ATTIVITA’ IN CRISI: TASSA RIFIUTI AUMENTA, ABRUZZO IN CONTROTENDENZA MA PER POCHI EURO

OSSERVATORIO CONFCOMMERCIO, "NEL 2020 CAUSA PANDEMIA CROLLATA PRODUZIONE, EPPURE NESSUNA RIDUZIONE"; "INAPPLICATA DELIBERA ARERA CON PRINCIPIO DEL CHI INQUINA PAGA" DEI QUATTRO COMUNI CAPOLUOGO SOLO CHIETI HA INCASSATO DI MENO; PER IL 2021 A L'AQUILA ABBATTIMENTO PER BAR, RISTORANTI E PUB; PESCARA CHIEDE PARI TRATTAMENTO

10 Aprile 2021 07:54

L’AQUILA – Un milione di nuovi disoccupati, vittime della devastazione causata dalla pandemia del viovid-19, famiglie che non ce la fanno più a tirare avanti. Esercizi commerciali piegati dai lockdown e dalle chiusure forzate. Ristori che, per quanto risicati, rappresenterebbero una zavorra per non affogare che arrivano dallo Stato e dalle Regioni a singhiozzo e con intollerabili ritardi. Eppure in questo scenario di guerra la tassa sui rifiuti, una delle più odiate dagli italiani, non solo non è diminuita, ma confermando un trend dell’ultimo decennio è ancora aumentata, da 9,72 miliardi a 9,73, del 3,7%, con buona pace del fatto che sono sempre di più le famiglie e gli imprenditori che non hanno i soldi per pagarla.

Il quadro è fornito Confcommercio nel Rapporto rifiuti 2020 sulla base del nuovo monitoraggio dell’Osservatorio Tasse Locali, realizzato attraverso l’analisi dei dati del portale www.osservatoriotasselocali.it.

L’Abruzzo in questo scenario è una delle poche regioni che ha registrato una seppur timida riduzione media il -2,3%,  da 214 euro a 209 pro capite, di 5 euro che meglio di niente sono. Tra i comuni capoluogo, solo a Chieti si registra però una diminuzione dei soldi incassati nel 2020 rispetto al 2019, mentre a Pescara, Teramo e L’Aquila la cifra è rimasta identica, segno che non sono stati fatti sconti ai cittadini.

Va però ricordato che a L’Aquila è stato disposto dall’amministrazione comunale, per l’anno 2021, un taglio del 50%,  una percentuale di sgravio che forse non ha pari in Italia, a favore dei pubblici esercizi, come ristoranti, pizzerie e pub, che rappresentano le attività più colpite dalla crisi pandemica.

A chiedere pari trattamento, i commercianti di Pescara, per voce del presidente di Confcommercio Riccardo Padovano, ritenendo, non senza buoni argomenti, che la Tari rappresenta “un costo insostenibile a fronte di una situazione economica che richiede misure emergenziali”.

Ma al di là delle esenzioni alle categorie più colpite dalla pandemia, concesse o richieste, Confcommercio nazionale critica ferocemente l’atteggiamento dei Comuni nel loro complesso.

L’ammontare della Tari infatti anche nel 2020, l’anno della pandemia, si assesta su livelli mai prima raggiunti, e “appare oggi tanto più ingiustificato se si considera che la produzione dei rifiuti nel corso del 2020 si è drasticamente ridotta a causa dell’emergenza epidemiologica”.

Si pensi infatti che la Confcommercio calcola che la Tari nel 2010 costava ai contribuenti 5,4 miliardi di euro, nel 2016 si è arrivati a 9,1 miliardi, per poi crescere inesorabilmente fino ai 9,7 miliardi attuali.

Un aumento che protesta Confcommercio, nel 2020 appare “intollerabile”, in quanto, come conseguenza della paralisi economica della pandemia,  è stato quantificato un calo di più di 5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, pari al 15% in meno rispetto all’anno precedente. Calo che, in ogni caso, assorbe anche la produzione di dispositivi anti Covid (sostanzialmente mascherine) trattati come rifiuti indifferenziati (Ispra ha stimato per il 2020 che la produzione di tali dispositivi si è attestata tra le 160mila e le 440mila tonnellate).

