CAOS ASL L’AQUILA: FAX, CARTA E PENNA, SOLO CASI URGENTI. HACKER CHIEDONO “ACCONTO” DEL RISCATTO

PD, "A RISCHIO ANCHE STIPENDI DIPENDENTI" E ATTACCA, "PERCHE' COMUNE E REGIONE TACCIONO?". REPLICA DI MARSILIO, "NESSUN 'IMBARAZZATO SILENZIO', MA DOVEROSA RISERVATEZZA, INCHIESTE IN CORSO". AZIONE CHIEDE DIMISSIONI DI VERTICI AZIENDALI, M5S ANNUNCIA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

8 Maggio 2023 09:40

L'Aquila - Sanità

L’AQUILA  – Sesto giorno di drammatica emergenza negli ospedali e presidi sanitari della Asl provinciale dell’Aquila, dove i servizi sanitari sono in buona parte in ginocchio, e riservati ai casi più urgenti, con documenti scritti e consegnati a mano, e addirittura con il ritorno ai fax.

Questo a seguito del micidiale attacco, partito da qualche parte del mondo, dei famigerati hacker della Ramsomware Monti, che hanno violato e messo fuori uso i server aziendali, riuscendo a rubare anche 500 gigabyte di dati sensibili, tra referti, analisi, cartelle cliniche, esami.

Come rivela il quotidiano Il Centro, dopo la minaccia di ieri sul dark web di pubblicare i dati personali dei dipendenti, dei medici, dei pazienti, compresi quelli “affetti da Hiv, oncologici e dei neonati”, oltre alle “informazioni sulla mortalità dei bimbi”, gli hacker avrebbero già chiesto un “anticipo” del riscatto di 25mila euro. Spiccioli, perché il riscatto, a vedere casi analoghi già avvenuti a danno di altri enti pubblici, potrebbe essere nell’ordine dei milioni di euro.

La Asl, diretta da Ferdinando Romano, costituto il gruppo di pronto intervento di sicurezza informatica, intanto prova a correre ai ripari: una squadra di 25 persone lavora, affiancata da esperti nazionali, pancia a terra per cercare di ripristinare nei limiti del possibile la funzionalità della rete informatica e bonificare i circa 2mila computer di tutta la Asl, una impresa molto ardua.





Aspetto dirimente è anche capire in che misura, se e quando, sono stati fatti i back up dei dati sensibili. Sulla vicenda sono in corso due indagini: la prima della Procura aquilana e della polizia postale sia del capoluogo ma anche di Roma, l’altra da parte dell’Agenzia nazionale per la Cybersicurezza. Occorre anche in particolare capire perchè il sistema antivirus, aggiornato un anno fa, si è rivelato con tutta evidenza inefficace.

E la speranza è si faccia presto: perché sul fronte sanitario l’emergenza è di giorno in giorno sempre più drammatica: in buona parte degli uffici, in particolare dove si fanno accettazioni e si compilano referti, si lavora come trent’anni fa con carta e penna, e si è tornati addirittura ai fax, tirati fuori da qualche magazzino. I dati clinici e le comunicazioni varie vengono portate a mano, e non più condivise on line e inviate via mail. E ovviamente l’unica cosa da fare è dare priorità alle urgenze, in pericolare per gli interventi chirurgici e gli screening dei casi più gravi.

Ma i i ritardi si accumulano, come è avvenuto già nell’emergenza covid, e le liste di attesa sono destinate ad allungarsi ancora, visto che si era in una fase di recupero rispetto all’amara eredità lasciata dalla pandemia.

In alcuni uffici i dipendenti sono stati messi in ferie forzate e in orari ridotti, visto che molte mansioni ammnistrative e di desk con carta e penna non possono essere svolte.

Grossi problemi poi non solo per le comunicazioni interne, ma anche quelle con altri enti e presidi sanitari in Italia: ad oggi una consulenza o un documento sanitario, deve arrivare via posta o consegnata a mano, e anche qui con tempistiche che si allungano drammaticamente.





Ci sono riunioni continue tra medici e infermieri. E più di un medico teme che questa modalità di lavoro con “carta e penna”, indicata obtorto collo dalla direzione Asl,  potrebbe avere conseguenze legali in caso di errori, e vogliono capire, al netto dell’evidente emergenza, quali rischi ci siano in termini di responsabilità individuale, e si stanno pertanto rivolgendo ai loro avvocati per pareri legali e per azioni di autotutela.

Intanto, mentre l’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì tace, come pure quasi tutti i sindacati, e la Asl si limita a pochi e stringati comunicati, il caso diventa politico, con il Partito democratico che attacca il centrodestra, sulla gestione, e rivela che anche gli stipendi dei dipendenti sono a rischio,  Azione che arriva a chiedere le dimissioni di romano e dei vertici aziendali, M5s che annuncia una interrogazione parlamentare.

“In relazione all’attacco hacker, tuttora in corso, alla Asl dell’Aquila la Regione Abruzzo non manifesta nessun imbarazzato silenzio ma solo un doveroso riserbo, mentre si stanno attuando le azioni di difesa e si stanno svolgendo le indagini per identificare nel più breve tempo possibile i colpevoli e le responsabilità, “replica il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, rispondendo agli attacchi del Partito democratico e del Movimento 5 stelle.

“La Regione non ha quindi nulla da aggiungere ai comunicati della Asl, anche questi doverosamente sintetici, Asl che è fortemente impegnata ai massimi livelli per respingere questo attacco. Possiamo solo aggiungere che riteniamo particolarmente criminale un attacco ai sistemi informatici in una azienda sanitaria, attacco che rischia di mettere in pericolo la salute e la vita dei cittadini e dei pazienti. Ogni attacco informatico è un’azione criminale e ignobile, ma fatto contro una struttura sanitaria lo è ancora di più. Al termine delle indagini sarà possibile fare un resoconto finale e assumere anche le conseguenti decisioni in ordine alle eventuali responsabilità accertate”, aggiunge Marsilio.

 

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