CARO BOLLETTE, DA TRIVELLE A RINNOVABILI: GOVERNO FISSA STRATEGIA CONTRO CRISI ENERGETICA

26 Ottobre 2022 20:05

Italia - Politica

ROMA – Nel breve periodo, il governo Meloni deve trovare il modo di frenare il caro bollette. Ma poi deve anche pensare a strategie di più lungo periodo, a come rendere l’Italia un paese più sicuro e indipendente sul fronte dell’energia. Non a caso, il Ministero della Transizione ecologica sarà ribattezzato dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.

Il nuovo ministro, Gilberto Pichetto, di Forza Italia, ha appena cominciato a studiare i dossier. Al suo fianco ha il superconsulente voluto da Giorgia Meloni (su consiglio di Mario Draghi): l’ex ministro Roberto Cingolani, un tecnico che ha accettato di aiutare il suo successore per qualche mese a districarsi in materie complicatissime. Nessun commissariamento da parte della premier, precisa lo staff del neoministro, respingendo le accuse di Angelo Bonelli di “Europa Verde” e di alcuni organi di stampa.





“Cingolani ha detto subito ‘il ministro sei tu, io sono qui per darti una mano’ – spiegano -. Il rapporto fra i due è ottimo”. Pichetto dal canto suo, come prima dichiarazione dopo il giuramento, aveva puntualizzato che si muoverà “nel solco di quanto fatto finora soprattutto in termini di energia dal Premier Draghi e dal Ministro Cingolani”.

La premier Meloni, nei suoi interventi alla Camera e al Senato, ha fissato i punti principali del suo programma in materia energetica: battaglia in Europa per un tetto al prezzo del gas e per il disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello del metano (per far pagare meno la corrente da fonti rinnovabili, più economiche); misure di emergenza contro il caro bollette a imprese e famiglie, cercando fondi “nelle pieghe del bilancio” e dagli extraprofitti delle società energetiche; aumento dell’estrazione nazionale di gas, oggi ai minimi termini; potenziamento delle fonti rinnovabili, eliminando gli ostacoli burocratici.

A questi obiettivi, che erano già del governo Draghi, la premier Meloni ne ha aggiunti altri di sapore più “nazionale”: creare fabbriche italiane di componentistica per le fonti rinnovabili (soprattutto i pannelli solari) ed evitare di “demolire filiere di eccellenza produttiva nazionale” per passare “alla dipendenza dalle materie prime cinesi”. Una chiara allusione al settore dell’auto, e al passaggio dai motori endotermici (eccellenza italiana) a quelli elettrici (con le batterie monopolizzate dal Dragone).





Le sfide che attendono Pichetto e tutto l’esecutivo sono tremende. Il price cap ha contro la Germania, che non lo vuole perché teme che le faccia mancare il gas. Per prorogare soltanto fino al 31 dicembre i crediti di imposta alle imprese servono 5 miliardi di euro, per gli sconti su benzina e gasolio un altro miliardo e mezzo. Il governo Draghi ha lasciato un tesoretto di 10-11 miliardi di euro, frutto dei maggiori introiti fiscali per l’aumento del prezzo del gas. Ma se le tariffe resteranno alte, anche questi soldi finiranno presto. L’Italia oggi estrae solo 3 miliardi di metri cubi di gas all’anno (nel 2000 ne estraeva 17 miliardi).

Secondo Assorisorse, l’associazione delle aziende estrattive, entro il 2025 si può salire a 6 miliardi, quindi arrivare a 7. Quante alle fonti rinnovabili, sono rimaste ferme per 10 anni, bloccate da burocrazia e proteste nimby. Draghi e Cingolani le hanno sbloccate, e quest’anno se ne installerano 3 gigawatt, secondo Elettricità Futura, l’associazione delle imprese elettriche. Ma non basta. Per raggiungere gli obiettivi Ue di decarbonizzazione, e anche quelli di indipendenza energetica del nuovo governo, bisogna arrivare a 8 GW all’anno fino al 2030. Poi ci sono da spendere bene i 59,46 miliardi che il Pnrr assegna alla transizione ecologica. Il ministro Pichetto si è detto favorevole anche alla sperimentazione del nucleare di nuova generazione.

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