CENTRI COMMERCIALI IN AREE INDUSTRIALI, “SVELTINA” CENTRODESTRA, E’ SCONTRO

di Filippo Tronca

26 Novembre 2020 07:46

L’AQUILA – “Un recupero di capannoni industriali privi di valori economico in stato di degrado e abbandono che gravi danni comportano dal punto di vista ambientale, urbanistico sociale ed economico”. “Una sveltina che sdogana spazi per l’insediamento di altri centri commerciali in Abruzzo favorendo la grande distribuzione a danno di piccoli negozi e dei piccoli commercianti, già duramente provati dalla crisi arrivata con la pandemia”.

Visioni opposte e inconciliabili, quelle del centrodestra in regione, e delle opposizione del centrosinistra, che sono destinate a scatenare un nuovo durissimo scontro all’Emiciclo.

La miccia è il progetto di legge “Disposizioni per il recupero, la riconversione e la riqualificazione delle aree produttive”, che porta la firma del presidente della seconda commissione Territorio Manuele Marcovecchio, della Lega, e che prevede la possibilità trasformare in centri commerciali, ma anche in centri direzionali, ricreativi, sportivi e di ristorazione, i tanti capannoni ed edifici dismessi nelle aree industriali gestite dalla società regionale Arap, che naviga in brutte acque dal punto di vista economico, a maggior ragione  a causa della crisi pandemica, e nell’area del consorzio per lo sviluppo industriale (Csi) dell’area Chieti-Pescara.

Di fatto una riedizione di un precedente progetto di legge, sempre a firma di Marcovecchio, che approdò in consiglio nell’estate 2019, per poi essere ritirato sotto la minaccia dell’ostruzionismo delle opposizioni del centrosinistra e Movimento 5 stelle. Agli annali a tal proposto la foto del capogruppo del Pd, Silvio Paolucci, che si è presentato in consiglio con migliaia di emendamenti trasportati su un carrello. A determinare però il ritiro del provvedimento anche divergenze di vedute all’interno del centrodestra con la sola Lega, prima forza della maggioranza con 10 consiglieri e 4 assessori,  schierata per il sì, mentre negli alleati di Fratelli d’Italia e Forza Italia si sono registrati dubbi e incertezze, tenuto conto della forte contrarietà delle associazioni di categoria, a cominciare da Confcommercio, che ha lanciato fuoco e fiamme contro una norma, questa la sua argomentazione, che avrebbe assestato “un colpo mortale per le piccole attività nei centri storici”. Il via libera ai centri commerciali in aree industriali è poi spuntata nuovamente con due emendamenti a luglio di quest’anno, in sede di approvazione del Testo unico del commercio, ma anche questo tentativo si è arenato.

Una proposta simile, va infine ricordato, era stata presentata anche con il centrosinistra di Luciano D’Alfonso, con un progetto di legge anch’esso non andato in porto, a firma del consigliere di Abruzzo civico Mario Olivieri, prima limitato all’area industriale di Vasto, la sua città, e poi esteso a tutti i consorzi industriali della regione.

Ed ora lo scontro con ogni probabilità si replicherà tal quale, anche a ruoli invertiti.

Nella relazione che accompagna il provvedimento, Marcovecchio sottolinea la necessità di realizzare “la rigenerazione urbana di aree dismesse e degradate, evitando così un grave danno sotto il profilo ambientale, urbanistico, socio-economico e occupazionale, garantendo anche contenimento del consumo di suolo”.

Nel progetto di legge si stabilisce dunque che Arap e  Csi entro 60 giorni dall’approvazione della norma, dovranno individuare le aree degradate nei siti industriali loro competenza.




Su edifici dismessi individuati saranno dunque “consentiti interventi di recupero e riconversione con finalità pubbliche, produttive, direzionale, ricreativa,  sportiva, di ristorazione e commerciali di vicinato”.

L’intervento di recupero dovrà garantire le opere di urbanizzazione primaria e secondaria, la bonifica ambientale, il rispetto delle norme igienico-sanitarie, sismiche e di sicurezza antincendio.

L’operatore privato dovrà corrispondere all’Arap o al Csi,  un contributo straordinario in denaro da destinare a servizi di pubblica utilità, pari al 50% aggiuntivo rispetto al valore del bene, in virtù del cambio destinazione d’uso.

Sono previste poi misure premiali, pari ad una volumetria aggiuntiva rispetto a quella preesistente fino al 20% per gli interventi di recupero e riconversione,  un ulteriore 15% in virtù di un miglioramento energetico dell’edificio, che deve arrivare almeno alla classe B, e ancora di un ulteriore 5% se si farà ricorso alla  se si farà ricorso di produzione di energia da fonti rinnovabili garantendo almeno il 50% del fabbisogno.

Per gli edifici dismessi situati in aree sottoposte a vincolo paesaggistico, gli interventi di recupero sono consentiti previa autorizzazione delle amministrazioni preposte.

In una nota di fuoco il centrosinistra è già andato alla carica: “riprovano a regalare spazi ai centri commerciali come un anno fa, li fermeremo di nuovo. Il rischio di sdoganare spazi per l’insediamento di altri centri commerciali in Abruzzo uscito dalla porta del Consiglio regionale l’autunno 2019 grazie a una durissima battaglia vinta dal centrosinistra. Una sveltina che sdogana spazi per l’insediamento di altri centri commerciali in Abruzzo favorendo la grande distribuzione a danno di piccoli negozi e dei piccoli commercianti, già duramente provati dalla crisi arrivata con la pandemia”.

Un testo definito come “arraffazzonato”, e “in cui l’unica cosa chiara e, ormai, evidente, è la necessità del centrodestra di portare a casa il risultato, forse richiesto dai referenti del settore, ma noi non lo permetteremo”.

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA

Download in PDF©




Ti potrebbe interessare:

Gli articoli più letti in queste ore: