VIAGGIO NEL CRATERE/51. IL SINDACO LAGATTA: 'TRIGILIA, CI SONO POCHI SOLDI'

BUSSI SUL TIRINO: IL SINDACO, ”INNANZITUTTO IL CENTRO STORICO”

di Mariangela Speranza

23 Novembre 2013 08:05

BUSSI SUL TIRINO – Ricostruitre il centro storico di Bussi sul Tirino è la priorità secondo Salvatore Lagatta, divenuto lo scorso maggio sindaco di uno dei borghi del pescarese che, proprio perché posto nella valle Tritana, al confine con la provincia dell’Aquila, risulta essere tra quelli colpiti dal terremoto del 2009.

Situato a metà strada tra L'Aquila e la zona costiera, il comune di Bussi è attraversato dal fiume Tirino; fa inoltre parte della Comunità Montana Vestina ed è compreso nell’area del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Poco meno di 2.400 abitanti prima del sisma. Lo stesso numero, per fortuna, dopo.

Più consistenti invece i danni materiali, soprattutto se si tiene conto del cuore del paese che a oggi, a distanza di oltre quattro anni, è ancora chiuso e inagibile.

“La burocrazia è lenta”, afferma lo stesso Lagatta proprio in riferimento alla zona rossa. “Bisogna ancora fare progetti, esaminarli e chiedere le debite integrazioni  per evitare di incorrere in ulteriori ritardi che non farebbero altro che alimentare una situazione già di per sé negativa”

Quante vittime e quali danni ha fatto il terremoto?

Nel comune di Bussi sul Tirino non si sono avute vittime. Le lesioni agli immobili sia pubblici che privati sono state invece ingenti, soprattutto se si tiene conto della situazione del centro storico che a tutt’oggi è ancora inagibile. Con la prima fase di ricostruzione è stato risolto il 90 per cento dei problemi relativi alle strutture più periferiche ma nulla ancora si è mosso per quanto riguarda la zona rossa, i cui edifici sono ancora gravemente danneggiati e classificati con esito “E”.

Come è stata risolta l’emergenza abitativa?

Dopo una prima fase di emergenza, in cui ci si è districati tra autonoma sistemazione e assegnazione dei moduli abitativi provvisori, ora sono circa venti le famiglie che risiedono ancora nel villaggio Map limitrofo al paese.

Quali sono le condizioni della “zona rossa”? Potrà essere risolta a breve?

I problemi sono ancora molti. Bisogna ancora esaminare e avviare progetti in merito allo stanziamento delle risorse. C’è totale disorganizzazione e ne è un esempio la questione relativa alle schede parametriche: queste inizialmente avrebbero dovuto coinvolgere tutti i comuni del “cratere”, poi solo quelli della provincia aquilana, poi di nuovo si è cambiato idea. Tutti questi ripensamenti in corso d’opera non fanno altro che ritardare l’iter di ricostruzione, soprattutto se si tiene conto del fatto che, mentre per alcuni comuni sono state già stanziate le adeguate somme, per altri, come Bussi, nulla ancora si è mosso.

A che punto è il piano di ricostruzione del suo Comune?

È ancora nella fase iniziale, soprattutto per quanto riguarda il centro storico che è invece il fulcro del paese, il luogo in cui maggiormente si esplicano le radici e le abitudini di tutta la comunità. Proprio per questo c’è bisogno di priorità condivise che vadano ad interessare innanzitutto le zone che invece sono state messe in secondo piano. In questo senso bisogna  dare la priorità alla ristrutturazione di vie ed edifici che in qualche modo possano agevolare il passaggio e, una volta risolto questo problema, rivolgere l’attenzione direttamente ai luoghi maggiormente danneggiati.

Qual è il problema più urgente da affrontare?

La ricostruzione in sé. È necessario che qualcosa si muova. In caso contrario non si potrebbe far altro che incorrere nel rischio che intere zone, che prima erano invece vitali e di fondamentale importanza, vengano abbandonate e lasciate completamente a se stesse.

Cosa vorrebbe dire al ministro Carlo Trigilia, incaricato del governo Letta per la ricostruzione?

La mia non vuole assolutamente essere una polemica nei confronti del ministro e delle istituzioni ma i fondi sono a oggi ancora troppo esigui. Il pericolo principale è che, continuando in questo modo, i tempi della ricostruzione si dilatino troppo e che si possa addirittura arrivare a un punto di non ritorno.

Quanto ci vorrà per ricostruire il suo paese?

È difficile da dire. È innanzitutto necessario che i centri non siano abbandonati a se stessi e, in questo senso, molto dipenderà dall’impegno congiunto di cittadini e istituzioni. In caso contrario i luoghi danneggiati saranno abbandonati e i tempi si protrarranno anche oltre i 20 anni.

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