CASA STUDENTE SAN CARLO: CIALENTE, ”TUTTO IO DEVO CONTROLLARE?”

14 Febbraio 2011 16:57

L’AQUILA – “Deciderò il da farsi con i miei avvocati. Potrebbero aver ragione gli studenti, ma se così non fosse questa diffida sarebbe un atto lesivo della mia dignità”.

Resta interdetto il primo cittadino, Massimo Cialente, alla notizia della diffida inviata dall’Udu (Unione degli universitari), tramite i suoi avvocati, nei confronti del Comune dell’Aquila, e in particolare del sindaco e dei dirigenti competenti in materia di Ripianificazione e Urbanistica e di Bilancio e Patrimonio, per chiedere formalmente che vengano presi provvedimenti rispetto alla vicenda della casa dello studente San Carlo Borromeo.

“Devo vigilare su tutto io? – si lascia scappare il sindaco, che però non vuole esporsi sulla questione – Non è un atto politico, ma legale e solo i miei avvocati possono rispondere”.






L’Unione degli universitari ha “accusato” il Comune di non aver “garantito” l’accordo di programma firmato il 16 giugno 2009 insieme a Regione Abruzzo, Regione Lombardia, Provincia dell’Aquila, Dipartimento di Protezione Civile e Curia Arcivescovile dell’Aquila.

Nel documento era stato stabilito che la struttura sarebbe stata “realizzata a ‘beneficio’ del Comune dell’Aquila”, che ne avrebbe trasferito l’uso alla Regione Abruzzo affinché la stessa “attraverso le sue articolazioni provveda alla relativa gestione”.

“Come è noto la Regione Abruzzo ha trasferito, in spregio all’accordo di programma, la gestione della struttura alla Arcidiocesi dell’Aquila – dicono gli studenti – la quale, a sua volta l’ha trasferita ad un privato, la Fondazione Giorgio Falciola, che gestisce la residenza in maniera privatistica”. (m.c.)

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