BALLOTTAGGI ABRUZZO, AL VIA GRANDI MANOVRE. GIOCHI APERTI, MA SERVONO MIRACOLI PER RIBALTONI

SCENARI E RETROSCENA DEL SECONDO TURNO AMMINISTRATIVE: A VASTO SFIDA MENNA-GIANGIACOMO, A LANCIANO PAOLINI-MARONGIU, A FRANCAVILLA RUSSO-ANGELUCCI, A ROSETO NUGNES-DI MARCO, A SULMONA DI PIERO-GEROSOLIMO. IL PESO DELL'IPOTETICA ALLEANZA TRA M5S E CENTROSINISTRA

di Filippo Tronca

7 Ottobre 2021 08:20

Regione: Abruzzo

CHIETI –  Chiuse le urne e conteggiate le schede del primo turno, è già partita la corsa per  ballottaggi del 17 e 18 ottobre nelle cinque città abruzzesi sopra i 15mila abitanti al voto in Abruzzo.  A Vasto, Sulmona e Francavilla è in vantaggio il candidato del centrosinistra, a Lanciano quello del centrodestra, mentre a Roseto in pole il civico Mario Nugnes, sostenuto da Azione di Carlo Calenda.

Tutte competizioni da giocare fino in fondo, ed anche le recenti vicende della politica abruzzese hanno dimostrato che il ballottaggio non è un mero secondo tempo, con il destino già segnato, ma una nuova partita, dove tutto è possibile. Basti ricordare il clamoroso recupero di Pierluigi Biondi di Fratelli d’Italia a L’Aquila nel 2017, partito con uno svantaggio sul candidato del centrosinistra, ora consigliere regionale, Americo Di Benedetto, di ben 7 punti percentuali, e solo un anno fa l’esito altrettanto clamoroso delle comunali di Chieti dove l’ora sindaco del Pd Diego Ferrara  al primo turno aveva preso il 21,5%, contro il 38,1% dello stra-favorito candidato leghista Fabrizio Di Stefano.

In ogni caso tra due settimane, servirà un miracolo o, più laicamente, un capolavoro di tattica politica, da parte dei candidati costretti ad inseguire in tutti e cinque i ballottaggi.

A Roseto sono in corsa civico Mario Nungnes, sostenuto dall’ex deputato montiano Cesare Sottanelli, ora coordinatore regionale di Azione di Carlo Calenda, al 30,81%m pari a 4.190 voti,  e il candidato di centrodestra, William Di Marco, al 22,46% pari a 3.054 voti.

Nugnes ha dunque un vantaggio su Di Marco di 1.100 voti circa, con un seggio mancante da scrutinare. Un divario non certo incolmabile. Per Di  Marco però la strada è tutta in salita.

Nugnes  può infatti, anche senza apparentamenti ufficiali, da lui stesso esclusi, contare sul voto al secondo turno di almeno una parte di coloro che al primo turno hanno votato il centrosinistra del sindaco uscente, e sonoramente sconfitto, Sabatino Di Girolamo, parliamo di 1.827 voti.

Il Movimento 5 stelle, ha preso al primo turno 1.581 voti e la candidata Rosaria Ciancaione ha detto che si tira fuori dai giochi, toccherà vedere se gli elettori faranno altrettanto. Preferenze che difficilmente potranno comunque andare a destra, dove il primo partito è la Lega, con il secondo più votato il deputato Giuseppe Bellachioma, dietro a Francesco Di Giuseppe, di Fratelli d’Italia, vicepresidente di Gioventù nazionale.

Altro elemento a favore di Nugnes: al ballottaggio di Roma, il leader di Azione, Calenda, è pronto ad appoggiare il candidato del centrosinistra, il dem Roberto Gualtieri, purché l’ex ministro tagli i ponti con i pentastellati della sindaca uscente, Virginia Raggi. Una convergenza che a Roseto potrebbe confermarsi a ruoli invertiti. Scenario che però allontanerebbe un eventuale e già problematico appoggio dei pentastellati a Nugnes.

Unica speranza, per Di Marco, sarebbe dunque quella di captare parte del consenso del terzo arrivato, l’ex deputato e assessore regionale del Pd Tommaso Ginoble, ora in Italia Viva: la sua coalizione civica, che guarda sia a destra che a sinistra, ha preso 2.948 voti e c’è chi osserva che Ginoble ha come storico e acerrimo avversario Sottanelli, il mentore di Nugnes. Ma per Ginoble, che ha preso meno voti delle liste, pur volendo non potrebbe certo spostare le preferenze come fossero pacchi, solo per fare un micidiale dispetto a Sottanelli.

Va anche considerato che nelle sue liste ci sono i fedelissimi di Alessandro Recchiuti, vice presidente della Provincia di Teramo, consigliere comunale uscente e fondatore dell’associazione Il Punto, che era tra i papabili candidati sindaco, ipotesi poi affossata dalla Lega e dal coordinatore regionale, il deputato Luigi D’Eramo. Componente di area centrodestra, certo, ma che del centrodestra partitico che appoggia Di Marco ora difficilmente ne vorrà sapere.

