CANISTRO: DA COMITATO VIA OK A PROGETTO SANTA CROCE,
VERSO CONCESSIONE DEFINITIVA SORGENTI

TERMINATO ITER COMITATO VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE, CONFERENZA DEI SERVIZI PER OK DEFINITIVO A SOCIETÀ' DEL MOLISANO COLELLA PER TORNARE AD IMBOTTIGLIARE LA PREZIOSA ACQUA MINERALE DELLA SANT'ANTONIO SPONGA, DOPO ANNI DI BATTAGLIE LEGALI E BANDI RISOLTI IN UN NULLA DI FATTO 

18 Giugno 2021 08:12

Regione: Abruzzo

CANISTRO  – Potrebbe, tranne clamorose sorprese, arrivare nei prossimi giorni l’aggiudicazione definitiva delle sorgenti Sant’Antonio Sponga di Canistro, in provincia dell’Aquila, le cui preziose acque minerali sono inutilizzate da oltre sei anni a causa di bandi sbagliati, rinunce e contenziosi.

Oggi è in programma la conferenza di servizi che potrebbe dare il via libera, alla luce del superamento dell’importante verifica rappresentata dall’esame del comitato Valutazione impatto ambientale (Via) della Regione Abruzzo, al progetto industriale della Santa Croce, società dell’imprenditore molisano Camillo Colella, concessionaria provvisoria in seguito al bando regionale risalente al 9 febbraio del 2019: l’ufficio Via ha dato parere favorevole all’ambizioso piano, pronto a partire nello stabilimento di Canistro già operativo e di proprietà della Santa Croce, che prevede la riassunzione, a regime, di 50 addetti, oltre a 4 milioni di euro di investimenti.

Nel documento, secondo quanto si è appreso, sono presenti prescrizioni considerate “di rito” se si considera la complessità della pratica.

E’ ad un passo dal tornare così ad imbottigliare la preziosa acqua minerale, considerata una delle migliori d’Italia, l’ex titolare della stessa sorgente, prima della revoca del 2015 da parte della Regione, a seguito di un ricorso al Tar per l’annullamento del bando presentato dal Comune di Canistro, non concedendo nemmeno le proroghe come fatto in vicende analoghe, per garantire la continuità produttiva e lavorativa. Revoca che oltre al non utilizzo dell’acqua che finisce nel fiume Liri, ha portato al licenziamento di 75 addetti e ha innescato una furibonda battaglia legale tra la Santa Croce da una parte, e Comune e Regione dall’altra, passata alla storia come la “guerra abruzzese dell’acqua”.

Il comitato Via, presieduto dal direttore del dipartimento Territorio e Ambiente, Pierpaolo Pescara, ha aperto la procedura a settembre 2020, e nel dare mercoledì l’ok ha imposto alla Santa Croce un elenco di prescrizioni da adottare, ma che rientrano nella normale amministrazione in procedure così complesse: piccoli aggiustarti del progetto, per minimizzare ulteriormente l’impatto sull’ambiente.

Nelle ultime settimane si sono registrate però prese di posizione finalizzate a mettere in discussione, nel pieno dell’iter in corso, i requisiti della società di Colella. Con una interrogazione il capogruppo in Regione del Partito democratico, il chietino Silvio Paolucci e il consigliere regionale aquilano, anche lui dem, Pierpaolo Pietrucci, hanno avanzato dubbi sulla regolarità contributiva e fiscale, necessaria per partecipare alla gara, da parte di Santa Croce.

Contemporaneamente il sindaco di Canistro, Angelo Di Paolo, da anni ai ferri corti con Santa Croce ed insieme alla sua amministrazione spesso molto critico con il pronunciamento della commissione regionale che ha assegnato alla società molisana la vittoria provvisoria, ha annunciato la presentazione di un esposto alla Corte dei Conti della Procura dell’Aquila “per l’inerzia della Regione nel disporre la decadenza della Santa Croce Srl dalla concessione della Fonte Fiuggino”, sorgente più piccola della Santa Antonio Sponga, la cui acqua viene oggi utilizzata dalla società, nel suo stabilimento di Canistro. Anche qui per una serie di presunte omissioni e irregolarità da parte della società. Il Comune di Canistro si è visto anche riconoscere dal Tar la titolarità a presentarsi al fianco del gruppo San Benedetto, rimasto senza graduatoria nel bando regionale per il mancato raggiungimento del punteggio minimo, e che per questo motivo ha fatto ricorso contro la decisione della commissione esaminatrice della Regione.

