CASTELVECCHIO CALVISIO NON RICOSTRUITO, DOPO 12 ANNI PRIMI CANTIERI NEL CENTRO STORICO

SISMA 2009: REPORTAGE DA BORGO DEL GRAN SASSO AQUILANO CELEBRE PER PIANTA OVALE E SCALINATE ESTERNE; SINDACO, "TANTI PROBLEMI PER COSTITUIRE CONSORZI, ITER PROGETTI, E PARCELLIZZAZIONE PROPRIETA', MA ENTRO 2021 AL VIA LAVORI IN 10 AGGREGATI"

di Filippo Tronca

15 Maggio 2021 07:46

L’AQUILA – Un fiabesco vicolo, con audaci scalinate di antichissima pietra aggrappate alle case. Disegnato però su una tela. Oltre cui il vicolo reale è disseminato di macerie, solcato da crepe di edifici pericolanti. Come lo ha ridotto il terremoto del 6 aprile 2009.

Benvenuti a Castelvecchio Calvisio, splendido borgo della provincia dell’Aquila di 120 anime, nel cuore del Parco nazionale Gran Sasso, poco distante da Calascio e il suo celebre castello, Santo Stefano di Sessanio e Carapelle Calvisio, ad una trentina di chilometri dal capoluogo. Rarissimo esempio di impianto medievale di tipo cardo-decumanico forse di origine romana, a forma ovoidale. Un labirinto a pettine scandito da una teoria di decine e decine di ripide scalinate esterne  alle case avviluppate ai barbacani, che da sole già potrebbero attrarre turisti da ogni dove, per la loro bellezza. Centro storico dove però di cantieri a ben 12 anni dal sisma se sono visti ben pochi. Anzi, uno soltanto, partito di recente. Altri 10 cantieri, meglio tardi che mai, saranno avviati entro quest’anno.

E dietro quel telo divisorio affrescato con un paese che c’era e che non c’è ancora, spiega ad Abruzzoweb il sindaco Luigina Antonacci, in carica dal giugno 2016, e che ha anche rinunciato all’indennità, ci sono gli ostacoli incontrati nel processo di ricostruzione, “riassumibili nella difficoltà a costituire gli aggregati edilizi, per la frammentazione delle proprietà, nell’estenuante fase di progettazione, con la richiesta di ripetute integrazione,  ed anche per l’accaparramento di troppe pratiche da parte di pochi professionisti. A cui va aggiunto il disinteresse da parte di alcuni proprietari che vivono altrove”. Persone che forse non hanno consapevolezza del tesoro ricevuto in eredità.

Sarebbe un passo in avanti notevole: dopo la bellezza di 12 anni dal terremoto, vanno ancora ricostruiti 20 aggregati dentro le mura, nel cosiddetto “uovo” e altri 29 fuori le mura, in particolare nella parte del centro caratterizzato dalla presenza delle antiche stalle e pagliai medioevali. Tutti aggregati dove a prevalere sono le abitazioni classificate “E”, con danni gravi. Per il resto dei 15 aggregati della parte nuova del paese, 13 sono stati già ricostruiti. Non è dato esattamente a sapere, per fare un confronto, quanto ci è voluto esattamente per rimettere in  sesto il paese, nel 1423 devastato dall’assedio e dal saccheggio di Braccio da Montone, detto Fortebraccio, capitano di ventura impegnato nella guerra contro L’Aquila e i castelli del contado.

“Purtroppo ad ostacolare il processo di ricostruzione hanno contribuito più fattori – spiega il primo cittadino -. Il primo è dovuto all’ipotesi avanzata inizialmente di concepire il centro storico  per la sua straordinaria valenza, come un unico aggregato, da restaurare in modo uniforme. Purtroppo quest’ipotesi ha avuto forti resistenze, da parte di cittadini e professionisti. Dunque si è partiti in ritardo con la costituzione di una pluralità di aggregati, come avviene altrove”.

Superato questo intoppo, ci si è trovati di fronte alla difficoltà, per costituire i consorzi, di rintracciare una miriade di proprietari, anche di una sola cantina, magari ereditata dal nonno, da persone che a Castelvecchio Calvisio non ci hanno mai messo piede.

“Un ostacolo non da poco – spiega il sindaco – ci sono locali e appartamenti che si è scoperto appartenere a più persone, alcune delle quali defunte o residenti all’estero. In molti casi poi il possessore non aveva una carta che dimostrasse la titolarità del bene, perché i passaggi erano avvenuti in modo informale”.

Tenuto conto, conferma il sindaco, che “alcuni proprietari di seconde case non si sono mostrati più di tanti interessati alla ricostruzione del loro bene, e anche questo ha ritardato l’iter complessivo”.

E’ così tanto tempo è trascorso per ritrovare le visure catastali, che giacevano impolverate nei vari archivi da decenni per non dire da oltre un secolo. Ma non è tutto, un problema simile è sorto per il possesso, anche in parte del centro storico, dei terreni di uso civico dove sono state realizzate le abitazioni.

“Il proprietario della casa deve essere proprietario terreno – spiega il sindaco -, ma alcune parti anche del centro storico sono di uso civico, ovvero proprietà collettiva. E senza il possesso effettivo e documentato del terreno l’Ufficio speciale della ricostruzione del cratere sismico (Usrc), non può dare il contributo. Ora questo problema è stato risolto, con una procedura che ha interessato l’ufficio degli usi civici della Regione Abruzzo, ottenendo la sdemanializzazione dei beni e il mutamento di destinazione d’uso”.

Infine il classico problema relativo alle lungaggini che accompagnano la fase di progettazione, l’accaparramento delle pratiche. “Confermo è accaduto anche questo: ci sono professionisti che hanno accettato, magari in buona fede, troppi incarichi, e poi hanno avuto difficoltà a garantire tempistiche celeri. Tanti progetti sono stati osservati dall’Usrc, e sono state necessarie modifiche e integrazioni”.

Ora però assicura il sindaco, “abbiamo superato parecchi ostacoli, entro l’anno sono pronti a partire una decina di aggregati, questa volta nel centro storico, dentro e fuori le mura. Quelli già consegnati all’Ufficio territoriale della ricostruzione sono stati istruiti e richieste di integrazioni inviate. Ciò che auspichiamo è un rafforzamento del personale degli Utr e una maggiore velocità da parte dei tecnici dei consorzi, i quali hanno dovuto affrontare anche il problema del ridimensionamento dei contributi assegnati e quindi la revisione dei progetti fatti per l’assegnazione dei lavori alle ditte esecutrici”.

Quel vicolo disegnato su tela, si tinge ora dei colori della speranza.

“Si avvicina il sogno, dopo tanti ritardi, di restituire al mondo un paese bellissimo, una vera e propria opera d’arte architettonica, che non vuole però essere un monumento, ma un luogo vitale e abitato, con tante attività artigianali, abitato e con tutti servizi utili al lavoro a distanza. Non bisogna preoccuparsi delle scale esterne, vincolate dalla Soprintendenza, e che non potranno avere le ringhiere o modificate in nessun modo nel loro attuale aspetto. Non saranno il massimo della comodità, ma io che ci sono nata e cresciuta nel centro storico, assicuro che nessuno è mai caduto da quelle scale, è una questione di abitudine”, conclude il sindaco.

Si ringrazia il regista Sebastian Alvarez per le foto che hanno contribuito alla realizzazione della gallery

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