“Quantitativi di rifiuti che i Comuni e i gestori del servizio di raccolta non hanno dovuto trattare – si legge nel rapporto -, e  ciò avrebbe dovuto generare un abbattimento del costo complessivo del servizio e, di conseguenza, delle tariffe pagate dalle diverse attività. Ricordiamo, infatti, che le voci di costo per la raccolta, il trasporto, il trattamento e l’avvio a smaltimento dei rifiuti urbani sono tra le voci di costo più rilevanti all’interno del piano economico e finanziario per i Comuni”.

Quel che è più grave è poi che l’Arera, l’autorità che ha assunto funzioni di regolazione e controllo in materia di rifiuti urbani, aveva stabilito che nel corso del 2020 sarebbe dovuta diventare operativa l’adozione della deliberazione 443 del 31 ottobre 2019, che definisce i criteri per adottare il nuovo  metodo tariffario, aderendo al principio del “chi inquina paga”, ovvero l’introduzione di una tariffa più parametrata alla effettiva produzione di rifiuti, avrebbe determinato una riduzione sensibile della Tari, per gli utenti più virtuosi. Ma pochissimi comuni, anche in Abruzzo hanno adottato la delibera.

Una beffa è poi rappresentata dal fatto che molti comuni giustificano le mancate riduzioni, o addirittura gli aumenti con la necessità di dover sopportare oneri maggiori per il raggiungimento di migliori performance in termini di raccolta differenziata.

Commenta dunque Confcommercio: “Il costo della raccolta differenziata è sicuramente una tra le voci più rilevanti dei piani finanziari anche se deve essere evidenziato come le alte percentuali di raccolta non necessariamente corrispondono all’avvio di un percorso virtuoso in termini di sostenibilità che possa generare valore economico e, quindi, un ritorno in termini di riduzione tariffaria per le utenze”.

Per fare un esempio, “non tutta la plastica che viene raccolta in modo differenziato viene poi riciclata. Secondo il Corepla (il Consorzio nazionale per la raccolta degli imballaggi in plastica), una parte considerevole, il 40% finisce nelle discariche o viene esportata per essere trattata o incenerita all’esterno. Le imprese si trovano così a pagare alte tariffe Tari per le migliori performance raggiunte dal proprio comune in termini di raccolta differenziata anche se buona parte di questa raccolta non ha generato in realtà un reale beneficio per l’ambiente, i territori e l’intero sistema Paese”.

Questo il quadro, torniamo dunque ai numeri:

Complessivamente in Abruzzo la Tari, ha registrato dal 2019 al 2020 una delle riduzioni maggiori, da 214 euro a 209 pro capite, pari al  -2,3%. Fa meglio sono la Campania, con il -6,7%.

Gli aumenti maggiori riguardano invece il  Molise, 3,9%,  la Liguria, 2,5 % e  Marche, 1,7% .

In Abruzzo resta sotto la media il costo della Tari a metro quadro per  “alberghi con ristorante” 5,85 euro, contro i 6,37 euro nazionali, come pure  per i “supermercati, pane e pasta, macellerie, salumi e formaggi, generi alimentari, panifici, rosticcerie”,  8,88 euro a metro quadro contro 10,77 euro, come pure per  “bar, caffè, pasticcerie”, 11,3 euro contro la media del 16,30.

Ad essere sopra la media in Abruzzo solo la Tari per “musei, biblioteche, scuole, associazioni di culto”, “stabilimenti balneari, termali e piscine”, e “discoteche”

Al netto di questi dati migliori rispetto ad altre regioni, si scopre però che dei quattro comuni capoluogo, solo Chieti ha incassato di meno per quanto riguarda la Tari nel 2020 rispetto al 2019; 10,5 milioni di euro, contro 11,5 milioni.

Mentre gli altri tre capoluoghi hanno incassato la stessa cifra, euro più euro meno: Pescara 24,5 milioni, L’Aquila 14,5 milioni e Teramo 11,8 milioni.

La tari pro capite più alta è quella di Teramo, 216,97 euro a contribuente, a seguire L’Aquila, 208,27 euro, Chieti 206,49 euro e Pescara 205,70 euro.

L’unica città dove la tari pro-capite è diminuita è Chieti. -8,57%, A L’aquila per essere pignoli si è registrata una riduzione di 3 centesimi.

 

 

 

 

 

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA
    Articolo

    Ti potrebbe interessare: