AUTISMO, TANTE STORIE SOSPESE IN ABRUZZO: “STANCHI DI IMPLORARE, COSTRETTI A RICORRERE A TRIBUNALI”

30 Marzo 2021 15:43

PESCARA – Stanchi di attendere per una scuola inclusiva, di ricorrere alla Giustizia per far rispettare diritti sanciti da leggi, “di implorare servizi residenziali”.

Nell’imminenza della “Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo”, le storie di giovani autistici in attesa di terapie o a rischio di restarne privi tornano d’attualità.

“Giornate come il 2 aprile dovrebbero essere l’occasione per fare bilanci, analizzare le attività realizzate – dice Dario Verzulli, presidente di Autismo Abruzzo onlus – Ma anche quest’anno il rischio di veder trascorrere questa giornata in modo ‘asettico’ è reale”.

C’è Carlo che vive da due anni in una struttura residenziale in Puglia, lontano dalla famiglia. “La sua permanenza lì, dove si è ambientato e riceve le terapie giuste – spiega Verzulli – è a rischio. I dirigenti della Asl di Chieti sostengono che le ‘carte’ non sono adeguate, dimenticando che la loro attenta disamina probabilmente condannerà il quasi diciottenne all’oblio. Giorgio, 14 anni, per vedere accolto il suo diritto ha dovuto avviare una battaglia amministrativa e legale durata quasi 4 anni. E Ludovica, 28enne, dopo un lungo calvario amministrativo, ha trovato l’unico posto per la sua residenza a Como. Ha vissuto 17 anni in una struttura residenziale abruzzese; dimessa ‘d’ufficio’, è stata inviata prima in una Rsa anziani a Isernia, poi a una Rsa anziani a Fontecchio (L’Aquila)”.

Tra le vicende seguite dall’associazione, Verzulli ricorda quelle di 4 bambini fra 3 e 11 anni, da anni senza terapie, nonostante rientrino nei Lea, i cui genitori sono stati costretti ad affrontare il Giudice del Tribunale dell’Aquila per ottenerle: solo pochi giorni fa il tribunale ha condannato la Asl 1 dell’Aquila all’immediata presa in carico dei minori e al risarcimento delle spese legali.

“È aberrante constatare che, nonostante la normativa nazionale e regionale, si debba ancora ricorrere alle vie legali per assicurare un diritto inalienabile della persona – aggiunge Verzulli – Noi continuiamo a batterci per queste famiglie, nella speranza che le istituzioni, prima o poi, decidano di garantire i servizi necessari nelle regioni di residenza”.

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