BARREA – “Il tragico incidente che è costato due vite umane non fa che confermare l’insostenibilità del ‘circuito motociclistico’ che è diventato il territorio di Barrea, in strade troppo strette e pericolose”.
Le denunce di residenti di cui si era fatto portavoce Andrea Antonaci, originario del comune che si specchia nell’omonimo lago nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, fatte ad Abruzzoweb l’estate scorsa sui pericolo, oltre che sulla non sostenibilità delle invasioni di motociclette, sono cadute nel vuoto, e trovano oggi purtroppo conferma nel drammatico incidente del 4 luglio in località Colle Nerini, sulla statale 83 marsicana, tra Barrea ad Alfedena, dopo uno scontro frontale tra una moto e un’auto che proveniva dalla direzione opposta. A perdere la vita una giovane coppia molisana, Maurizio Tortola, 32 anni, e Rossana Di Noia, 31 anni, che erano in sella alla moto.
Al di là del caso specifico – l’incidente è stata una fatalità e le vittime procedevano a velocità moderata – per Antonaci e i cittadini di cui si fa portavoce, la vicenda porta di attualità la necessità non più rinviabile di regolamentare il traffico delle due ruote e anche delle quattro ruote, e relativi limiti di velocità in tratti di strada pericolosi, per quanto avvincenti dal punto di vista paesaggistico. Presi d’assalto da turisti di tutta Italia, facendo esplodere il traffico in poche settimane estive, anche grazie alla grande opera di rifacimento del manto stradale e manutenzione della rete viaria, decisa dal presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, sindaco di Castel di Sangro. Dopo che nell’aprile 2018 sulla strada regionale 83 Marsicana, un motociclista deceduto dopo essere caduto su una buca.
“E’ trascorso un anno, un altro lockdown nel quale per la seconda volta ci siamo stretti e ci siamo fatti nuovamente la promessa di ‘uscirne’ migliori; purtroppo però, la storia si ripete con la medesima atrocità. D’altro canto l’economia non gira tutto l’anno e quindi si chiude un occhio, a volte anche le orecchie”, si sfoga Antonaci.
“Agli occhi di molti e degli istagrammer vivere in questi posti graziati dalla natura può sembrare un sogno ma non siamo sulle Dolomiti. Il turismo restringe i propri periodi nel fine settimana e in pochi messi l’anno, momenti nei quali chi ha una attività o chi lavora di questo settore deve cercare di fare cassa per andare avanti il resto dell’anno. La mole di persone poi che concentra i propri spostamenti in determinati periodi è aumentata creando dei cul de sac strutturali per tutto il sistema parco. In questo scenario caotico con un sedime stradale limitato il rischio aumenta matematicamente e fa incrementare automaticamente la possibilità degli incidenti. Eppure il motto “qui la natura è protetta”, fa pensare più ad un posto sicuro nel quale cullarsi e farsi cullare, ma evidentemente non è proprio così”.
“Il fenomeno è dilagante – conclude Antonaci – ed interessa tutte quelle strade che portano a dei passi di montagna, dove fuggire quando fa caldo e dove spingere la propria moto ad ogni curva. Tuttavia non tutte le aree sono uguali, il Pnalm ne è un esempio di unicità. Un polmone della biodiversità noto in tutta Europa, attraversato lentamente nel passato dalla transumanza ed oggi purtroppo in modo troppo veloce da chi ha la fretta di correre. Si lamenta il turista sul rifugio della montagna mentre fotografa un camoscio spaventato dalle moto nel fondovalle, borbotta l’anziano alla curva del paese, ne parla la guida turistica in modo sconsolato al bar, tutti ne parlano sottovoce ma poi nulla accade. In realtà qualcosa avviene e purtroppo non è mai nulla di positivo”, prosegue Antonaci.






