CHISURA OSPEDALE POPOLI: SAIA E ACERBO, ”REGIONE FA INTERESSI PRIVATI”

20 Luglio 2010 19:06

Pescara - Politica

PESCARA – “Perché smobilitare definitivamente l’ospedale di Popoli (Pescara) e chiudere l’unico centro di riabilitazione pubblico su cui la politica regionale aveva puntato come polo riabilitativo abruzzese?”

Lo chiedono, in un’interpellanza al presidente della Giunta e all’assessore alla Sanità, i consiglieri regionali Antonio Saia (Comunisti Italiani) e Maurizio Acerbo (Prc).





Secondo i due esponenti dell’opposizione, si tratta di “un ulteriore regalo ai numerosi consistenti interessi privati che già operarono in Abruzzo”.

“La chiusura dell’unico Centro pubblico di riabilitazione, l’ospedale di San Valentino in Abruzzo Citeriore (Pescara), è stata inserita – ricordano – nel Piano di riordino della rete ospedaliera, presentato dal presidente Chiodi e dall’assessore Venturoni, in assenza di confronto in Consiglio regionale”.

“Per cercare di tacitare le sacrosante proteste dei Comuni della Val Pescara e in particolare di Popoli, a cui viene di fatto chiuso l’ospedale, fino a pochi anni fa considerato il secondo in Italia come rapporto efficienza/costi – prosegue l’interpellanza – si prevede il trasferimento di 70 posti di riabilitazione nel suddetto ospedale”.





“Ma mentre l’ospedale di San Valentino – precisano Saia e Acerbo – é già attrezzato e strutturato per la riabilitazione con ampi spazi, palestre e una grande piscina riabilitativa di recente costruzione, l’ospedale di Popoli è privo di strutture specifiche”.

“Voci sempre più insistenti – dichiarano ancora i consiglieri – circolano circa un rinnovato e crescente interesse di privati per la riabilitazione”.

Secondo Saia e Acerbo, infine, “per mettere in atto questo oscuro disegno, la Giunta regionale ha manovrato nell’ombra facendo sì che il Centro di Riabilitazione di San Valentino venisse progressivamente spogliato di personale e mezzi, in modo da non poter decollare come avrebbe potuto e dovuto, e l’Ospedale di Popoli è stato progressivamente destrutturato”. 

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