“BRUTTO”, “UN APPICCICO”, “INUTILE”: FA DISCUTERE GUERRIERO CAPESTRANO IN STEMMA REGIONE ABRUZZO

7 Luglio 2022 09:48

Regione - Politica

L’AQUILA – “Brutto”, “un appiccico”, non identitario”, “ci sarebbero cose più importanti a cui pensare”.

Già fa discutere sui social, provocando reazioni contrastanti, ma con molte bocciature, il
restyling dello stemma della Regione, Abruzzo, con inserito all’interno il Guerriero di Capestrano, come “simbolo unitario dell’intera Regione”. Conseguentemente, muterà anche il Gonfalone, strumento di rappresentanza in eventi ufficiali dell’ente regionale.
Le novità sono state inserite nel progetto di legge approvato all’unanimità dal Consiglio regionale di martedì. La nuova legge regionale dettaglia la nuova composizione grafica: “I tre colori (argento, verde e azzurro) rappresentano, nell’ordine, le cime innevate del Gran Sasso, della Maiella, del Sirente, del Velino e dei contrafforti appenninici, i boschi, le colline ed il Mar Adriatico. Al di sopra dello stemma è posta una corona d’oro, sormontata dalla denominazione “REGIONE ABRUZZO” in lettere maiuscole d’oro. Sotto lo scudo è indicato il motto “Gentium Vel Fortissimarum Italiae” in caratteri minuscoli”.

Le opposizioni di centrosinistra e M5s non hanno avuto nulla a che ridire, e hanno approvato il pdl, divisa invece l’opinione pubblica abruzzese.





Bocciatura senza appello dall’ex assessore regionale del Pd e ora consigliere comunale a Pescara, Marinella Sclocco, che menziona le teorie secondo le quali la statua conservata al museo di Chieti, sarebbe addirittura un falso, realizzato nel primo dopoguerra e poi seppellito nelle campagne di Capestrano.

“Chi ha deciso di ergerlo a simbolo di una regione intera? L’opposizione spero dica qualcosa.
Dalla terra dei pastori (di cui sono orgogliosa) alle terra dei fake? Stiamo messi male. Non sono una archeologa, e non aspiro ad esserlo, ci sono però delle persone che pongono delle domande sull’autenticità a cui nessuno risponde. Io mi fermo qui proprio perché non è il mio campo, seppur affascinante. Il mio post contesta la scelta politica: il Gonfalone l’avrei lasciato così come era. Con i colori in cui tutti ci riconosciamo. Ma capisco che il leader deve imprimere il segno del suo passaggio …..visto che sarebbe caduto più o meno nel dimenticatoio ha deciso così di lasciare il segno sulla bandiera. Poverannu”, scrive sul suo profilo.

Bocciatura senza appello anche dall’ex consigliere regionale di centrosinistra Maurizio Di Nicola.

“Non è questione di quanto sia rappresentativo il guerriero di Capestrano, e nemmeno, tutto sommato, se sia vera o meno la sua tradizione abruzzese. Il punto è che il nuovo stemma è brutto. Brutto – il suo giudizio senza appello -. Avevamo uno stemma altamente significativo, pulito e lineare, che consentiva di raccontare la Regione Abruzzo in tutti modi partendo dalle bianche montagne alle verdi colline per scivolare nel blu mare. Ogni volta che lo vedevo in confronto con quello delle altre regioni mi sentivo orgoglioso.
Suscitava esattamente coraggio e resistenza con le sue alture e le sue aperture di orizzonte.
Perché abbiamo dovuto cambiarlo è questione che francamente mi sfugge.





E osserva che vanno anche considerati “i costi (inutili) per cambiare (rinnovare) tutto quello che riguarda la regione e il suo stemma: dalle cartelline alla carta intestata, dalle bandiere alle targhe indicative degli uffici, tanto per fare esempi sciocchi. Soldi pubblici che sicuramente possono essere più utili altrove. Utili all’Abruzzo, e agli abruzzesi”.

Tra i tanti commenti anche quello di Massimo Prosperoccco, componente nel Senato Accademico dell’Università dell’Aquila.

La Regione Abruzzo cambia logo. Una scelta discutibile. Il rinnovamento è sempre positivo, ma questo è un rinnovamento? L’idea del guerriero di Capestrano mi piace molto, anche se avrei scelto una sua stilizzazione, ma la corona araldica sinceramente è una scelta fuori tempo, sia graficamente e sia per il suo significato. Più che un rinnovamento è una restaurazione”.

Prima ancora dell’approvazione in consiglio, aveva espresso perplessità storico e studioso sulmonese Fabio Valerio Maiorano componente della Deputazione di Storia Patria in Abruzzo: “Meraviglia, perplessità ed anche preoccupazione ha suscitato in me la proposta d’includere la statua del Guerriero di Capestrano nello stemma della Regione. E’ come se, per esaltare la propria identità, la Regione Lazio mostrasse nello stemma il Colosseo, la Calabria i Bronzi di Riace e la Sicilia un tempio agrigentino”.

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