BUSSI: ISPRA E ARTA, “VELENI VANNO RIMOSSI”, MA BONIFICA RISCHIA DI ARENARSI

1 Dicembre 2020 08:15

PESCARA –  La bonifica delle discariche 2A e 2B di Bussi sul Tirino, deve essere effettuata “attraverso la rimozione di tutti i rifiuti che, non essendo oggetto di copertura, costituiscono sorgente primaria di contaminazione attiva, in quanto ancora responsabili di trasferire la contaminazione alle acque sotterranee, risultate le maggiormente impattate”.

È il passaggio chiave di un parere dell’Istituto Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), rilasciato il 31 luglio a cui ha fatto seguito identico pronunciamento dell’Agenzia regionale tutela ambientale (Arta) dell’11 agosto.

Pronunciamento che esclude l’ipotesi, più volte paventata, che la bonifica a carico della Edison, la multinazionale che ha operato a Bussi fino al 2012 ritenuta responsabile dell’inquinamento , possa risolversi in un semplice “capping”, ovvero isolando in superficie, con teloni speciali oltre 100.000 tonnellate di veleni chimici, a costi di gran lunga inferiori rispetto alla loro completa rimozione, operazione il cui costo è stato già quantificato intorno ai 40 milioni di euro.

Un punto fermo è ora stato messo: il capping può essere al limite una soluzione provvisoria, ma la partita della bonifica del sito e il suo conseguente riutilizzo a fini industriali, si annuncia lunga e lastricata di incognite. E ad aprire il vaso di Pandora è stata la clamorosa decisione del Ministero dell’Ambiente, retto ministro Sergio Costa, area M5s, di annullare con un decreto del 17 giugno il provvedimento di aggiudicazione del bando di gara per la bonifica assegnata già alla Dec Deme, con i soldi, 50 milioni circa, già in cassa da anni, attinti dai fondi post sisma 2009, per avviare i lavori, e presentare poi le fatture alla Edison.

Parallelamente è in corso una causa civile presso il Tribunale dell’Aquila, intentata dal ministero dell’Ambiente contro la Edison, con richiesta di risarcimento danni per l’inquinamento relativo a tutto il sito di Bussi,  e dunque non solo della discarica 2A e 2b ma anche del mega sito dei veleni  Tremonti, in riva al fiume, dove la società si appresta ad effettuare la bonifica.

A questo proposito i parlamentari Pd Andrea Orlando e Stefania Pezzopane chiedono in una interrogazione al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, e al ministro Andrea Costa sulla lentezza dell’iter processuale.

L’annullamento della gara ha provocato un mezzo terremoto politico e giudiziario, che rischia ora di congelare la bonifica, in ogni sua versione, per anni, proprio quando bastava firmare il contratto alla Dec Deme e aprire il cantiere.

La Regione Abruzzo con in testa il presidente della Regione, Marco Marsilio, Fratelli d’Italia, il Comune di Bussi sul Tirino, retto dal sindaco di sinistra Salvatore Lagatta, oltre al fronte ambientalista capitanato dal Forum H20, hanno duramente contestato l’annullamento della gara e hanno presentato ricorso al Tar. Una prima udienza si è tenuta ai primi di novembre, ma la partita si annuncia di non breve durata.

La Dec Deme chiede a sua volta danni milionari contestando l’effettiva sussistenza delle lacune progettuali che hanno motivato l’annullamento della gara.




Il Comune di Bussi ha presentato una querela per omessa bonifica ed altro nei confronti dei funzionari del ministero e nei confronti del RUP, una querela che va ad aggiungersi ad un procedimento già aperto dalla procura di Pescara.

Ma anche la Edison, legittimamente, contesta di non essere la responsabile dello stoccaggio delle tonnellate di rifiuti pericolosi, in un sito industriale dove altre imprese, prima e dopo di lei, hanno operato.

Se da una parte ha già di sua sponte effettuato coperture dei siti inquinati, dall’altra, a fine giugno ha fatto ricorso in Cassazione contro la sentenza di marzo del Consiglio di Stato, che dopo una serrata battaglia giudiziaria, ha definitivamente sancito che è la società Edison la responsabile dell’inquinamento, e su di essa dovranno gravare i costi dell’intervento.

Riconoscendo la fondatezza dell’ordinanza del settembre 2018 con cui la Provincia di Pescara aveva individuato la società come responsabile dell’inquinamento del sito.

Ma non solo, la Edison ha depositato a inizio luglio al Tar di Pescara anche un ricorso contro la lettera del Ministero con cui si chiede alla società di presentare un eventuale progetto alternativo di bonifica.

Contestando dunque l’iter che ricomprende anche il pronunciamento dei citati pareri dell’Ispra e dell’Arta. Logica conseguenza, il ricorso al Tar, di quello in Cassazione: se mi dichiaro non responsabile dell’inquinamento non c’è motivo di avviare la bonifica.

In conclusione, a prescindere dall’esito della partita giudiziaria, si andrà in ogni caso per le lunghe e le 100.000 tonnellate scoperte 12 anni fa continueranno a inquinare le falde e l’aria di Bussi.
Seppure sarà confermata infatti la responsabilità in capo alla Edison, servirà un lungo iter per approvare il nuovo progetto di bonifica, che dovrà essere rifatto da capo e superare i vari step per la definitivo via libera.

Nel caso la Edison dovesse risultare non responsabile, allora la bonifica sarà in capo allo Stato, con un iter anche qui da rimettere in piedi, sempre che i famosi 50 milioni siano ancora disponibili, evenienza messa in dubbio più volte in questi mesi, sempre smentita dal ministro Costa.

Tornando all’interrogazione di Pezzopane e Orlando: la richiesta al ministro della Giustizia e al ministro dell’Ambiente è “se sono a conoscenza della situazione riguardante lo stabilimento petrolchimico di Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara, che ha visto prescritti i delitti di disastro e di avvelenamento delle acque colposi nei confronti di numerosi manager e tecnici della Montedison. Nonostante la dichiarazione di prescrizione si è aperta la possibilità per il risarcimento del danno ambientale da parte del ministero dell’Ambiente nei confronti di Edison S.p.A. A tutt’oggi nessun provvedimento di scioglimento della riserva e’ stato assunto dal Tribunale civile dell’Aquila, a fronte di una situazione di perdurante immanenza della contaminazione sul sito, con la presenza di rifiuti gravemente pericolosi per la salute, un fatto inaccettabile soprattutto per una regione come l’Abruzzo, nota come regione verde d’Europa”.

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