CARO ENERGIA: “SARA’ ECATOMBE IMPRESE”, IN ABRUZZO A RISCHIO 71MILA LAVORATORI

9 Settembre 2022 08:04

Italia - Economia

L’AQUILA – “Rischiamo una ecatombe di imprese”.

Confartigianato stima “l’impatto sempre più vasto e pesante della folle corsa dei prezzi di gas ed elettricità sulle aziende di 43 settori” e rilancia l’allarme aprendo, in vista del voto, una serie di incontri con i leader politici.

Il caro-energia mette a rischio 881.264 micro e piccole imprese con 3.529.000 addetti, di cui 21.032 solo in Abruzzo con 71.525 addetti. Con una ricaduta del 20,6% sull’occupazione del sistema imprenditoriale italiano.

A parlare di rischio ‘ecatombe’ è il presidente Marco Granelli, che avverte: “Servono interventi immediati ma anche altrettanto rapide riforme strutturali per riportare i prezzi dell’energia sotto controllo e scongiurare una crisi senza precedenti”.

Le attività più esposte alla minaccia del lockdown energetico e addirittura della chiusura sono quelle energy intensive: ceramica, vetro, cemento, carta, metallurgia, chimica, raffinazione del petrolio, alimentare, bevande, farmaceutica, gomma e materie plastiche e prodotti in metallo. Ma i rincari dei prezzi dell’energia fanno soffrire anche altri 16 comparti manifatturieri in cui spiccano il tessile, la lavorazione del legno, le attività di stampa, la produzione di accumulatori elettrici e di apparecchi per uso domestico, di motori e accessori per auto, la fornitura e gestione di acqua e rifiuti.

Secondo l’analisi di Confartigianato, gli effetti del caro-energia non risparmiano il settore dei servizi, con 17 comparti sotto pressione a causa dell’escalation dei prezzi di energia elettrica, gas e carburanti. Si tratta del commercio di materie prime agricole e di prodotti alimentari, ristorazione, servizi di assistenza sociale residenziale, servizi di asili nido, attività sportive come piscine e palestre, parchi di divertimento, lavanderie e centri per il benessere fisico. A questi si aggiungono i settori del trasporto colpiti dall’aumento del costo del gasolio: dal trasporto merci su strada ai servizi di trasloco, taxi, noleggio auto e bus con conducente, trasporto marittimo e per vie d’acqua. I rischi si estendono anche alla logistica, con attività come il magazzinaggio e le attività di supporto ai trasporti che subiscono pesanti rincari delle bollette per le attività di refrigerazione delle merci deperibili.

Confartigianato invoca misure di emergenza come “l’azzeramento degli oneri generali di sistema per luce e gas, la proroga e l’ampliamento del credito d’imposta sui costi di lettricità e gas per le imprese non energivore e non gasivore. Inoltre – prosegue Granelli – va fissato un tetto europeo al prezzo del gas e va recuperato il gettito calcolato sugli extraprofitti, per non aggravare la situazione del bilancio pubblico; vanno anche sostenuti gli investimenti in energie
rinnovabili e nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento, in particolare per creare comunità energetiche e per incrementare l’autoproduzione”.

Poi, “la riforma della tassazione dell’energia che oggi tocca il 51% della bolletta e che penalizza con maggiori oneri proprio le piccole imprese che consumano meno, in barba al principio ‘chi inquina paga’ “.

Secondo le stime “la regione più esposta ai disastrosi effetti del caro-energia sull’occupazione delle piccole imprese è la Lombardia: a rischio 139mila aziende con 751mila addetti”.

Poi Veneto (dove a soffrire sono 77mila piccole imprese con 376mila occupati), Emilia-Romagna (72mila con 357mila occupati), Lazio (79mila con 304mila occupati), Piemonte (62mila con 262mila occupati) Campania (77mila con 240mila occupati), Toscana (63mila con 228mila occupati), Puglia (57mila con
177mila occupati) e Sicilia (63mila con 165mila occupati)”.

Inevitabilmente il tema si impone nel confronto che Confartigianato ha avviato con i leader della politica con i primi due incontri, con Giuseppe Conte e Antonio Tajani; in agenda per mercoledì 14 settembre ci sono Enrico Letta, Carlo Calenda e Matteo Salvini che intanto dice: “Confartigianato ha parlato di tre milioni di posti di lavoro a rischio, non capisco il silenzio di Letta, il ritardo di Letta, la paura di Letta. Io ho detto: firmiamo insieme un decreto da almeno 30 miliardi”; per giovedì 15 settembre nella sede di Confartigianato è attesa Giorgia Meloni.

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