CENTRALE SNAM: ATTESO OK DA NUOVO GOVERNO. LA FAME DI GAS GIOCA A FAVORE DEL METANODOTTO

SULMONA: CORRIERE DELLA SERA, "OPERA STRATEGICA, PRIORITARIO DIVERSIFICARE FORNITURE DOPO STOP A GAS RUSSO, POTENZIANDO RETE DA SUD", MARSILIO AL FOGLIO, "SE SI RITIENE CHE SIA UN’OPERA STRATEGICA, L’OPERA S’HA DA FARE, E SI FARÀ". COMITATI E SINDACI CON FRONTE BIPARTISAN PRONTI A DARE BATTAGLIA.

di Filippo Tronca

2 Ottobre 2022 16:51

L'Aquila - Politica

SULMONA  – “Uno dei primi provvedimenti che dovrà prendere il nuovo governo di centrodestra che si insedierà a palazzo Chigi è dare il via libera alla centrale compressione di Sulmona, che dovrà spingere verso nord il gas che arriva a Melendugno”, attraverso il nuovo metanodotto che da Sulmona arriverà a Foligno, e poi da lì a Minerbio in Emilia Romagna.

A darlo pressoché per scontato è  il Corriere della sera, in un articolo di Fabio Savelli. Una decisione che era già nell’aria, per molti osservatori inevitabile, e contro cui da anni si schierano però i comitati ambientalisti di Sulmona e abruzzesi,  forze politiche come il MoVimento 5 stelle, oltre a più di un comune lungo il tracciato, con uno schieramento bipartisan, visto che ad esempio si oppongono con forza il sindaco divNavelli Paolo Federico di Fdi, e il sindaco di Sulmona, Gianfranco di Piero, del Partito democratico, che assieme ad un fronte di altre decine di sindaci, contestano la pericolosità e potenziale inquinante dell’impianto di compressione di Sulmona, da realizzare in località Casa Pente, e anche il metanodotto che “interferisce pesantemente sull’aspetto urbanistico dei territori, con i beni ambientali, con i diritti di uso civico e con le attività economiche, non rispettando le distanze di sicurezza per l’incolumità dei cittadini”. A livello procedurale, si contesta la mancanza di uno studio sismico di dettaglio sull’intero tracciato, che “sarebbe un preciso obbligo, previsto dal decreto Via del 7 marzo 2011 e che andrebbe assolto prima della chiusura del procedimento autorizzativo, e non a posteriori”.

In imbarazzo potrebbe essere ora il presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia che il 21 settembre,  al quotidiano Il Foglio, ha riconosciuto che “l’infrastruttura di Sulmona è irrinunciabile. Ereditiamo una contrarietà vecchia di anni. Ma spero che non si mandino i carri armati e che si ascolti il territorio”.

E ha poi aggiunto: “Se il governo ritiene che sia un’opera strategica, l’opera s’ha da fare, e si farà. Ma deve essere il governo a metterci la faccia, non posso passare io come quello che tradisce l’Abruzzo”.

Marsilio era stato pesantemente attaccato da centrosinistra e fronte del no dopo il parere favorevole all’opera  espresso da un funzionario regionale su mandato ufficiale del presidente della Regione,  in occasione della riunione indetta dal Governo per l’autorizzazione sul metanodotto,  a metà giugno, a cui ha fatto seguito l’11 luglio la riunione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che ha dato l’ok, con gli atti rimessi al Governo per l’assunzione della decisione finale. Poi però il governo di Mario Draghi è caduto, e l’iter si è fermato.

Marsilio si è così difeso_ “Alla riunione convocata dal ministero  si esprimono pareri sulla base delle competenze attribuite. La regione aveva il compito e il preciso dovere di esprimere la compatibilità dell’opera con alcune precise normative tecniche e con determinati strumenti pianificatori. Non potevamo testimoniare il falso dicendo che l’opera contrasta con le norme e con questi strumenti pianificatori”.

La centrale di compressione da da 180 milioni di euro di investimento ha già avuto l’okay per la valutazione di impatto ambientale  e manca solo la valutazione di fattibilità del governo, e come  ricorda lo stesso Corriere della Sera, la centrale di compressione rientra in un sistema di gasdotti della lunghezza complessiva di 443 km: il tratto da Sulmona  a Foligno in Umbria, quello da Foligno a Sestino, in Toscana, di cui manca l’approvazione dello stesso ministero, e la tratta da Sestino a Minerbio, hub romagnolo della rete del gas, e dove Snam ha un importante giacimento di stoccaggio, la cui autorizzazione alla costruzione è stata già rilasciata. Il gestore Snam ha preventivato di spendere due miliardi anticipando la realizzazione dell’intera infrastruttura al 2027 dal 2030 originariamente previsto, e dopo la crisi ucraina, che impone ora di fare a meno nel più breve tempo possibile dei 29 miliardi di metri cubi di gas russo, che corrispondono al 38% del fabbisogno.

Il Corriere della Sera ritiene che “l’obiettivo non più procrastinabile è rovesciare la direzione prevalente dei flussi di gas del Paese ribaltando lo stivale da Sud verso Nord:  se Mosca sta ormai chiudendo i rubinetti dal punto di ingresso di Treviso, in Friuli Venezia Giulia, è diventato necessario di ripensare l’attuale rede distribuzione di Snam, costruendo tre nuove tratte di metanodotti sulla linea adriatica, è una nuova centrale di compressione sugli appennini abruzzesi, nodo strategico la nostra indipendenza energetica individuata Sulmona”.

In modo tale “da diversificare l’approvvigionamento, dando centralità ad Algeria ed Azerbaigian, con punti di accesso da Mazara del Vallo in Sicilia, per il gas algerino, e da Melendugno in Puglia per il metano azero attraverso il Tap.

 

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