CAPORALATO E SFRUTTAMENTO LAVORATORI: QUATTRO ARRESTI AD AVEZZANO, DUE AD ATESSA

4 Novembre 2021 13:32

L'Aquila: Cronaca

AVEZZANO – Sei persone sono state arrestatein Abruzzo con l’accusa di caporalato e sfruttamento dei lavoratori: quattroad Avezzano, due ad Atessa.

Le Fiamme Gialle di Avezzano hanno dato esecuzione a quattro Ordinanze di Misure Cautelari Personali emesse dal Tribunale di Avezzano, Gip Maria Proia, su richiesta dall’allora Procuratore della Repubblica, dottor Andrea Padalino Morichini.

L’indagine, in stretta collaborazione con l’Ispettorato Territoriale del Lavoro di L’Aquila, ed incardinata nell’ambito del procedimento penale n. 1896/20, ha riguardato soggetti di origine pakistana sospettati del reato previsto e punito dall’art. 603 bis (caporalato) c.p.

Nel corso delle perquisizioni locali sono stati rinvenuti e posti sotto sequestro: documentazione attestante le ore di lavoro effettivamente svolte dai braccianti agricoli; contabilità societaria dei lavoratori dipendenti; un personal computer in uso al cosiddetto “caporale”.

L’analisi del contenuto del personal computer, anche grazie alla collaborazione del Cfda. del Comando Provinciale L’Aquila, ha consentito la comparazione delle evidenze delle scritture contabili ufficiali della società con le registrazioni della cosiddetta “contabilità in nero”. Inoltre, a rafforzare il delineato quadro investigativo e probatorio, sono stati escussi in atti numerosi soggetti, anch’essi di prevalente origine pakistana, vittime del reato.

Le indagini svolte hanno così permesso di acclarare un complesso sistema delittuoso messo in atto dal caporale pakistano in concorso con altri connazionali e dai responsabili della citata società agricola, che impiegavano manodopera “a bassissimo costo”, sottoponendo i braccianti – in reale stato di bisogno – a condizioni di vero sfruttamento con: estenuanti turni lavorativi (fino a 14 ore al giorno continuative); assenza di periodi di recupero giornaliero e settimanale; mancato riconoscimento del diritto alle ferie; una retribuzione oraria pari a 5,00 euro, in palese difformità rispetto ai livelli stabiliti dalla contrattazione collettiva.

Due ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip del Tribunale di Lanciano (Chieti) ed eseguite dalla Compagnia Carabinieri di Atessa (Chieti) al termine di un’indagine coordinata dalla Procura di Lanciano contro il “caporalato”.

L’operazione ha interessato una vasta area coltivata nei comuni di Fossacesia e Mozzagrogna (Chieti) nelle prime ore di venerdì 30 ottobre e ha visto l’impiego di oltre 20 carabinieri, con personale del Nucleo Cc Ispettorato del Lavoro di Chieti, del 5° Nucleo elicotteri carabinieri di Pescara e l’ausilio dell’Ispettorato del Lavoro di Chieti.

Le due misure restrittive sono state eseguite nei confronti di un 39enne bulgaro, attualmente detenuto nel carcere di Vasto (Chieti), e di un 61enne imprenditore agricolo di Mozzagrogna, ai domiciliari. Entrambi sono ritenuti responsabili, in concorso a vario titolo del reato previsto dall’art. 603 bis del c.p., ovvero intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, nonché di reati in materia di sicurezza negli ambienti di lavoro.

Le indagini, condotte dal Nucleo Operativo e Radiomobile di Atessa dal settembre scorso, hanno portato alla luce una situazione di sfruttamento lavorativo nei confronti di almeno undici cittadini di nazionalità bulgara: i due arrestati reclutavano e impiegavano lavoratori stranieri senza regolare contratto di lavoro, con una retribuzione palesemente difforme dai contratti collettivi regionali e nazionali.

Il 39enne reclutava suoi connazionali, perlopiù provenienti da un piccolo paese nel nord della Bulgaria al confine con la Romania; persone che arrivavano via mare dalla Grecia fino alle frontiere marittime di Brindisi o Bari per poi proseguire in autobus fino a San Severo (Foggia) dove venivano prelevati e trasportati a Fossacesia; qui alloggiavano in un locale di proprietà dell’imprenditore agricolo, fatiscente e con gravi carenze igienico-sanitarie. Il 39enne bulgaro è stato fermato e arrestato vicino San Severo: era in possesso di un biglietto per la Grecia e stava per imbarcarsi dal porto di Brindisi.

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