AUTONOMIA DIFFERENZIATA, MEDICI: “ADDIO EQUITA’ SANITA’ PER RICCHI”

3 Febbraio 2023 18:38

Italia - Politica, Sanità

ROMA – Addio al principio di uguaglianza ed equità nella salute, perché la sanità diventerà “una cosa per ricchi”. All’unisono, camici bianchi, società scientifiche e Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) bocciano la riforma dell’Autonomia differenziata, avvertendo che il provvedimento porterà inevitabilmente ad un aumento delle diseguaglianze nel Paese e metterà a rischio la tenuta stessa della sanità pubblica.

L’Autonomia, afferma all’Ansa il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, “mette a rischio il Servizio sanitario nazionale (Ssn) ed il principio della solidarietà tra le regioni. C’è forte preoccupazione”.

Il tema, chiarisce, è che “si sta dando una ulteriore Autonomia alle regioni. Veniamo già da 20 anni di regionalismo in cui i due principi cardine del Ssn, e cioè l’equità e la solidarietà nelle cure, in realtà non hanno funzionato benissimo da parte delle regioni perchè non si è riusciti a colmare le diseguaglianze nel Paese”.





Allo stesso tempo, “non c’è stato da parte delle regioni un ricorso ad un meccanismo di solidarietà per aiutare le regioni più indietro”. Se tutto ciò “si è verificato con il regionalismo attuale, un ancora maggiore regionalismo – avverte Anelli – potrebbe far aumentare le diseguaglianze poichè le regioni non partono tutte da uno stesso livello. Sull’Autonomia è dunque necessaria una ulteriore riflessione”.

Anelli si dice inoltre d’accordo con le affermazioni del ministro Orazio Schillaci in merito alla necessità di garantire un ruolo di centralità al ministero della Salute: “Il ministero dovrebbe anzi avere una dotazione di fondi propria capace di intervenire direttamente sulle diseguaglianze, al fine anche – rileva – di scardinare il fenomeno della mobilità sanitaria dei cittadini”.

Nettamente contrario al provvedimento varato dal Consiglio dei ministri anche Pierino Di Silverio, segretario del maggiore dei sindacati dei medici ospedalieri, l’Anaao-Assomed.

È, commenta, un “provvedimento di disgregazione sociale, che va nel senso di una disintegrazione di ciò che resta di un welfare state che in Italia è già in profonda crisi. Vuol dire non volere più l’unità del Paese”. La sanità, avverte, “diventerà un affare da ricchi, e la qualità delle cure dipenderà dalla fortuna di nascere in una parte ricca del Paese o dalla fortuna di nascere ricchi”. Già oggi, sottolinea, “il costo complessivo della mobilità sanitaria è di 600 milioni, ma questo costo aumenterà sicuramente”.





Un giudizio negativo arriva pure dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom): “Temo che l’Autonomia – afferma Francesco Perrone, presidente eletto Aiom – non sia una strada che porterà a ridurre le diseguaglianze ma ad aumentarle, con il rischio di penalizzare i pazienti”.

Infatti, “le diseguaglianze vanno a scapito dei pazienti su molti fronti: li penalizzano sul piano economico e anche, alla fine, sulla prognosi, perché rendere complicati i percorsi terapeutici significa purtroppo anche peggiorare i risultati dei trattamenti”.

Tutto ciò anche se, sottolinea il presidente Aiom Saverio Cinieri, “la sanità regionale già esiste e siamo un paese in cui ci sono già 20 sistemi sanitari regionali, non penso cambierà molto. Il problema sono le disparità che esistono già tra le regioni e che sono legate al livello socio-economico e culturale. Su questo – conclude – bisogna lavorare”.

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA
Download in PDF©


    Ti potrebbe interessare:

    ARTICOLI PIÙ VISTI: