CEMENTO DOVE ERA CAMPAGNA: RECORD CONSUMO SUOLO, ABRUZZO PRIMA IN ITALIA PER INCREMENTO NEL 2021

FOCUS RAPPORTO ISPRA: “BRUCIATI 2 METRI QUADRATI AL SECONDO E 70 CHILOMETRI QUADRATI DI NUOVE COPERTURE ARTIFICIALI IN UN ANNO”, IN REGIONE FENOMENO RIGUARDA COSTA PESCARA E CHIETI, MOLTO MENO PROVINCIA L’AQUILA E AREE INTERNE. STIMATI IN 8 MILIARDI I “COSTI NASCOSTI” PER IMPERMEABILIZZAZIONE E ARTIFICIALIZZAZIONE DEGLI ULTIMI 15 ANNI

3 Ottobre 2022 08:38

Regione - Politica

L’AQUILA – Il consumo di suolo in Italia, negli anni e mesi in cui tanto si parla di transizione ecologica, non solo non rallenta, ma nel 2021 riprende a correre con maggiore forza, superando la soglia dei 2 metri quadrati al secondo e sfiorando i 70 chilometri quadrati di nuove coperture artificiali in un anno, il valore più alto degli ultimi 10 anni.

Lo si legge nel rapporto 2022 sul consumo di suolo, pubblicato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), realizzato in collaborazione con il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), le Agenzie per la protezione dell’ambiente delle Regioni e delle Province Autonome, in un lavoro congiunto di monitoraggio.

Un fenomeno che è una delle concause di alluvioni distruttive, come quella recente nelle Marche, del dissesto idrogeologico di perdita di terra fertile e della desertificazione, che riguarda anche l’Abruzzo, che centra anzi tre primati: in termini di incremento percentuale rispetto alla superficie artificiale dell’anno precedente, i valori più elevati sono proprio in Abruzzo  con il +0,78%, seguito da Piemonte (+0,37%) e Campania (+0,34%).

E sempre in Abruzzo la densità del consumo di suolo è la più alta 3,88 metri quadrati per ettaro,  e limitandosi alla crescita annuale, l’Abruzzo con 3,27 metri quadrati per abitante, è la regione che presenta i valori più alti.

Ma se si guarda più nel dettaglio, gli incrementi del consumo di suolo riguardano soprattutto la costa, più che le aree interne, e infatti la crescita percentuale maggiore a livello italiano è avvenuta nell’ultimo anno nelle province di Chieti e Pescara, rispettivamente dell’1,05%, 0,97%, rispetto alla media nazionale dello 0,30%.

Per l’esattezza, in provincia di Chieti nel 2021 sono stati consumati 171 ettari, in provincia di Teramo 96,9 ettari, in provincia di Pescara 84,1 ettari, in provincia dell’Aquila, “solo” 66,3 ettari.

“Il monitoraggio di quest’anno conferma la criticità del consumo di suolo nelle zone periurbane e urbane – si legge nel rapporto -, in cui si rileva un continuo e significativo incremento delle superfici artificiali, con un aumento della densità del costruito a scapito delle aree agricole e naturali, unitamente alla criticità delle aree nell’intorno del sistema infrastrutturale, più frammentate e oggetto di interventi di artificializzazione a causa della loro maggiore accessibilità e anche per la crescente pressione dovuta alla richiesta di spazi sempre più ampi per la logistica”.

E si lancia l’allarme: Le conseguenze sono anche economiche, e i “costi nascosti”, dovuti alla crescente impermeabilizzazione e artificializzazione del suolo degli ultimi 15 anni, sono stimati in 8 miliardi di euro l’anno che potrebbero incidere in maniera significativa sulle possibilità di ripresa del nostro Paese”.

Infatti, “la valutazione del degrado del territorio, strettamente legata alla perdita di servizi ecosistemici che un suolo sano è in grado di offrire, permette di avere un quadro completo dei fenomeni che impattano sulla funzioni del suolo e che limitano la capacità di “combattere la desertificazione, ripristinare terreni degradati e suolo, compresi i terreni colpiti da desertificazione, siccità e inondazioni, per realizzare la neutralità del degrado del territorio” e di “far diventare più inclusive, sicure, resilienti e sostenibili le città” entro il 2030, come previsto dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile definiti dall’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite”.

Questa la panoramica completa.

