CENTRO MIGRANTI ARISCHIA: 3E32 E CASEMATTE, “BENE INCHIESTA, DA ANNI DENUCIAMO SOPRUSI E VIOLENZE”

22 Novembre 2022 11:28

L'Aquila - Cronaca

L’AQUILA – “Le indagini della magistratura arrivano sempre con ritardo, è necessario intervenire prima. Al tempo parlavamo di controllo popolare sui Centri d’accoglienza, perché a fronte di molti piccoli centri che svolgono bene il loro indispensabile ed importante ruolo di accoglienza sul territorio e con cui collaboriamo, ce ne sono altri che invece nn lo fanno e svolgono un lavoro che nn sanno fare, solo per accaparrarsi risorse.

Così in una nota 3e32 e Casematte dell’Aquila, in riferimento all’inchiesta della Procura dell’Aquila sul centro di accoglienza “Arischia accoglie.

Gli indagati sono  Giuseppe Nurzia di 46 anni e Daniele Nurzia di 45 anni, entrambi aquilani, nelle vesti di gestore e presidente della struttura. Sono indagati anche Kebba Conteh di 23 anni  del  Gambia e Richard Anemhen di 32 anni, nigeriano, entrambi domiciliati  nella  stessa struttura, nelle  vesti di  dipendenti  del centro. Il primo episodio contestato a Giuseppe Nurzia e ai due stranieri riguarda il sequestro di un ospite pakistano (8  parti offese tra pakistani e afgani) fatto salire con forza, minacciato con un’ascia, ed incappucciato su un furgone per essere poi abbandonato nelle campagne di Bellante nel teramano. Gli stessi per evitare che l’ospite chiedesse aiuto lo avrebbero picchiato e privato del proprio telefono cellulare. Gli indagati (anche con Daniele Nurzia) sono accusati di aver minacciato e aggredito  gli ospiti del centro di accoglienza. Contestate ripetute vessazioni morali e fisiche, con ospiti  schiaffeggiati,  denigrati  davanti gli altri ospiti con epiteti  pesantissimi.   Nessuno poteva  uscire dal Centro, ed era impedito agli stranieri   di  sottoporsi a visite mediche o cure, somministrando loro  cibo di scarsa qualità e in misura ridotta. Non solo. Gli ospiti sarebbero stati privati dal kit di prima assistenza previsto in convenzione con la Prefettura dell’Aquila: abbigliamento, scheda telefonica, materiale didattico per lo studio della lingua italiana, biancheria intima, sapone dentifricio, spazzolino, prodotti per l’igiene personale.

Sempre secondo l’accusa, gli immigrati sarebbero stati costretti a pulire il piazzale e le parti comuni del Centro. Addirittura tre ospiti  sarebbero stati costretti a dormire all’addiaccio  nel  parco del Castello come punizione per essersi recati in Questura per denunciare la scomparsa del loro amico senza aver chiesto il permesso ai responsabili del centro.

Si ricorda dunque nella nota di 3e32 e Casematte: “ci trovammo già dal 2017 a riportare in varie sedi, anche istituzionali, testimonianze simili a quelle riportate dall’accusa nell’inchiesta, che ci arrivavano proprio dagli ospiti di quel centro di Arischia, alcuni dei quali furono allontanati con dei provvedimenti di sospensione dell’accoglienza che gli stessi migranti oggetto del provvedimento contestavano come falsi e strumentali, maturati in condizioni di maltrattamento, ma che la Prefettura al tempo non ebbe alcun problema a firmare senza svolgere ulteriori verifiche. Migranti richiedenti asilo, esseri umani, scaraventati senza alcun diritto per strada e a cui demmo noi un rifugio momentaneo presso le nostre strutture d’emergenza supplendo a un deficit delle istituzioni deputate al controllo”.

I casi di mala-accoglienza sono, si ricorda poi nella nota, “l’appiglio migliore alle narrazioni xenofobe della destra e alle fake news che anche su questo territorio siamo abituati ad ascoltare da parte loro nei confronti dei più deboli. Siamo noi invece, che all’accoglienza ci teniamo e siamo portati ad aiutare il prossimo che ha bisogno senza giocare sulla pelle degli esseri umani, che per primi dobbiamo proprio per questo denunciare queste situazioni in cui sui migranti si fa solo business. Avviene per i richiedenti asilo come per i minori stranieri non accompagnati. Anche qui a fronte di tante realtà che fanno benissimo il loro mestiere, con cui collaboriamo e che sono imprescindibili, ce ne sono altre che nn lo fanno al meglio, magari perché troppo grandi, e attraverso la cui mala gestione si ledono i diritti dei minori ed emergono poi dei problemi sociali che l’autorità riesce ad interpretare solo come di ordine pubblico”.

Allargando infine il campo visuale queste le conclusioni della lunga nota: “Troppo volte come avvenuto anche di recente ci troviamo di fronte a situazioni complesse e fuori dalla legge, di fronte alle quali le istituzioni competenti non fanno niente ledendo i diritti dei più sfortunati. Situazioni di fronte le quali poi ci troviamo noi, come realtà sociale che opera davvero nella strada, che dà una risposta umanitaria, ma senza essere messa nelle condizione per un reale intervento che qualcun altro in realtà dovrebbe fare. Anzi le istituzioni ci lasciano in una precarietà così disarmante che a volte sembrano vogliano creare loro stesse le condizioni per il disagio che evidentemente è più comodo per loro si addensi in zone periferiche e marginali, invisibili ai più, come dimostra ad esempio l’utilizzo dei Daspo urbani nell’ultima inchiesta contro le cosiddette “baby gang”. Ci riferiamo ovviamente al quartiere dove si trova CaseMatte dell’ex manicomio di Collemaggio, dove manca anche la pubblica illuminazione mentre il Centro storico diventa un grande fratello a suon di telecamere e video sorveglianza. Conseguenza di una mentalità provinciale e una visione ideologica della realtà da cui come città dobbiamo assolutamente uscire per mettere invece in campo politiche sociali migliori che indirizzino risorse verso quei progetti davvero necessari all’intervento sulle categorie considerate più fragili, come lo era per esempio quello da noi abbozzato sull’ex op di Collemaggio del Parco della Luna.
Diversamente si continuerà a spostare il disagio e le vicissitudini conseguenti politiche sociali insufficienti, via dal centro, un po’ più in là, nelle periferie, senza intaccare minimamente la causa del disagio e condannando i più deboli a continuare a soffrire e i poveri a farsi la guerra tra loro”.

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