CAOS PENSIONI: DAI TAGLI 2021 ALLA RIFORMA, E’ REBUS QUOTA 100, ECCO COSA CAMBIA

27 Giugno 2020 07:29

ROMA – Gli assegni pensionistici avranno una limatura in basso che oscillerà da un minimo dello 0,3% ad un massimo dello 0,7%.

Cosa ci sarà dopo, anche alla luce della crisi economica di questi mesi? Al momento siamo alle ipotesi, perchè la pandemia di coronavirus ha fermato, o quantomeno rallentato il confronto tra le parti sociali.

Mentre l’esecutivo prosegue gli incontri nella terza giornata degli Stati Generali dell’Economia fortemente voluti dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per il rilancio del Paese, messo economicamente ko dall’esplosione dell’emergenza sanitaria, torna bollente e di strettissima attualità il tema delle pensioni, con i sindacati che promettono battaglia.

Si parte (tanto per cambiare) da una cattiva  notizia: assegni pensionistici più leggeri dal primo gennaio 2021 secondo quanto ha stabilito il decreto ministeriale del ministero del Lavoro datato primo giugno e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 147 dell’11 giugno sulla revisione triennale dei coefficienti di trasformazione del montante contributivo. In soldoni, con l’anno nuovo –  quindi, è bene specificare che non sono interessati i soggetti già pensionati, nonché coloro che accederanno alla pensione il 1° dicembre 2020 –  i coefficienti di trasformazione eroderanno il montante contributivo per chi andrà in pensione.

La speranza di vita ha generato un piccolo incremento e la variazione demografica è stata insufficiente a far scattare un incremento del requisito d'età per le pensioni di vecchiaia ma ha prodotto una limitata variazione dei parametri impiegati per il conteggio retributivo delle pensioni.

Chi andrà in pensione nel 2021 dovranno essere conscio che la quota contributiva del proprio assegno pensionistico sarà leggermente inferiore rispetto a chi ha smesso di lavorare quest'anno.

L'impatto sulle pensioni – riporta Affaritaliani – sarà più evidente per chi ha lavorato maggiormente con il sistema contributivo puro o misto. Per andare sul concreto dal 2021 lasciare il proprio di lavoro a 57 anni comporterà un coefficiente pari a 4.186% (l'equivalente di un divisore di circa 24). Questa cifra indica gli anni ipotetici nei quali sarà incassata la pensione. Rispetto al 2019 è una riduzione dello 0,33%”.

Secondo i calcoli del Sole 24 Ore una dipendente del settore pubblico che va in pensione con 67 anni di età, con meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 vedrà scendere il suo assegno complessivo di circa 300 euro all'anno (da 64mila euro a 63.700 euro).

La soluzione per non essere danneggiati dai tagli è restare più anni a lavoro, così che sul montante contributivo venga applicato un coefficiente di trasformazione più favorevole.

In linea alla riforma Dini, il montante contributivo accumulato dal 1996 in poi è soggetto a rivalutazione media quinquennale legata all’andamento del PIL. Dal 2012, viene aggiornato ogni tre anni e il prossimo aggiornamento è previsto a partire dal prossimo anno quando verrà recepita anche la variazione del PIL negativo. 

Tanto per avere un’idea, secondo alcuni calcoli, a causa dei coefficienti di trasformazione, l’assegno annuo ricevuto dai neopensionati dal 2009 a oggi è calato di circa 900 euro. Ossia, circa 75 euro al mese, si legge su QuiFinanza.




C’è poi il rebus Quota 100 che si avvia al capolinea, oggetto di discussioni già da prima della pandemia. 

Per il “papà” della misura Salvini, Quota 100 pensioni è stata un successo che ha spinto sulla riforma del pensionamento anticipato ai tempi del governo Lega-M5S e che, anche una volta passato tra i banchi dell’opposizione,  ha continuato a difendere questa formula a spada tratta tutte le volte che sono state sollevate critiche. “Grazie a Quota 100 sono già 300mila gli italiani che hanno fruito della possibilità di andare in libertà e centinaia di migliaia di giovani hanno iniziato a lavorare”, ha rivendicato il leader della Lega in una diretta facebook.

Sono in tanti a chiedersi cosa succederà nel 2021 e, al momento,  la discussione tra governo e sindacati è aperta per una partita tutta da giocare. Al vaglio ci sarebbe ‘ipotesi di innalzare l’età pensionabile che però scatenerebbe le proteste delle parti sociali  che la considerano “troppo penalizzante per i lavoratori”.

Si pensa anche a un sistema pensionistico che si appoggi anche sui fondi pensioni, con agevolazioni a carico dello Stato. In tema di riforma pensioni, interessante il contributo del segretario confederale della Uil, Domenico Proietti nell’audizione presso la Commissione Lavoro del Senato per il quale urge introdurre una flessibilità “intorno a 62 anni”. 

PENSIONE ANTICIPATA TOTALMENTE CONTRIBUTIVA

Una misura che penalizzebbe però quei lavoratori che hanno avuto dei lavori discontinui. Secondo quanto riporta trend-online.com, “al vaglio vi è anche l'ipotesi di innalzare l'età pensionabile: questa proposta, però, non avrebbe il beneplacido delle parti sociali, che si stanno opponendo perché sarebbe troppo penalizzante per i lavoratori”.

Oppure un sistema pensionistico che si appoggi anche sui fondi pensioni, con agevolazioni a carico dello Stato. 

Pensioni: Cisl, rafforzarle per esigenze protezione sociale

“L'Inps nel “Rapporto sui flussi di pensionamento” fa sapere che il numero delle Pensioni anticipate dei lavoratori dipendenti è passato dalle 7.224 del primo trimestre 2019 al 16.366 del primo trimestre 2020. Questo dato non ci stupisce, dal momento che nel frattempo e' entrata in vigore la pensione con “quota 100″ che, pero' ha cominciato ad essere liquidata dal 1 aprile 2019 e solo per il settore privato”. 

Lo dichiara in una nota il segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga. 

“Sono invece interessanti per noi altri dati, ad esempio che nel primo trimestre 2020 sono 11.130 le donne hanno ottenuto la pensione anticipata a fronte di 23.557 maschi, cioè le donne sono il 32% del totale mentre per le Pensioni di vecchiaia nello stesso periodo la percentuale è del 50% (su 16.366, 8.072 le Pensioni per le donne e 8.294 per gli uomini), confermando così ancora una volta quanto sia difficile per le donne accedere alla pensione anticipata per la quale sono chiesti piu' contributi e carriere piu' costanti e motivando ulteriormente la nostra idea della necessita' di forme compensative per i requisiti a pensione come quello dello scomputo di anno per figlio”.

“Colpisce, piuttosto, il dato complessivo sulle Pensioni di vecchiaia più che raddoppiate. Le stesse sono passate da 7.224 del primo trimestre 2019 a 16.366 dello stesso periodo nel 2020 benché i requisiti anagrafici e contributivi siano rimasti gli stessi (67 anni e 20 anni di contributi). Qui le motivazioni possono essere legate solo all'andamento demografico del Paese. In ogni caso, non c'è dubbio che le Pensioni rimangono un elemento fondamentale del sistema sociale del paese e tanto più lo saranno nel futuro, pertanto pur nella complessita' del momento, non dovranno diventare oggetto di scambio ne' essere considerate solo costo come e' purtroppo avvenuto nel passato, ma piuttosto dovranno essere rafforzate per far fronte alle esigenze di protezione sociale sempre più pressanti”.

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