Tornando alla lunga procedura di valutazione del comitato Via, precedenti richieste di integrazione, in particolare da parte della Regione Abruzzo, erano state presentate oltre il termine del 29 marzo, ovvero dopo i 180 giorni dalla consegna della documentazione al comitato Via da parte di Santa Croce avvenuta il 29 settembre. Come conseguenza è stato posticipato al 29 aprile il termine ultimo entro il quale è stato possibile presentare controdeduzioni da parte di soggetti privati.

La Regione aveva chiesto integrazioni progettuali relativamente alla pulizia dei piazzali dello stabilimento dalle acque di prima pioggia, una più esatta determinazione della risorsa idrica disponibile, e i punti di emissione in atmosfera, a cui Santa Croce ha già risposto, e relative alle nuove linee di imbottigliamento, una per il vetro e tre per la plastica. Va evidenziato che il Comune di Canistro, che con il sindaco Di Paolo, e l’assessore Ugo Buffone, ha dato battaglia contro Santa Croce, non ha presentato osservazioni. Tenuto conto però che in materia ambientale oggetto della valutazione del Via, l’amministrazione comunale ha competenze limitate. A febbraio scorso, il Comitato Via aveva a sua volta chiesto un elenco di una decina di richieste di chiarimento e integrazione, e anche quelle hanno avuto riscontro da parte della società.

Nella gara bandita dall’ex giunta di Centrosinistra del governatore, Luciano D’Alfonso, ora senatore del Pd, il 9 febbraio 2019, un giorno prima delle elezioni regionali che hanno visto il trionfo del centrodestra guidato da Marco Marsilio, di Fdi, la Santa Croce ha ottenuto 90,15 punti contro i 63,5 della sfidante San Benedetto, gruppo che opera nelle due sorgenti di Popoli, punteggio sotto la soglia minima, e questo significa che in ogni caso San Benedetto non potrebbe subentrare alla prima classificata in caso di esclusione, tanto che il sodalizio ad ottobre ha fatto ricorso al Tar contro “l’ingenerosa valutazione” della commissione presieduta dal dirigente Franco Gerardini.

Il Piano industriale di Santa Croce prevede la realizzazione di un percorso tematico “Alle sorgenti della vita”, che comprenderà in un unicum la bellissima area verde attrezzata intorno alle sorgenti Sant’Antonio Sponga di Canistro e allo stabilimento Santa Croce, che sarà potenziato con una nuova linea produttiva, e ancora quattro milioni di euro di ulteriori investimenti, in primis per realizzare un parco fotovoltaico al fine di ottenere l’autosufficienza energetica, e per massicci investimenti per pubblicità, marketing e comunicazione, al fine di rilanciare il marchio legato alla sorgente di Canistro, le cui acque minerali sono considerati di qualità altissima, tra le migliori in Italia. E per finire, dal punto di vista occupazionale, a regime 50 addetti, a cui si aggiungono fino a 500 posti di lavoro creati nell’indotto.

Un Piano che nella sua realizzabilità ha come garanzia il fatto che Santa Croce ha già operativo lo stabilimento, dove ora si già si imbottiglia acqua dalla più piccola sorgente Fiuggino, e possiede condutture, linee produttive e varie attrezzature, per un valore di 48 milioni di euro.

Scenario ben diverso rispetto al quale si è trovata la Norda, ora Acque minerali per l’Italia, della holding dei fratelli Pessina che aveva vinto la gara del maggio 2017, contro la stessa Santa Croce, salutata come la salvatrice della patria dalla Regione e dal Comune di Canistro, poi però impossibilitata a realizzare il piano industriale, per la realizzazione di un nuovo stabilimento, dal costo di 20 milioni di euro, e con la grande difficolta di reperire terreni edificabili. Tanto che Norda ha gettato la spugna, rinunciando ed adendo le vie legali. f.t.

 

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