Del resto lo stesso D’Eramo ha detto proprio a questa testata che “a Roseto l’unica forza di centrodestra siamo noi, dall’altra parte c’è un blocco di sinistra che negli anni si è diviso, e con cui vedo scarsa o nessuna possibilità di convergenza programmatica”. Ha però aggiunto che le scelte, anche per Roseto, saranno prese in un vertice regionale nei prossimi giorni.

Il centrodestra potrebbe far leva  su un altro sponsor di Ginoble,  l’avvocato Paolo Gatti,  ex assessore regionale al lavoro di Forza Italia, ma non è che l’ex recordman di preferenze potrà smuovere le montagne.

Dunque, come ha non a caso annunciato già Di Marco, la strategia non potrà essere che quella di lottare fino in fondo per convincere direttamente i cittadini  e i tanti che non sono andati a votare, tenuto conto che l’affluenza al primo turno è stata del 63,81%, sperando anche nel rilassamento e nel tirare i remi in barca sul fronte avversario.

Altro ballottaggio al cardiopalma si svolgerà a Sulmona, dove primo è il candidato del centrosinistra, appoggiato anche dal Movimento 5 stelle, Gianfranco Di Piero, al 39,65%, pari a 5.094 voti, che parte in vantaggio contro la coalizione civica di Andrea Gerosolimo arrivato al 34,16%, pari a 4.389 voti. Gerosolimo è stato assessore di centrosinistra della giunta di Luciano D’Alfonso, eletto con Abruzzo civico, e poi costante spina nel fianco dell’ora senatore dem. E’ poi marito  del consigliere regionale Marianna Scoccia, sindaco di Prezza, rieletta lunedì per un secondo mandato.

Sarà comunque un ballottaggio combattuto e dall’esito tutt’altro che scontato: Gerosolimo dovrà recuperare circa 700 voti per superare Di Piero, missione non impossibile.

Il classificato terzo, il candidato del centrodestra Vittorio Masci, di voti ne ha presi 3.012, più che sufficienti a ribaltare, in teoria, il risultato a favore di Gerosolimo. Ci sono poi i 352 voti della candidata di Direzione Sulmona, Elisabetta Bianchi, donna del centrodestra ed ex consigliere comunale di Fratelli d’Italia.

La politica però cosa più complessa di mere operazioni aritmetiche.

Una convergenza tra Gerosolimo e centrodestra è assai problematica, viste le “mazzate” che l’ex assessore ha ricevuto in particolare dalla Lega in campagna elettorale, accusato di essere il fulcro di un capillare “sistema di potere”,  di “spartizioni di poltrone”, rappresentando una “cappa che ha soffocato la città per anni”. E non va dimenticato che la Lega ha osteggiato in tutti i modi la candidatura di Scoccia in consiglio regionale nel febbraio 2019, proprio perché moglie di Gerosolimo, e poi la sua permanenza e spazio politico nella maggioranza di centrodestra, tanto che Scoccia è andata all’opposizione.

C’è chi sussurra addirittura che anzi nel centrodestra, data per persa la partita, c’è chi preferirebbe il centrosinistra al potere, proprio per dare un colpo mortale al civismo fuori gli schemi di Gerosolimo che ha dettato legge in questi anni a Sulmona, esprimendo il sindaco uscente Anna Maria Casini, riportando lo scenario politico nell’alveo della normalità del bipolarismo e della supremazia dei partiti, in attesa della rivincita tra cinque anni.

La partita però Gerosolimo, che non  difetta certo di abilità politica e capacità di resilienza, se la può giocare “porta a porta”, convincendo i vari candidati di Masci e Bianchi, ovvero l’elettorato che non vuole il centrosinistra al potere, in una città da sempre moderata e conervatrice.

Suo punto a sfavore è però anche che ci sono stati circa 1.000 voti di lista in più rispetto a quelli del candidato sindaco, di elettori che sono andati alle urne, ma senza troppo entusiasmo per la persona di Gerosolimo, e che, votato il proprio candidato ora senza possibilità di andare in consiglio, magari un amico o un parente, potrebbero restarsene a casa tra due settimane.

Voci interne al centrosinistra assicurano che Di Piero farà una campagna elettorale in queste due settimane di basso profilo, senza big nazionali del centrosinistra ed M5s in campo, proprio per tenere una porta aperta agli elettori di centrodestra e anti-Gerosolimo.

Nei tre comuni al ballottaggio in provincia di Chieti invece i destini sembrano davvero già segnati, salvo mezzi miracoli e clamorosi ribaltoni.

