CANISTRO: VIA ESAMINA PROGETTO SANTA CROCE, DOPO ANNI DI ACQUA SPRECATA SVOLTA VICINA

SORGENTI SANT'ANTONIO SPONGA: IN SEDUTA COMITATO REGIONALE CHIEDE INTEGRAZIONI,  IN CASO DI OK SODALIZIO COLELLA POTRÀ TORNARE AD IMBOTTIGLIARE NEL SUO STABILIMENTO, METTENDO LA PAROLA FINE AD UN ESTENUANTE CONTENZIOSO ESPLOSO DOPO REVOCA CONCESSIONE NEL 2015

di Filippo Tronca

3 Marzo 2021 08:04

L’AQUILA  – E’ entrata nel vivo in Regione Abruzzo, l’esame, dal parte del Comitato di coordinamento regionale per la Valutazione dell’impatto ambientale (Via), del progetto industriale del  la Santa Croce dell’imprenditore molisano Camillo Colella, concessionario provvisorio della sorgente Sant’Antonio Sponga di Canistro, in provincia dell’Aquila, in seguito al bando che la Regione ha lanciato nel centrosinistra il 9 febbraio del 2019, il giorno prima delle elezioni che hanno decretato la vittoria del centrodestra guidato da Marco Marsilio.

Ultimo che step che potrebbe portare alla risoluzione dell’incredibile vicenda rappresentata da una delle migliori acque minerali d’Italia, che preziosa risorsa inutilizzata da oltre cinque anni, visto che finisce nel fiume Liri.

Nella seduta dell’11 febbraio scorso, il Comitato presieduto dal direttore del Dipartimento Territorio e Ambiente, Pierpaolo Pescara, ha chiesto un elenco di una decina di richieste di chiarimento e integrazione.

Nei giorni seguenti sono state poi presentate  le osservazioni da parte dei vari enti e amministrazioni coinvolti per rispettiva competenza nel progetto di insediamento industriale, a cominciare dal Comune, dalla Provincia dell’Aquila, dall’Agenzia regionale tutela ambientale, Vigili del Fuoco ed altri.

Se al termine dell’iter ci sarà l’ok da parte del Comitato, il sodalizio potrà ottenere l’assegnazione definitiva, tornando ad imbottigliare nel suo stabilimento di Canistro, dopo anni di contenziosi e battaglie legali senza esclusione di colpi, che sono esplosi allorché nel 2015 è stata revocata la concessione della sorgente, a seguito un ricorso al Tar per l’annullamento del bando da parte del Comune, e senza proroghe, per garantire la continuità produttiva e lavorativa.

Atto di forza che ha fatto perdere il lavoro a 75 addetti, ha privato il territorio una delle sue risorse principali, e la Regione di centinaia di migliaia di euro di royalty. A seguire il bando assegnato nel maggio 2017 alla Norda, ora Acque minerali per l’Italia, della holding dei fratelli Pessina contro la sfidante Santa Croce che si è risolto però con un buco nell’acqua, è il caso di dire, dal momento che la Norda si è tirata indietro adendo anche le vie legali. Avrebbe dovuto sostenere, tra le altre cose, costi legati all’acquisto dei terreni e alla realizzazione del nuovo stabilimento, considerando che quello attuale è di proprietà di Colella. Si stima una ventina di milioni di investimento.

E infine il bando vinto dalla Santa Croce il 9 maggio scorso contro la San Benedetto, gruppo che opera nelle due sorgenti di Popoli, a che non ha raggiunto la soglia minima di punteggio, tanto che ha fatto ricorso contro l’ingenerosa valutazione della commissione presieduta dal dirigente Franco Gerardini.

Ora però si è arrivati davvero al giro di boa, con tempistiche fissate dalla legge: la Santa Croce ha depositato il 29 settembre scorso la documentazione al comitato Via, e poi ulteriori integrazioni richieste relative ai fumi di scarico, e alla eventuale gestione di rocce e terreni movimentati.

Il Comitato Via entro fine marzo, ovvero entro 180 giorni dalla consegna della documentazione, dovrà prendere una decisione.

