CARO BOLLETTE: ABRUZZO AL TERZO POSTO PER AUMENTI, 10MILA IMPRESE A RISCHIO A CHIETI E L’AQUILA

ALLARME CONFARTIGIANATO: "SI RISCHIA CATASTROFE ECONOMICA"

24 Settembre 2022 16:37

Regione - Economia

CHIETI – L’Abruzzo, ad agosto 2022, è la terza regione italiana in cui si registra la crescita più elevata dei prezzi di energia elettrica, gas e altri combustibili: l’incremento è pari all’85,1%. Oltre 20mila – cioè un’impresa su cinque – le attività a rischio per il caro energia: più di diecimila sono solo nel Chietino e nell’Aquilano.

È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Confartigianato Imprese Chieti L’Aquila, che torna a lanciare l’allarme sul caro energia.

Sul fronte rincari, dall’elaborazione, condotta su dati Istat, emerge che l’aumento dei prezzi di energia elettrica, gas e altri combustibili in Italia è pari al 76,4%.

Prima dell’Abruzzo ci sono solo Trentino-Alto Adige (115,7%) e Umbria (86,5 %). Numeri più contenuti, ma comunque altissimi, nelle tre regioni che chiudono la classifica: Calabria (68,3%), Campania (68%) e Liguria (63,8%). Al dato regionale abruzzese si aggiunge quello della sola provincia di Teramo, che è al quarto posto nella classifica nazionale, con un incremento dell’86,6%.

In Abruzzo sono 21.032 – pari al 21,5% del totale delle imprese – le Micro e Piccole imprese operanti nei 43 settori a rischio per il caro energia, per un totale di 71.525 addetti, cioè il 23% del totale degli addetti delle imprese del territorio regionale. In testa c’è la provincia di Chieti: 5.958 imprese a rischio, per un totale di 22.320 addetti. Seguono le province di Teramo (5.385, 19.692), Pescara (5.046, 17.285) e L’Aquila (4.642, 12.229).

“Ci troviamo davanti ad un’emergenza senza precedenti. Rischiamo una vera e propria catastrofe economica – afferma il direttore di Confartigianato Imprese Chieti L’Aquila, Daniele Giangiulli – Il Governo deve intervenire subito. Le imprese non possono attendere l’insediamento del nuovo Esecutivo che, se tutto va bene, avverrà tra un mese e mezzo”.

“Nel frattempo migliaia di attività chiuderanno. Se lo Stato non ha le risorse – conclude Giangiulli – è indispensabile utilizzare i fondi europei per calmierare subito il costo delle bollette”.

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