BONUS COVID A PARLAMENTARI, MONTA LA RABBIA, PEZZOPANE, ”NORMA PER RESTITUZIONE”

10 Agosto 2020 18:56

L'AQUILA – Ne hanno fatto richiesta cinque deputati, lo hanno ricevuto in tre. Mentre ancora non si hanno notizie sui nomi dei parlamentari che hanno beneficiato del bonus da 600 euro per le partite Iva danneggiate dal lockdown. Provocando una bufera mediatica. Fonti parlamentari hanno rivisto il numero delle persone coinvolte: sono effettivamente 5 i richiedenti, ma solo tre hanno ottenuto la somma. Secondo le ultime indiscrezioni quindi si tratterebbe di due leghisti e un esponente del M5s. In un primo momento si era parlato anche di un eletto di Italia viva. 

Ad intervenire è oggi anche la deputata aquilana  Stefania Pezzopane

“Nel decreto Agosto siamo pronti a intervenire con un emendamento che costringa alla restituzione chi ha percepito il bonus avendo già un reddito cospicuo, parlamentari e non solo. Per i 'furbetti del Parlamento', i parlamentari che hanno chiesto e ottenuto i 600 euro di bonus destinati alle Partite Iva, l’Inps dica i nomi. Non si può consentire a nessuno di gettare Parlamento e parlamentari in questo verminaio”.





“Al di là della legittimità o meno della loro richiesta, per nutrire la fiducia dei cittadini nell'amministrazione occorre il massimo della trasparenza. Chi ha sbagliato chieda scusa, restituisca il denaro percepito e si dimetta. L'Inps non può non dire i nomi, e i presidenti delle camere si attivino per questa immediata necessità di trasparenza. I redditi ed i patrimoni dei parlamentari sono pubblici, la cosiddetta privacy non c’entra nulla. Noi siamo già tenuti a dichiarare ogni reddito percepito oltre l'indennità parlamentare. Non ci sto a questo assurdo gioco. Paghi chi ha sbagliato – conclude Pezzopane – e si tutelino Parlamento e parlamentari da una assurda gogna generalizzante”.

Il capo politico M5s Vito Crimi ha chiesto ai suoi colleghi parlamentari di “sottoscrivere una dichiarazione per autorizzare l’Inps a fornire i dati di chi ha usufruito del bonus”. E’ infatti il “diritto alla riservatezza” dei 3 parlamentari e dei 2mila tra consiglieri regionali e comunali, governatori e sindaci messi sotto accusa per aver ottenuto il bonus, che impedisce all’istituto previdenziale di renderne noti i nomi, nonostante gli appelli arrivati da tutte le parti politiche. “Un fatto cosi grave non può passare senza conseguenze. Spero che tutti i partiti si muovano nella stessa direzione, lo dobbiamo a chi sta soffrendo le dure conseguenze di questa pandemia“, è la posizione di Crimi.

L’iniziativa del capo politico M5s è stata subito appoggiata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio, dal viceministro Stefano Buffagni e da una parte dei deputati M5s che hanno già detto firmeranno per rinunciare alla privacy.

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