Il comitato nella seduta dell’11 febbraio entrando nel dettaglio, ha chiesto alla Santa Croce di aggiornare “i dati di portata idrica, riferita alla sola opera di captazione oggetto di procedura di gara”, di “specificare i sistemi di controllo che saranno messi in atto per garantire i prelievi idrici ad uso idropotabile”, e ancora  di approfondire “i criteri di perimetrazione e definire a livello cartografico le aree di tutela assoluta”.

E’ stato poi chiesto di chiarire “se le nuove linee di imbottigliamento siano entrambe destinate a bottiglie ‘pet’ ovvero una delle due sia dedicata all’imbottigliamento di bottiglie in vetro, aggiornando se del caso i prospetti relativi (ad es. capacità produttiva, rifiuti, scarichi)”, se “la viabilità alternativa proposta sia stata già realizzata”. E ancora, “andranno indicati “tutti i punti di emissione presenti ed in particolare includendo quelli provenienti dalle nuove linee di lavaggio e formatura”, nonché ” andrà presentato un layout dell’impianto con la descrizione dell’intero ciclo produttivo evidenziando i quantitativi di acqua necessari ai fini delle diverse linee produttive”.

Infine il Comitato ha chiesto di integrare “il piano preliminare di utilizzo delle terre e rocce da scavo”, di chiarire “la modalità di calcolo della rumorosità totale” e se “le attività svolte sui piazzali esterni dello stabilimento sono tali da generare il rischio di dilavamento delle sostanze pericolose”,  di descrivere “le procedure di emergenza e sistemi di allerta in caso di riscontro di un’eventuale contaminazione.

Al Comitato  presieduto dal direttore Pescara, hanno preso parte i dirigenti e funzionari Sandrina Masciola, per il Servizio Gestione e Qualità delle Acque, Vincenzo Colonna, per il Servizio Politica Energetica e Risorse del Territorio, Gabriele Costantini, per il Servizio Gestione Rifiuti e Bonifiche, Fabrizio Iezzi, per il Servizio Opere Marittime, Giovanni Ruscitti, per il Servizio Genio Civile, Luciano Del Sordo, per il Servizio difesa del suolo, Paolo Torlontano, per il Servizio Sanità Veterinaria e Sicurezza degli Alimenti, Luciana Di Croce per l’Agenzia regionale tutela ambientale.

La Santa Croce in caso di ok otterrà  l’agognata concessione mineraria per 30 anni, tornando ad utilizzare per l’acqua minerale della Sant’Antonio Sponga, lo stesso storico stabilimento dove ora si imbottiglia l’acqua della piccola sorgente Fiuggino, anche qui dopo un estenuante contenzioso con Regione e Comune. La concessione prevede che l’acqua dovrà essere pagata 0,30 euro ogni mille litri imbottigliati, con l’impegno entro cinque anni, di riassumere 15 impiegati e 38 operai, per un totale di 53 addetti, buona parte dei 75 che erano in servizio prima del 2015.

Vincente nella proposta della Santa Croce anche l’attenzione al risparmio energetico e all’utilizzo di fonti rinnovabili nel ciclo produttivo, e le azioni che saranno messe in campo a favore del territorio. Dirimente anche il fatto che la Santa Croce uno stabilimento ce lo ha già, mentre la San Benedetto avrebbe dovuto realizzarlo ex novo. Stesso insormontabile ostacolo contro cui è andata a sbattere la Norda, che ottenuta la concessione provvisoria, non ha avuto a disposizione dal comune il terreno adatto che poter portare a termine il suo progetto industriale.

Del resto Santa Croce ha ottenuto in sede di gara 90,15 punti contro i 63,5 della sfidante San Benedetto, punteggio sotto la soglia minima, e questo significa che in ogni caso San Benedetto non potrebbe subentrare alla prima classificata in caso di esclusione.

Per questa ragione San Benedetto ha presentato e che nei primi giorni di ottobre ha presentato un ricorso al Tar, ma in sede di prima udienza del 5 novembre è prevalsa la tesi della Santa Croce che ha ottenuto un rinvio essendo l’oggetto del contendere relativo non ad un pubblico appalto, ma ad una concessione amministrativa, e dunque non si può applicare il rito abbreviato. L’udienza è stata così aggiornata al 24 marzo.

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