I valori percentuali più elevati del suolo consumato sono in Lombardia (12,12%), Veneto (11,90%) e Campania (10,49%).

Gli incrementi maggiori, indicati dal consumo di suolo netto in ettari dell’ultimo anno, sono avvenuti nelle regioni Lombardia, con 883 ettari in più, Veneto (+684 ettari), Emilia Romagna (+658), Piemonte (+630) e Puglia (+499). Valle d’Aosta, Liguria, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Molise, Basilicata e Calabria sono le regioni che, quest’anno, hanno avuto incrementi inferiori ai 100 ettari.

In termini di incremento percentuale rispetto alla superficie artificiale dell’anno precedente, i valori più elevati sono in Abruzzo (+0,78%), Piemonte (+0,37%), Campania (+0,34%) Emilia-Romagna (+0,33%)

Tra le regioni, la densità del consumo di suolo è più alta in Abruzzo (3,88 m2/ha), Veneto (3,73 m2/ha), Lombardia (3,70 m2/ha) e Campania (3,60 m2/ha; Tabella 2).

In termini di suolo consumato pro capite, i valori regionali più alti risentono della bassa densità abitativa tipica di alcune regioni. Il Molise presenta il valore più alto (592 m2/ab) quasi 200 m2 in più rispetto al valore nazionale (366 m2/ab), seguita da Basilicata (582 m2/ab) e Valle
d’Aosta (564 m2/ab). Lazio, Campania, Liguria e Lombardia presentano i valori più bassi e al di sotto del valore nazionale.

Limitandosi alla crescita annuale, l’Abruzzo (3,27 m2/ab), è la regione che presenta i valori più alti, mentre in Liguria si registra il valore più basso.

Le province dove il consumo di suolo netto è cresciuto di più tra il 2020 e il 2021 sono Brescia (+307 ettari), Roma (+216 ettari) e Napoli (+204 ettari). Tra quelle che hanno consumato di meno si registrano le province di Trieste, Gorizia e Ancona, dove anche alcune azioni di
ripristino del suolo già consumato hanno contribuito a mantenere il consumo di suolo al di sotto dei 10 ettari. In termini assoluti, la città metropolitana di Roma si conferma quella con la maggiore superficie consumata al 2021, con oltre 70.100 ettari, anche grazie agli ulteriori 216 ettari dell’ultimo anno, di cui oltre 95 nel territorio comunale della Capitale.

Indagando i primi comuni in termini di percentuale di superficie artificiale rispetto ai confini amministrativi, emergono alcuni comuni della Campania e della Lombardia,
che si distinguono per essere quelli che presentano un alto o altissimo tasso di suolo consumato. Nello specifico, Casavatore, Arzano, Melito di Napoli, in Campania, rivelano una percentuale di aree coperte artificialmente che supera il 90% nel primo e l’80% negli altri due

I capoluoghi di provincia con una percentuale superiore al 50% sono Torino (65%), Napoli (63%), Milano (58%) e Pescara (51%). Seguono in Abruzzo tra i Comuni con maggiore quantità di suolo artificiale Montesilvano con il 34,2% e Martinsicuro con il 33,0%

Alla questione il Wwf  venerdì 7 ottobre, dalle ore 16.00, presso la sala Rivera di Palazzo Fibboni, dedicherà un convegno dal titolo “Una volta qui era tutta campagna. Analisi e riflessioni sul consumo di suolo in Italia e in Abruzzo”.

E spiega il Wwf nella nota: “la cementificazione contribuisce a rendere il nostro Paese meno sicuro perché l’impermeabilizzazione del suolo aumenta il rischio di disastri: dal 2000 al 2019 il dissesto idrogeologico ha causato solo in Italia 438 morti. Nel nostro Paese si discute di una legge sul consumo del suolo dal 2012, ma il Parlamento non è mai riuscita ad approvarla nonostante nel frattempo la Commissione Europea nel 2021 abbia anche approvato la nuova Strategia europea per il suolo al 2030 impegnandosi a promuovere una Direttiva sul tema entro il 2023 e rendendo ancora più urgente l’intervento del legislatore nazionale. La legge sul consumo del suolo dovrà muoversi in una logica di “bilancio zero del consumo del suolo” stimolando il recupero delle aree già occupate e degradate: nelle sole aree urbane si potrebbe intervenire su oltre 310 Km quadrati di edifici non utilizzati (una superficie pari all’estensione di Milano e Napoli)”.

 

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