CARO BOLLETTE, COMMERCIANTI RISCHIANO IL TRACOLLO, “E’ COME ACQUA BOLLENTE SULLE SCOTTATURE”

LIBERATI, PRESIDENTE CONFCOMMERCIO L'AQUILA E TITOLARE SUPERMERCATI. "DECINE DI TELEFONATE DI COLLEGHI DISPERATI, RISTORATORE PAGAVA PER LUCE 770 EURO AL MESE, ORA 2MILA. CI SIAMO RISOLLEVATI DAL SISMA DEL 2009, TENEVAMO BOTTA CON PANDEMIA, MA ORA IN MOLTI SVENTOLERANNO BANDIERA BIANCA"

di Filippo Tronca

26 Gennaio 2022 08:12

L'Aquila: Abruzzo

L’AQUILA -“La nostra situazione tra covid e caro bollette? C’è un proverbio aquilano che dice ‘sopra le scottature, acqua bollente”.

Mentre la politica nazionale è impegnata nelle estenuanti trattative per le elezioni dell’inquilino del Quirinale, a rifugiarsi nell’amara saggezza popolare è Angelo Liberati, 62 anni presidente della Confcommercio L’Aquila, componente nazionale della Federazione italiana dettaglianti dell’alimentazione (Fida) di Confcommercio, titolare del supermercato Conad, vicino allo stadio Tommaso Fattori, dal 2001, oltre che della Conad del Torrione, dal lontano 1974, dopo aver gestito il supermercato di piazza San Pio x, sempre al Torrione, dal 1963.

Un imprenditore che come tanti deve fare i conti con l’incredibile e insostenibile aumento dei costi dell’energia e che, da rappresentante della Confcommercio, ha oramai il telefono bollente per le decine e decine di chiamate di commercianti e colleghi imprenditori disperati dopo aver ricevuto le bollette del gas e della luce, in molti casi addirittura triplicate. Per di più in queste ore monta la rabbia dell’intero comparto che boccia il decreto approvato venerdì con le misure sull’energia,  davanti alla prospettiva di una bolletta oltre i 37 miliardi per quest’anno e di 21 per il prossimo. Lanciando di nuovo l’allarme: con questo andamento del gas e dell’elettricità l’intero sistema economico italiano è in pericolo e si rischia la chiusura di intere filiere.

“Sono tanti anni che faccio questa professione – si sfoga Liberati – e non avevo mai vissuto una situazione del genere. Dopo il terremoto del 2009, ci siamo risollevati anche perché ci avevano congelato le bollette, gli aiuti sono arrivati e abbiamo avuto un po’ di respiro. In un modo o nell’altro abbiamo e teniamo botta davanti alla crisi della pandemia, nonostante i lockdown, il calo di fiducia e clientela, avendo ottenuto piccoli ma comunque utili ristori a fondo perduto. Ora però se non ci saranno misure drastiche e risolutive, e in tempi stretti sarà davvero la catastrofe, tante attività, anche a L’Aquila e provincia dovranno chiudere  per sempre la saracinesca”.

Proprio mentre incontriamo Liberati, assistiamo in diretta ad una delle tante telefonate che oramai quotidianamente riceve.

“È di un ristoratore di Celano – spiega al termine della chiamata il presidente Confcommercio -, mi ha detto, quasi trattenendo le lacrime, che gli è arrivata una bolletta da 2.000 euro per una utenza da 15 chilowatt, quando in media pagava 770 euro. Mi ha chiamato anche un albergatrice della Marsica, ha ricevuto una bolletta di 111 mila euro, e solo una piccola parte era un conguaglio, e in questo periodo ha avuto un calo del 60% delle presenze. E anche lei mi ha detto che in questo modo non può andare avanti, del resto come si possono pagare i dipendenti, le tasse, le forniture a queste assurde condizioni?”.

E aggiunge “fa male, troppo male non poter dare risposte a imprenditori che vanno considerati degli eroi, viste le difficoltà che hanno dovuto affrontare negli ultimi anni. Anche a L’Aquila, deve essere chiaro,  ci sono attività storiche, che rappresentano un valore identitario per questa città, che dopo essersi risollevate dal terremoto dovranno questa volta sventolare bandiera bianca”.

Confcommercio è impegnata in una durissima trattativa con il governo per ottenere un taglio ben più consistente delle bollette, rispetto a  quello finora messo in campo, tenuto conto che si prevede che il costo energetico arriverà quest’anno alla stratosferica cifra di 37 miliardi e a 21 miliardi per il prossimo,  con il costo del gas arrivato ad aumentare del 700% . Liberati è anche in contatto con l’associazione consumatori Codacons, per analizzare la congruità degli aumenti.

“In bolletta la metà dell’importo sono tasse, non consumi, va dunque azzerata l’iva e tutti gli altri coefficienti e lo Stato deve trovare le risorse per compensare le minori entrate. Non dobbiamo dimenticare, fra l’altro, che questo stratosferico aggravio di costi colpisce in particolare l’Italia e la Spagna, nel resto di Europa la situazione è decisamente migliore. Rischiamo di mettere a repentaglio la nostra capacità di competere, cos’altro bisogna aggiungere per affermare che si tratta di un’emergenza nazionale?”

A rendere ancora tutto più difficile, se ce ne fosse bisogno, è stato poi il passaggio dell’Abruzzo di lunedì da zona gialla a zona arancione, con limitazione agli spostamenti per chi non è vaccinato o guarito, fuori dal comune di residenza e dal primo febbraio entrerà in vigore il decreto che impone di mostrare almeno il green pass base (che si ottiene facendo il tampone, che costa non meno di 15 euro fino a 60 euro per il molecolare), per accedere alla maggior parte dei negozi al chiuso, da quelli di vestiti agli store di elettronica. Sarà obbligatorio anche in libreria e nei punti vendita di tabacchi. Anche per andare nei centri commerciali il certificato verde sarà obbligatorio, ma non i negozi di beni essenziali.

“La clientela si è più che dimezzata, tra limitazioni dell’accesso e dei consumi in bar ristoranti con l’introduzione del green pass e poi del super green pass, e in generale per la poca propensione a fare vita sociale a causa della giusta preoccupazione dei contagi. Ora occorrerà il certificato verde per accedere ad attività commerciali che vendono beni considerati non di prima necessità. Questo significherà anche costi aggiuntivi a carico degli esercenti, per garantire i controlli alla porta, anche con personale apposito. Però questa volta non è previsto nessun ristoro. Viviamo in una sorta di lockdown di fatto, ma questa volta non è previsto nessun aiuto”.

E poi c’è il flagello dell’inflazione, che significa una tempesta perfetta: meno soldi in tasca dei cittadini, e non solo per il caro bollette, e prezzi che dovranno essere necessariamente ritoccati più in alto nei negozi.

“Il caffè al banco – commenta Liberati – per dirne una sarà difficile mantenerlo a 90 centesimi  o a un euro. Con l’aggravio del costo dei trasporti, aumenterà un po’ tutto. Preoccupa il rialzo delle farina, con tutto quello che questo significa, della frutta e della verdura e potrei andare avanti. Molti esercizi commerciali saranno per forza di cose costretti ad aumentare i prezzi non avendo nessun altra alternativa, con la loro clientela che però dovrà stringere la cinghia. Dopo due anni di pandemia invece dell’ossigeno è arrivata una mano che ci sta mettendo la testa sott’acqua”.

 

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