A Vasto e Francavilla in particolare assume un peso l’apertura della parlamentare abruzzese del Movimento 5 Stelle, Daniela Torto, all’appello del  segretario regionale del Pd, Michele Fina, ad una convergenza nella seconda fase delle elezioni amministrative, sul modello di Chieti, dove M5s è nella maggioranza del sindaco dem Diego Ferrara. Una presa di posizione che diverge però da quella Il parlamentare Gianluca Vacca e il capogruppo del M5S in consiglio regionale Sara Marcozzi che, ammesso che l’esito del voto per le amministrative è deludente spiegano che occorre “trovare la nostra identità politica a prescindere dalle alleanze: un M5S debole, che sia da solo o anche in un’ottica di coalizione con il Pd e altre forze di centrosinistra, sarebbe debole sempre. Dobbiamo lavorare per rafforzare il nostro progetto politico, i cambiamenti, dobbiamo ripartire e lavorare sui territori. Parlare poi con le forze politiche del centrosinistra per costruire un progetto, ma questo deve venire dopo”, dunque ben oltre i ballottaggi del 17 e 18 ottobre.

A Vasto il sindaco uscente del Pd, Francesco Menna, parte al secondo turno forte del 46,27%, pari a 9.771 voti. Dietro di lui il centrodestra di Guido Giangiacomo con  il 20,01%, pari a 4.226 voti,  tenuto conto però che ci sono ancora 5 sezioni da scrutinare, in attesa del riconteggio delle schede.

Menna gode dunque di un ampio vantaggio, di oltre 4.500 voti, su Giangiacomo, e conta anche di mettere in cassaforte il risultato con un eventuale appoggio del M5s di Dina Carinci che ha preso il 10% pari a 2.226 voti. Carinci, all’opposizione per cinque anni in consiglio e poi in campagna elettorale non ha risparmiato bordate a Menna, ma non potrebbe restare indifferente alle direttive dei vertici del movimento, che potrebbero sperimentare una eventuale alleanza giallo-rossa a cominciare da Vasto.

C’è poi la civica di Alessandra Notaro, che ha preso il 18,21%, pari a 3.845 voti,  sostenuta anche  Azione di Carlo Calenda. E Menna può dunque ritenere che quei voti non andranno a destra, se proprio non saranno a suo appannaggio, viste le critiche di Notaro alla sua precedente amministrazione.

Considerati tendenzialmente di “sinistra”  i 262 voti dell’animalista Anna Rita Carugno. Mentre Angela Pennetta, 789 voti, si è sempre dichiarata come alternativa a Menna, a cui non ha certo risparmiato critiche, ma anche al centrodestra.

Insomma, non è affatto detta l’ultima, ma il centrodestra per conquistare Vasto dovrà in ogni caso mettere a segno un autentico capolavoro politico.

Lo stesso che dovrà fare il centrosinistra a Lanciano dove per poche decine di voti non ha vinto al primo turno Filippo Paolini, candidato del centrodestra ed ex sindaco, arrivato al 49,92%, pari a 9.981 preferenze

Ad inseguire con il 42,47%,  pari a  8.459 voti, Leo Marongiu, presidente del consiglio della maggioranza del sindaco uscente Mario Pupillo, del Partito democratico, che è anche presidente della provincia di Chieti, e che ha completato il suo secondo mandato.

Il distacco di Paolini su Marongiu è di 1.522 voti, e sommando i voti di Sergio Furia del M5s  1.019 e del civico Ivaldo Rulli, 566, non si supera quota 1.600, dunque per il candidato del centrosinistra la partita è a dir poco in salita anche in caso di appoggi ed apparentamenti. A Lanciano insomma Paolini dovrà solo tenere unita la truppa, per far sì che tutti i suoi elettori tornino a votarlo in massa anche al secondo turno.

Infine a Francavilla, dove la strada tutta in discesa per la candidata del centrosinistra Luisa Russo, assessore al commercio della giunta di Antonio Luciani, giunto al suo secondo e ultimo mandato. Russo ha preso il 48,56%, pari a 6.676 voti,  e dovrà ora affrontare al secondo turno il candidato del centrodestra Roberto Angelucci, ex sindaco e imprenditore del marmo, distanziato al 29,63%, pari a 4.073 voti.

Il distacco a ben vedere non è impossibile da colmare, pari a 2.663 voti.

E Angelucci non  demorde, pronto a tentare il miracolo convincendo prima di tutti gli elettori sulla bontà della sua proposta politica di alternanza dopo anni di dominio del centrosinistra, preparandosi ad intavolare un dialogo con i civici come Camillo Paolini che preso 540 voti, Carmine Montebello, 163 voti,  Gianluca Baldassarre, 156 voti.

Più difficile dialogare, per Angelucci, con Moreno Bernini di Uniti a sinistra che ha ottenuto 247 voti.

A chiudere definitivamente i giochi potrebbe essere però una convergenza, per non dire apparentamento ufficiale, del Movimento 5 stelle con il centrosinistra di Russo: Livio Sarchese ha preso 1.042 voti, che non sono pochi, e al di là delle spinte dell’ala dei pentastellati propensi all’alleanza giallo-rossa, pesa e non poco il fatto che Sarchese entrerebbe in consiglio solo con la vittoria di Russo, e sarebbe invece escluso con quella di Angelucci.

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