CACCIA, DINO ROSSI: “PROLUNGARE BRACCATA PER LIMITARE DANNI ALLE COLTURE”

11 Novembre 2021 17:02

Regione: Cronaca

L’AQUILA- “Non si capisce quali siano le motivazioni che stanno spingendo le regioni verso una caccia da appostamento, una volta vietata, invece di prolungare di un mese la braccata. Speriamo che chi di competenza si renda conto della situazione e applichi qualche deroga al fine di prolungare di almeno 20 giorni il periodo della braccata per limitare i danni alle colture”.

È l’appello di Dino Rossi, coordinatore regionale dell’Associazione per la Cultura rurale che in un lungo comunicato evidenzia numerose “anomalie” sulla gestione della caccia in Abruzzo.

Di seguito il comunicato completo.

“Visto il silenzio assordante del nostro assessore all’Agricoltura e vice presidente Emanuele Imprudente, dal quale attendiamo un appuntamento dall’ultima manifestazione davanti il Palazzo dell’Emiciclo, ogni settimana riporteremo alla stampa tutte le anomalie riguardante la caccia, i consorzi di bonifica e il mondo rurale; ricordo che siamo in attesa anche degli aiuti per il Covid 19″.

“La caccia di selezione più dannosa che utile per i contadini; invece per i selecontrollori è una vera manna dal cielo con l’arrivo della filiera della carne. La filiera richiede le carcasse di cinghiali eviscerati non sotto i 30 kg, al prezzo di 0,75; poi ritroviamo la polpa ai supermercati a 12 euro al kg. La fotocopia del giro del latte, da 0,42 a 1,50 a litro sullo scaffale dei supermercati, come per la carne di vitello; insomma tutto quello che troviamo nella catena di distribuzione alla fonte viene pagata una miseria”.

“Chi ci guadagna in questo giro non lo sappiamo; ma torniamo alla caccia: i selecontrollori sono principalmente cacciatori, soprannominati ‘cicciaroli’, i quali durante la stagione venatoria cacciano altri tipi di selvaggina, a volte anche esagerando nel prelievo; quando si chiude la stagione venatoria si dedicano all’abbattimento selettivo, che dovrebbe essere mirato alla strutturazione del branco, ma purtroppo la filiera della carne richiede animali pesanti; ecco che la caccia di selezione diventa un prelievo senza regole, addossando poi le colpe alle squadre di cinghialai che cacciano tradizionalmente con l’ausilio del cane, con spese elevate e con enorme impegno di lavoro sul territorio per la manutenzione delle strade del sottobosco e l’impegno del mantenimento dei cani da caccia”.

“I componenti delle squadre di cinghialai sono per la maggior parte persone appartenenti al mondo rurale: contadini allevatori, boscaioli, gente che vive il territorio giornalmente, mentre i cicciaroli sono quelle persone appartenenti a ceti sociali più alti; persone che hanno nulla a che vedere con il territorio e con la selvaggina. Per questo hanno dovuto frequentare dei corsi per il riconoscimento da lontano della selvaggina, cosa che noi cinghialai abbiamo nel sangue, in quanto lo viviamo tutti i giorni, tanto da stabilire dalle tracce il peso dell’animale e anche se si tratta di un solengo o di una scrofa”.

“Non si capisce quali siano le motivazioni che stanno spingendo le regioni verso una caccia da appostamento, una volta vietata, invece di prolungare di un mese la braccata. La braccata, per chi non ne fosse a conoscenza, è la caccia di squadre di cacciatori, che con l’ausilio dei cani scovano l’animale e lo abbattono, riuscendo ad ottenere grandi risultati con circa 30 giorni di attività venatoria”.

“Speriamo che chi è di competenza si renda conto della situazione e applichi qualche deroga al fine di prolungare di 20 giorni il periodo della braccata, per limitare i danni alle colture”.

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