CALL CENTER L’AQUILA, LA ‘RICETTA’ PER L’OCCUPAZIONE ”SETTORE DA INSERIRE TRA FONDI SVILUPPO DEL CRATERE”

25 Maggio 2016 18:21

L’AQUILA – “Cosa si aspetta ad inserire esplicitamente un percorso dedicato al Settore dei Servizi fra quelli previsti nella Delibera Cipe per lo Sviluppo del cratere sismico? Cioè l’unico settore in grado di creare più rapidamente maggiori nuove opportunità di ‘buona’ occupazione? Se non si passa dalle parole ai fatti il settore dei contact center e dei servizi a distanza aquilani, che conta circa 2 mila occupati, sarà a breve in pericolo. Non basta limitarsi ad annunci ‘periodici’ su non meglio identificati progetti di sviluppo e nemmeno ad inutili, e anzi dannose, mozioni in Consiglio comunale”.

Questo l’appello lanciato attraverso una lettera aperta da Ermanno Giorgi, vice presidente del Consiglio comunale dell’Aquila, Gianni Padovani, consigliere comunale dell’Aquila e Venanzio Cretarola, imprenditore ed esperto di contact center, nei giorni, difficili, che sta vivendo un pezzo del settore all’Aquila, con i casi dei 234 lavoratori della Globe Network a rischio licenziamento dal prossimo 30 giugno per la fine della commessa H3G, e  di circa 90 operatori dell’E-care di Monticchio, pure loro a rischio.

“Affrontare i problemi solo quando scoppiano è inutile – affermano Giorgi, Padovani e Cretarola – c’è bisogno di politiche per il lavoro ‘preventive’ e soprattutto di regole trasparenti e aperte a tutti per i nuovi investimenti e per la salvaguardia delle attività produttive esistenti. All’Aquila si può, ma continuiamo a ignorare un dato drammatico: nella nostra provincia c’è il tasso di disoccupazione più alto della regione e continua ad aumentare, nonostante sia il territorio con i più rilevanti finanziamenti per lo sviluppo. Si possono fare cose subito, da anni all’attenzione dell’intero Consiglio comunale, ma nel disinteresse generale”. 

Secondo i tre, “Non è affatto vero che si tratta di un settore che ‘inevitabilmente va a scendere’ (come dichiarato ad AbruzzoWeb dal vice presidente della Giunta regionale abruzzese, Giovanni Lolli, ndr). Questo accade se nessuno se ne occupa, invece all’Aquila abbiamo le migliori condizioni possibili per evitarlo. In Italia il fatturato aggregato nazionale nel settore dei contact center, in percentuale rispetto al pil, è pari alla metà rispetto alla quota media europea. Vuol dire che esistono evidenti margini di crescita. Non bisogna sottovalutare questa opportuntà di sviluppo occupazionale”.

E, aggiungono, “Non basta neppure limitarsi a dichiarare che all’Aquila esiste un Polo d’eccellenza senza costruire le condizioni che lo rendano competitivo rispetto ad altri territori. Si tratta dell’unico settore in grado di creare qui, e in tempi brevi, centinaia di posti di lavoro stabile. Un settore molto lontano dagli stereotipi diffusi delle parodie cinematografiche sui call center”.

La ricetta, per Giorgi, Padovani e Cretarola, per favorire nuova occupazione nel capoluogo d’Abruzzo c’è. E parte da un’analisi con numeri e dati. 

“Nonostante ciò che era contenuto nel programma di mandato dell’amministrazione comunale, nulla è stato fatto per svolgere in prima persona le funzioni comunali sui servizi per l’impiego, proprio nel periodo in cui di fatto sono spariti quelli provinciali”, spiegano, precisando che  “Le risorse finanziarie ci sono, soprattutto all’Aquila: 270 milioni di euro per lo sviluppo tuttora disponibili per l’area del sisma, ma finora si danno ad aziende che, seppure ovviamente da tutelare, non sviluppano nuova occupazione. Si fanno Contratti di sviluppo in cui i pochissimi nuovi occupati costano 500.000 Euro l’uno, se non addirittura senza prevedere nessun nuovo occupato”.




