto nella Marsica, contro il 38,6% del centrosinistra, e con il Pd al 17,8% contro la media regionale del quasi 20,3%.

L’opposizione “responsabile e costruttiva”, già annunciata da D’Amico, intanto ha incassato anche i complimenti dal presidente Marsilio nel suo discorso in occasione del primo consiglio della legislatura.

Ma c’è chi fa osservare che lo stesso stile “dialogante”,  negli ultimi cinque anni di opposizione si è sostanziato nell’accordo intorno alla ricca e succulenta torta del maxiemendamento al bilancio di fine anno,  ben 16,7 milioni a dicembre scorso, che ha consentito anche ai consiglieri di opposizione di avere a disposizione un tesoretto, seppure inferiore rispetto a quello che spettava agli esponenti della maggioranza, da poter distribuire a piena discrezione, senza bandi, criteri, ordini di priorità, a chi volevano loro, in particolare nei rispettivi terreni di caccia elettorali. Ottenuta la fettina di trota, i consiglieri di opposizione, ovviamente, hanno riposto le armi e rimangiato la minaccia di trasformare la seduta di approvazione del bilancio in un campo di battaglia.





Anche ad Abruzzoweb D’Amico ha assicurato che le opposizioni daranno battaglia contro questa discutibilissima pratica ai limiti del voto di scambio e che degrada il cittadino a suddito questuante. Ma tocca vedere se i consiglieri dell’opposizione, molti dei quali non certo di primo pelo, rinunceranno ad uno strumento esiziale per potersi garantire tra cinque anni la rielezione, a suon di favori e attenzioni erogando a piene mani soldi non loro a chi dicono loro.

Un andazzo che ha fatto arrabbiare anche più di un candidato del centrosinistra, e uno di loro, non una seconda fila, afferma ad Abruzzoweb: “di fatto noi candidati comuni mortali la campagna elettorale ce la siamo dovuti pagare di tasca nostra, ed è stato un salasso, gli uscenti invece di fatto la campagna elettorale, durata cinque anni, se la sono pagati con le casse della Regione, cioè con i soldi dei cittadini. Questa è una lotta impari, una gara truccata”.

C’è poi il tema, sempre più problematico, di quanto reggerà il campo largo di cui D’Amico vuol restare condottiero con la lancia in resta:  più di un analista assicura che il record dell’astensionismo, in Abruzzo arrivato alla preoccupante quota del 47%, sia ascrivibile in quota maggiore ai bacini elettorali, un tempo oltre il 30%, del Movimento 5 stelle, e da qui il tracollo dei pentastellati, risultato forse fatale anche per l’esito complessivo delle regionali del 10 marzo. E dunque in casa M5s si è aperto il dibattito su quanto convenga proseguire lungo questa strada per qualcuno suicida, anche in Abruzzo. E questo significa che le opposizioni rischiano di perdere compattezza e unità di intenti anche in consiglio regionale abruzzese, oltre che in più di un appuntamento elettorale delle comunali di giugno.

Ultimissima dota dolente: i sei consiglieri del Partito democratico sono tutti rigorosamente maschi, e l’unica donna eletta delle opposizioni è stata Alessandrini del Movimento 5 stelle. Un paradosso, per il partito di Elly Schlein che pone tra le sue priorità quella della parità di genere, anche dentro le istituzioni. Filippo Tronca

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