BUCO SANITA’: GRIMALDI, “PIANI ASL LIBRO SOGNI”, “COMMISSARIAMENTO SCIAGURA, GOVERNO AUMENTI FONDI”

PRESIDENTE ORDINE DEI MEDICI, "BUOI GIA' SCAPPATI DALLA STALLA E SPESE INCOMPRIMIBILI, SE NON TAGLIANDO SERVIZI E PRESTAZIONI", "SE NE ESCE SOLO CON AUMENTO FINANZIAMENTI A SISTEMI SANITARI REGIONALI. IN ITALIA SPESA AL 6,2% DEL PIL, NEI PAESI OCSE LA MEDIA E' DEL 7,5%"

12 Ottobre 2024 08:27

Regione - Sanità

L'AQUILA   - "I piani di rientro delle Asl abruzzesi? Io mi auguro che i direttori generali abbiano in tasca delle formidabili soluzioni da mettere in campo in pochi mesi, e senza compromettere i livelli del servizio sanitario. Posso solo augurarmi questo. Ma temo che sia una missione quasi impossibile. I piani sono libri dei sogni, i buoi sono già scappati dalla stalla. Se ne esce solo se il governo aumenterà i trasferimenti, e in ogni caso va evitata la sciagura di un nuovo commissariamento".

Parole sul buco della sanità abruzzese, che sono una doccia fredda, e forse un bagno di realismo, quelle di Alessandro Grimaldi, il nuovo presidente  dell’Ordine provinciale dei medici della Provincia dell’Aquila, già primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale San Salvatore e capo dipartimento medicina della Asl provinciale dell’Aquila, nonché segretario regionale del sindacato Anaao.

Nei quattro documenti firmati dai rappresentanti del centrodestra, nella seduta fiume della scorsa settimana, della commissione congiunta Bilancio e Sanità,  dove sono stati auditi i quattro direttori generali Ferdinando Romano per la Asl provinciale dell'Aquila, Thomas Shael per la Asl provinciale di Chieti, Vero Michitelli per l'Asl di Pescara e Maurizio di Giosia per la Asl di Teramo, si è scritto nero su bianco un diktat alla Giunta regionale d'Abruzzo, di "valutare le opportune iniziative", leggasi commissariamento, se i quattro manager delle Asl, a fine dicembre sforeranno del 20% il disavanzo dichiarato nei loro piani di rientro. E per tutti e quattro c'è l'obbligo anche di ridurre almeno al 70% il disavanzo macinato 2024.

In base ai nuovi numeri emersi nella seduta,  la Asl dell'Aquila deve centrare l'obiettivo dei 30,8 milioni di deficit, la Asl di Chieti di 46,8 milioni di euro, Pescara dei 19,8 milioni e la Asl di Teramo dei 32,8 milioni. Comprimendo il debito complessivo ai 13o milioni circa, perché senza interventi schizzerebbe a fine anno a quasi 200 milioni. Poi l'assessore alla Sanità, Nicoletta Veri', ha garantito che si utilizzeranno le risorse del fondo sanitario regionale e altre economie per abbattere in debito fino anche a soli 20 milioni di euro.

Ma Grimaldi ha le sue argomentate perplessità e per lui la vera unica soluzione è che sia il governo ad intervenire, aumentando il fondo sanitario per le regioni. E in ogni caso va evitato in ogni modo un ritorno al commissariamento, vissuto dall'Abruzzo da marzo 2007 al settembre 2016, e questo perché, taglia corto Grimaldi, "sarebbe una sciagura, in quei tempi tristi eravamo costretti ad un turnover per il personale al 20%, cioè per assumere una persona dovevano andarne in pensione cinque. E già ora abbiamo scarsità di personale. Con il commissariamento ci  avrebbe delle conseguenze pesanti. Quindi io mi auguro che dal governo centrale si prenda atto che in questo momento le regioni sono in difficoltà perché il sistema è sottofinanziato".

Del resto afferma Grimaldi, tutti i sistemi sanitari regionali sono in difficoltà, dopo il covid, a causa del caro farmaci, del caro energia, per l'invecchiamento della popolazione. In termini assoluti ha ragione chi nel governo dice che mai come ora la sanità ha ricevuto tante risorse, ma resta il fatto che in Italia si spende per la sanità il 6,2% del pil, quando nel paesi Ocse la media è del 7,5%.  e in Germania e Francia si arriva anche all'8-9%".

Insomma per Grimaldi non saranno certo i piani di rientro delle Asl a risolvere il problema.

"Dubito che si riesca a ridurre massicciamente il debito solo con le razionalizzazioni, ci vorrebbero davvero dei  maghi della finanza... La verità è che in Abruzzo come altrove il debito è strutturale, per molti aspetti incomprimibile. E allora o si fanno dei tagli davvero importanti, oppure non si riuscirà ad arrivare ad un pareggio di bilancio. Detto altrimenti: se voglio avere personale nel numero sufficiente, attrezzatura adeguate, servizi di qualità, se vogliamo abbattere le liste di attesa, garantire la medicina territoriale e di prossimità, questi sono i costi. Andare a comprimere ulteriormente i bilanci significa tagliare i servizi, non garantire più un servizio sanitario accettabile ai cittadini".

Anche perché, afferma Grimaldi, "non credo che i direttori generali delle Asl abruzzesi, abbiano fatto degli errori drammatici, si siano messi lì a spendere senza criterio. La mia sensazione è che abbiano cercato di fare quello che era giusto fare, cioè garantire un livello di assistenza sanitaria dignitoso. E questo dopo l'emergenza pandemica,  che ha portato tante regioni a sovra-indebitarsi, perché i costi sono saliti enormemente".

Bisogna fare delle scelte, conclude Grimaldi:  "se noi non possiamo più garantire un'assistenza pubblica a tutti, perché costa troppo, perché non ce la possiamo permettere, bisogna dirlo chiaramente. Io ovviamente  sono perché la salute rimanga un diritto costituzionalmente garantito, sono per la salvaguarda del sistema sanitario nazionale. Qualora ci fosse uno smantellamento della sanità pubblica, infatti, per gli italiani sarebbe una cosa drammatica, crollerebbe il loro livello di vita. Basti pensare solo al costo delle assicurazioni private in altri Paesi. In Svizzera l'assicurazione di base costa 500 euro al mese per una persona ma per garantire le prestazioni essenziali e quindi per una famiglia media sono 2.000 euro al mese. Ma lei mi dica quante persone possono pagare in Italia 2.000 euro al mese. Già oggi oltre  4 milioni di persone in Italia rinunciano alle cure,  soprattutto per motivi economici".

 

 

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