“Cosa si aspetta ad inserire esplicitamente un percorso dedicato al Settore dei Servizi fra quelli previsti nella Delibera Cipe per lo Sviluppo del cratere sismico? Cioè l’unico settore in grado di creare più rapidamente maggiori nuove opportunità di ‘buona’ occupazione? Cosa si aspetta a riservare una quota di finanziamento indirizzata prioritariamente ai settori  a più alta intensità di personale, privilegiando le aziende che creano maggiore occupazione? Non solo quello dei contact center ovviamente”, si chiedono. 

E ancora, “Cosa si aspetta ad istituire una struttura di assistenza tecnica in grado di informare e promuovere a livello italiano ed europeo le opportunità esistenti, di agevolare e accelerare le procedure di utilizzo dei finanziamenti e di avvio delle iniziative imprenditoriali e soprattutto di monitoraggio e controllo permanente sugli effettivi esiti occupazionali dei progetti finanziati? Tutto questo garantendo percorsi aperti e altamente trasparenti, non affidandosi unicamente a ‘reti’ informali più o meno personali?”.

I tre poi puntano il dito contro i Comuni del cratere sismico, chiedendosi perché, “nonostante previsioni normative tuttore in vigore, hanno incredibilmente lasciato cancellare l’esperienza del Monitoraggio dei rifiuti da macerie mediante un call center, che si era rivelato l’unico sistema di tracciamento informatizzato in grado di risolvere tutti i problemi del Sistri, cioè il sistema nazionale di tracciamento dei rifiuti costato finora 200 milioni di euro e tuttora non funzionante?”.

“Il sistema aquilano ha dimostrato di funzionare molto meglio e con costi ridicoli rispetto allo spreco e alle illegittimità di quello nazionale. Un sistema che, se valorizzato con procedure aperte dal ministero dell’Ambiente, garantirebbe centinaia di posti di lavoro ed eviterebbe all’Italia l’ennesima procedura d’infrazione (e milioni di multa) per il mancato rispetto delle direttive europee”, aggiungono. 

Fin dal 2008, analizzano quindi Giorgi, Padovani e Cretarola, “l’Amministrazione provinciale dell’Aquila ha approvato le procedure amministrative che la rendono l’unico territorio italiano in cui i consorzi sociali possono correttamente utilizzare una norma di legge sull’inserimento lavorativo dei disabili che consente, solo qui, di creare centinaia di opportunità occupazionali mediante affidamento di grandi commesse di lavoro da parte delle più grandi aziende italiane, tuttora non in regola con la Legge 68. Da allora nessuna iniziativa di promozione di questa grande opportunità”.

Anche su questo punto, vengono poste delle domande: “Perché tanta indifferenza da parte soprattutto di Provincia e Regione che detengono le funzioni amministrative ed anche le risorse finanziarie per promuovere il lavoro per i disabili, e non solo per loro? Il territorio dell’Aquila ha risorse finanziarie, strumenti legislativi e capacità professionali per essere assolutamente competitiva a livello nazionale ed anche europeo. Ma quanti lo sanno? Quanti conoscono le opportunità che abbiamo ricordato? Cosa aspettiamo ad occuparcene? Possiamo limitarci a fare proclami senza utilizzare e valorizzare le enormi potenzialità di cui già disponiamo?”.

“Cosa aspettiamo ad invitare tutta, ma proprio tutta, la Comunità aquilana – concludono – senza strumentalizzazioni più o meno partitiche, per una iniziativa collettiva in cui innanzitutto comprendere come è stato possibile che nel territorio che doveva essere il ‘volano d’Abruzzo’ per lo sviluppo, grazie alle enormi risorse finanziarie disponibili, l’occupazione continua drammaticamente da 5 anni a scendere sempre più che nelle altre? Perché non smettiamo di fare proclami e promettere impegno, iniziando ad esempio ad occuparci di questi punti, che possono rappresentare grandi possibilità di sviluppo, soprattutto per i nostri giovani? Noi vogliamo farlo. Ma è possibile farlo solo con il coinvolgimento di tutta la Comunità aquilana, a partire dal mondo dei contact center e dei servizi a distanza”. 

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