CARO ENERGIA: SCOPANO, “MISURE GOVERNO INADEGUATE”. “MOLTE IMPRESE RESTANO A CANNA DEL GAS”

INTERVISTA AD IMPRENDITORE AQUILANO DELL'ATERNO GAS & POWER. "PER RATEIZZAZIONE NON È FACILE OTTENERE GARANZIA SACE, E OCCORRE IN OGNI CASO RINUNCIARE A CREDITO D'IMPOSTA". "SPECULAZIONE SENZA CONTROLLO, EMERGENZA DURA DA PIÙ  DI UN ANNO"

di Filippo Tronca

28 Novembre 2022 07:50

Regione - Economia

L’AQUILA – “Dispiace dirlo, ma le misure a favore delle imprese per contrastare il caro energia previste nella manovra finanziaria sono del tutto insufficienti, per quanto riguarda in particolare le rateizzazioni e i crediti di imposta. Tante aziende alla canna del gas, rischiano di rimanerci”.

Dopo aver lanciato l’allarme sul caro energia, proprio ad Abruzzoweb, in largo anticipo, nell’ottobre 2021, l’imprenditore aquilano Mauro Scopano, amministratore unico di Aterno Gas & Power, analizza una delle principali misure per far fronte alla catastrofe del caro-energia contenute nel decreto legge  176 del 18 novembre, meglio conosciuto come decreto Aiuti quater, uno dei primi atti del governo di centrodestra di Giorgia Meloni, che in campagna elettorale ha cannoneggiato il precedente governo di Mario Draghi per le mancate risposte alle imprese e famiglie, lasciate sole davanti al caro bollette.

Un giudizio negativo, da parte di un addetto ai lavori a capo di una azienda con sede centrale all’Aquila, leader in Abruzzo nella fornitura di gas metano ed energia elettrica, con altre 17 sedi in Molise, Lazio e Marche, una settantina tra dipendenti e stretti collaboratori, 35mila clienti, e che opera anche nel nuovo mercato dell’efficientamento energetico e del fotovoltaico.





Entrando nel merito, due i limiti delle misure previste per Scopano:  “la norma in discussione prevede la possibilità di rateizzare le fatture energetiche che arriveranno fino alla metà del 2023, in 36 mesi. Ma il problema è che ci vuole la garanzia della Sace, la società per azioni controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze, deputata all’assicurazione dei crediti e alle garanzie finanziarie. Ebbene, molte piccole e medie aziende hanno estrema difficoltà ad ottenere da Sace una garanzia, non avendo una consistenza finanziaria sufficiente, a differenza delle grandi imprese che sono meglio strutturate e solide patrimonialmente”.

Ma c’è anche dell’altro: “l’aspetto ancor più preoccupante è che se anche una piccola impresa riuscisse ad accedere alla rateizzazione, dovrebbe conseguentemente rinunciare al credito d’imposta, previsto dal precedente governo, e confermato dall’attuale. Sul trimestre settembre-novembre si stabilisce che l’aumento dei costi energetici saranno compensati al 40%, grazie al credito fiscale, ovvero con uno sconto delle tasse e imposte. Molte aziende vivono ora un tremendo dilemma se scegliere la rateizzazione, oppure lo sconto e in ogni caso non saranno sostegni risolutivi”.

Del resto, oramai da un anno il costo dell’energia sembra essere impazzito, prima per gli effetti sull’economia globale della pandemia, poi della guerra in Ucraina. Questi i numeri: oggi il gas è quotato a 120 euro a megawattora, Certo, molto meno rispetto agli assurdi 350 euro  di agosto, ma molto di più rispetto ai 90 euro dello stesso periodo del 2021. Parliamo del prezzo all’ingrosso fissato dalla contestata borsa di Amsterdam dove gli speculatori scorrazzano, spadroneggiano e macinano favolosi profitti affossando impuniti l’economia reale.

“Difficile dire cosa accadrà nei prossimi mesi – spiega a questo proposito Scopano -, la volatilità del prezzo del gas è ancora molto accentuata. Un aspetto positivo è che almeno finalmente si è compresa la gravità della situazione, cosa che non era accaduta in precedenza, ben prima della guerra in Ucraina”.





Del resto c’è la speculazione a dettare legge e spiega l’imprenditore: “Emblematico quello che è accaduto martedì scorso, e che fa capire cosa riesce a fare la speculazione. In sede di Unione europea si stava ipotizzando un tetto massimo al prezzo del gas, il famoso price cap, fissandolo a 275 euro a megawattora. Una quotazione a mio modo di vedere insensata, comunque troppo alta, anche se inferiore alla cifra mostruosa raggiunta ad agosto, di 360 euro. Il giorno dopo, solo a seguito di un mero annuncio, si è scatenata la speculazione, e in poche ore il prezzo a megawatt è salito dai 100 a 150 euro a megawattora, con l’argomento che se l’Ue mette il tetto a 275 io in prospettiva sono autorizzato a ritoccare in alto il prezzo, anche del 50%. Fortunatamente poi c’è stata una discesa agli attuali 120 euro a megawattora. Ma quello che è accaduto, e che può ancora accadere, credo sia emblematico”.

Tutto ciò va a discapito anche delle società che come Aterno gas & power per mestiere comprano gas all’ingrosso e poi lo vendono ai consumatori finali, famiglie e imprese.

“Noi stiamo reggendo botta, ma abbiamo avuto grandi difficoltà con questi prezzi impazziti, in particolare per  l’aumento delle fideiussioni. Occorre sapere che acquistare il gas all’ingrosso è come acquistare un’automobile, occorre lasciare per così dire una caparra, ovvero la fideiussione, che si è moltiplicata nell’importo con l’aumento del costo della materia prima. Una società come la nostra poi il gas prima lo paga e poi deve farselo pagare dal cliente finale, e inevitabilmente sono aumentate le sofferenze, soprattutto da parte delle imprese, che hanno continuato a consumare molta energia anche in agosto, quando il prezzo del gas è stato ai massimi, a differenza delle famiglie che almeno potevano tenere i riscaldamenti spenti”.

Un aspetto positivo, conclude però Scopano, è che “molte aziende stanno reagendo nel modo giusto, investendo nel risparmio energetico, abbattendo i consumi con pompe di calore, fotovoltaico e coibentazioni. Da questo punto di vista abbiamo registrato un forte aumento della nostra clientela. Del resto, con questo costo del gas, i tempi di rientro per una riconversione energetica si accorciano anche ad appena un anno, sta diventando non solo una scelta obbligata, ma la più conveniente”.

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