CHIETI SCALO, UCCISE MUSICISTA IN STRADA: CONDANNATO A 30 ANNI

1 Ottobre 2020 11:34

CHIETI – È stato condannato a a 30 anni di carcere Emanuele Cipressi, ora 27enne, ritenuto responsabile dell’omicidio volontario avvenuto nel 2016 a Chieti Scalo, davanti al Miar Donner Kebab, del musicista Fausto De Mauro. Il massimo della pena prevista e nessuna attenuante in un processo con il rito abbreviato, quindi. Come si legge sul quotidiano Il Centro, il caso è arrivato davanti ai giudici umbri dopo che la Cassazione, a seguito della riduzione della condanna a 16 anni decisa in secondo grado, aveva annullato l’aggravante dell'”uso del mezzo insidioso” e rinviato a un nuovo giudizio l’eventuale concessione delle attenuanti generiche, riconosciute dalla Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila ma carenti “di un’adeguata motivazione”. Dal processo bis è però arrivato un secco no al beneficio: di conseguenza, la pena è salita di nuovo a 30 anni, la stessa che era stata inflitta in primo grado dal tribunale di Chieti. Era il 9 ottobre di quattro anni fa, quando il quarantenne Di Marco fu colpito alla gola con un coccio di vetro, dopo aver trascorso la serata per locali. Si incontrò con Cipressi all’esterno di un circolo privato, il Tre assi, che ora ha chiuso i battenti. C’era anche un’amica di Cipressi, E.P., con la quale Fausto stava parlando e che, secondo il killer, la vittima avrebbe infastidito. Dopo il delitto, l’omicida si allontanò, per poi essere fermato il pomeriggio successivo, nei pressi della sua abitazione, in via Pescasseroli, con l’accusa di aver reagito al “al mero lancio di un bicchiere di plastica pieno di birra, bicchiere con cui peraltro la parte offesa intendeva bagnare un’altra persona e che, solo per errore, colpiva l’imputato”. Secondo la Suprema corte, è chiaro che l’imputato volesse uccidere “alla luce dell’arma letale, della violenza del colpo inferto e della zona vitale attinta”, visto che Cipressi impugnò la bottiglia “mentre la vittima era ferma e non stava affatto tentando di aggredire la giovane” e , sostiene la Cassazione, lo “stato di ubriachezza (riscontrato durante l’autopsia e, comunque, pacifico, nonché conosciuto all’imputato) aveva impedito alla vittima di reagire prontamente” o di spostarsi per evitare di essere colpito. Il difensore dell’imputato, l’avvocato Roberto di Loreto, ha fatto intanto sapere che sarà presentato ricorso in Cassazione “all’esito della lettura delle motivazioni e qualora si riscontrino incongruenze logico-motivazionali in riferimento all’applicazione delle circostanze attenuanti”.





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