CAPITALE DELLA CULTURA 2022, POLITO: “FELICI PER PROCIDA, NON DIMENTICHIAMO L’AQUILA”

20 Gennaio 2021 19:58

L’AQUILA – “Devo confessare che, pur nella mia terzietà, una simpatia ce l’avevo per l’Aquila. Questa città, così colpita dal terremoto dodici anni fa, e così capace di rimettersi in piedi, mi ha sempre commosso per la sua bellezza e la sua – come si direbbe oggi – resilienza. Tanto che penso che meriti un premio di consolazione, una specie di medaglia al valore, anche per lenire la delusione di non essere arrivata prima”.

Le parole del giornalista Antonio Polito, sul Corriere della Sera, arrivano con un editoriale il giorno dopo la proclamazione della Capitale della Cultura 2022, un prestigioso riconoscimento conferito a Procida, a seguito di una valutazione che ha tenuto conto della “capacità di progetto delle città candidate”, più che della “bellezza o la storia del luogo”, come  sottolineato dal ministro dei Beni culturali e del Turismo, Dario Franceschini, durante un evento di proclamazione, tenutosi in streaming.

A partecipare alla competizione anche L’Aquila con un progetto “nato dal basso, e non dell’Aquila intramoenia, ma della città territorio, assieme a tutto l’Abruzzo”, ha ricordato il sindaco Pierluigi Biondi che ha ribadito: “abbiamo presentato un dossier di assoluto valore. Non essere riusciti a vincere non ci impedisce di perseverare sulla strada intrapresa, per dimostrare ancora che L’Aquila è già una vera capitale culturale”.

In gara, oltre all’Aquila, c’erano anche Ancona, Bari, Cerveteri (Roma), Pieve di Soligo (Treviso), Taranto, Trapani, Verbania, Volterra (Pisa).

Molti aquilani non hanno nascosto un po’ di delusione per la scelta e, come ribadito dal primo cittadino, “sono stati straordinari l’affetto e il sostegno di tutta la popolazione abruzzese e dell’Italia”.




In questo contesto, una “piccola” consolazione l’editoriale di Polito “Capitale della Cultura 2022: felici per Procida, non dimentichiamo L’Aquila”, sul Corriere della Sera, che condividiamo:

“Fin quando era ancora candidata la mia città natale, Castellammare di Stabia, ho tifato. Poi non siamo entrati nella selezione finale, e da allora sono diventato solo uno spettatore interessato della gara per la Capitale italiana della cultura 2022. Ho esultato naturalmente per la scelta finale di Procida, l’isola di Arturo: primo perché ha vinto il Mezzogiorno; secondo perché è una delle nostre isole, territori che pagano un prezzo più alto alla mancanza di servizi e trasporti moderni; terzo perché per me, ragazzo del Golfo di Napoli, era una meta speciale, né Capri né Ischia, diversa, fiera, un po’ ‘sprucida’, scontrosa, non ruffiana, ma per questo tanto più fascinosa”.

“E però devo confessare che, pur nella mia terzietà, una simpatia ce l’avevo per l’Aquila. Questa città, così colpita dal terremoto dodici anni fa, e così capace di rimettersi in piedi, mi ha sempre commosso per la sua bellezza e la sua – come si direbbe oggi – resilienza. Tanto che penso che meriti un premio di consolazione, una specie di medaglia al valore, anche per lenire la delusione di non essere arrivata prima”.

“Da quel 6 aprile del 2009 in cui il sisma seppellì una città d’arte sotto 33 milioni di tonnellate di macerie, L’Aquila, anche grazie ai suoi amministratori, ha fatto grandi passi. Non sempre spediti, siamo in Italia, ma certo molto più di quanto è toccato in sorte ad altri luoghi dimenticati dopo terremoti anche più recenti. In dodici anni sono state presentate quasi 30mila pratiche per la ricostruzione di edifici privati e ne restano da istruire sono un migliaio. Il restauro della basilica di Santa Maria di Collemaggio, dove è nato il primo Giubileo della storia con la bolla del Perdono di Celestino V nel 1294, è stato premiato dalla Commissione Europea, e la Perdonanza proclamata dall’Unesco ‘patrimonio immateriale dell’umanità’. Penso dunque che non dispiacerebbe ai procidani se oggi, insieme a loro, si festeggiasse anche un’altra capitale della cultura italiana: l’Aquila”.

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