CARENZA PEDIATRI IN TUTTE LE REGIONI: IN ABRUZZO OGNUNO CURA 968 BAMBINI

31 Marzo 2023 08:38

Regione - Sanità

L’AQUILA – Ciascun pediatra di libera scelta dovrebbe assistere al massimo 800 bambini di età fra 0 e 13 anni ma il carico medio per ciascuno è, a livello nazionale, di 985 bambini, “con un’ampia variabilità territoriale che va 842 bambini per pediatra in Puglia a 1.262 nella Provincia Autonoma di Bolzano”, seguita dal Piemonte con 1.250 e Calabria con 1.199.

Lo riporta l’Annuario Statistico del Ssn 2021, pubblicato dal Ministero della Salute sottolineando che “tutte le Regioni sono comunque caratterizzate da una carenza più o meno accentuata di pediatri in convenzione con il Servizio Sanitario nazionale”.





L’Abruzzo segue il trend nazionale, con 968 bambini per pediatra.

Il contratto dei medici di medicina generale e di pediatria prevede, salvo eccezioni, che ciascun medico di medicina di base assista al massimo 1.500 pazienti adulti (di età superiore ai 13 anni).

In media a livello nazionale ogni medico di base ha un carico potenziale di 1.295 adulti residenti ma a livello regionale esistono notevoli differenze: in particolare si evidenzia la Provincia Autonoma di Bolzano con 1.560 residenti adulti per medico di base, anche se qui il contratto di convenzione stabilisce quale massimale 2.000 assistiti mentre la Regione Umbria registra il valore minimo di 1.063 residenti adulti per medico.





Quanto ai posti letto, il Servizio Sanitario Nazionale ne dispone di oltre 214 mila per degenza ordinaria, di cui il 20,5% nelle strutture private accreditate pari a 4 posti letto ogni 1.000 abitanti. Nel 2021 l’assistenza ospedaliera si è avvalsa di 995 istituti di cura, di cui il 51,4% pubblici e il rimanente 48,6% privati accreditati. Il 63,6% delle strutture pubbliche è costituito da ospedali direttamente gestiti dalle Aziende Sanitarie Locali, il 10% da Aziende Ospedaliere e il restante 26% dalle altri tipi di ospedali pubblici.

“Nell’analizzare i dati dell’assistenza ospedaliera occorre tenere presente – precisa il ministero della Salute – l’impatto che l’emergenza pandemica ha avuto in alcune regioni, che ha comportato la riorganizzazione delle strutture e delle attività ospedaliere”.

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