CACCIA, ROSSI: “AZIENDA RIMUOVE DIVIETI, WWF EVITI LITIGI INUTILI TRA CONTADINI E CACCIATORI”

7 Aprile 2021 19:02

L’AQUILA – “Non ha sortito effetto la campagna pubblicitaria forviante del Wwf del divieto di caccia sui terreni privati apponendo solo il cartello. Dopo un chiarimento avvenuto ieri con i referenti di zona dell’associazione per la cultura rurale e il titolare dell’azienda che aveva posizionato i cartelli di divieto di caccia a confine della proprietà, questa mattina il proprietario ha provveduto a modificare il cartello”.

Lo fa sapere, con una nota, il responsabile regionale dell’Associazione per la Cultura Rurale Dino Rossi, in merito alla vicenda di un’azienda agricola nel comune di San Vito Chietino che nei giorni scorsi “ha apposto cartelli di divieto di caccia senza alcuna recinzione e vidimazione dagli organi preposti, come da legge157/92”.

“È bene fare chiarezza una volta per tutte su come vietare la caccia sui terreni privati, con la speranza che il Wwf legga al fine di evitare litigi inutili tra contadini e cacciatori – sottolinea – Il proprietario o il conduttore del fondo per il quale viene fatta richiesta di sottrazione alla gestione della caccia deve essere in un corpo unico ricadente in territorio sottoposto al regime digestione programmata della caccia (ATC) deve presentare richiesta motivata con dettagliata relazione tecnica di un perito iscritto all’albo e mappatura specifica al Servizio Territoriale Agricoltura, caccia e pesca competente per territorio entro 30 giorni dalla pubblicazione sul Bollettino Ufficiale del Piano Faunistico-Venatorio. Le richieste sono accolte, a condizione che non ostacolino l’attuazione del Piano Faunistico-Venatorio, nei casi in cui l’attività venatoria risulti in contrasto con l’esigenza di salvaguardia. Ai fini della individuazione dei casi di ostacolo all’attuazione del Piano Faunistico-Venatorio regionale, il Servizio Territoriale competente valuta che la richiesta di sottrazione del fondo non impedisca il raggiungimento degli obiettivi riassunti di seguito:

– la compatibilità nel territorio tra presenza della fauna selvatica e attività antropiche ivi comprese le collisioni stradali;

– il raggiungimento delle densità obiettivo indicate nel Piano riferite a ciascuna specie, con particolare riferimento agli ungulati, il cui strumento gestionale è rappresentato dalla gestione programmata dell’attività venatoria. Ampie estensioni non gestite sotto l’aspetto venatorio possono infatti costituire serbatoi nei quali gli ungulati, come tutte le oasi gestite dal WWF e dai parchi, trovano agevole rifugio con il conseguente fenomeno negativo definito ‘effetto spugna’ a discapito dei territori circostanti, sempre tenendo conto dei famosi 30% delle aree protette, ma si dà il caso che in Abruzzo abbiamo superato il 40%, forse siamo al 70%”.

“Condizioni di ammissibilità: colture agricole specializzate, produzioni agricole condotte con sistemi sperimentali e/o a fine di ricerca scientifica, attività di rilevante interesse economico, sociale o ambientale, per attività di rilevante interesse economico e/o sociale, Relativamente alle attività di rilevante interesse ambientale”.

“Per il prossimo futuro se usciranno altri tipi di comunicati stampa forvianti ci troveremo costretti a presentare querela al fine di tutelare chi effettivamente l’ambiente lo vive e non personaggi che pensano di sapere e magari non sono in grado di riconoscere una asparagina da un ginepro”, conclude Rossi.

 

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