“CODICE ROSSO”, DAI MATRIMONI FORZATI AL REVENGE PORN: VIOLENZA SULLE DONNE, IL BILANCIO IN ABRUZZO

di Azzurra Caldi

23 Novembre 2022 08:13

Regione - Cronaca

ROMA – Oltre 10mila delitti registrati in Italia, che vanno dalla costrizione o induzione al matrimonio, alla deformazione dell’aspetto mediante lesioni permanenti, e ancora al “Revenge porn”, fino alla violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare.

Nei circa 37 mesi intercorsi dall’entrata in vigore della legge “Codice rosso” il bilancio tracciato è impietoso e fotografa uno scenario comunque parziale, considerando che all’appello mancano ancora troppe denunce.

Solo in Abruzzo si contano 151 casi di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento
ai luoghi frequentati dalla persona offesa, con un incidenza su 100mila abitanti pari all’11,2%, superiore rispetto alla media nazionale del 10%. Per quanto riguarda il “Revenge Porn”, ovvero la diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti, si contano almeno 57 casi, di cui al 73%  le vittime risultano essere donne.

I dati sono riportati nel report ‘Il pregiudizio e la violenza contro le donne’ elaborato dalla Direzione centrale della polizia criminale del Dipartimento della Pubblica sicurezza e illustrato in Campidoglio, alla presenza del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi e del capo della Polizia, Lamberto Giannini.

La legge 19 luglio 2019, n. 69 è comunemente conosciuta con l’espressione Codice rosso in quanto ha introdotto per i casi di violenza sulle donne una corsia prioritaria e accelerata, in analogia ai codice colore adottati nell’accettazione presso gli ospedali che identificano con il rosso i casi più gravi e urgenti da trattare.

Il provvedimento ha introdotto importanti novelle al codice penale, al codice di procedura penale e ad altre disposizioni collegate. L’intervento normativo è stato finalizzato, da un lato al rafforzamento del sistema di tutela preventiva delle vittime anche accelerando
l’avvio dei procedimenti giudiziari e, dall’altro, a ridefinire l’azione punitiva, prevedendo nuove fattispecie di reato, nuove circostanze aggravanti e innalzando i limiti edittali di reati già esistenti.

Il titolare del Viminale ha annunciato nuove misure di contrasto, con l’ampliamento, ad esempio, “della portata dell’ammonimento del questore”.

Il più alto numero di violazioni nei tre anni in esame si registra sui provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa: dall’agosto del 2019 al 30 settembre di quest’anno sono stati commessi 6.499 delitti di questo tipo (le vittime sono donne nell’82% dei casi). Segue il revenge porn, (3.496 delitti, il 72% ai danni di donne).

Per quanto riguarda il primo reato, quest’anno si registra un aumento del 12% rispetto al 2021 (1.824 contro 1.631). L’incidenza della violazione vede in testa la Sicilia con 17,4 reati ogni 100mila abitanti, seguita dalla Valle d’Aosta con 17,2. Per il revenge porn il 2022 fa registrare un calo del 20%: 871 reati contro 1.090. L’incidenza per 100mila abitanti vede in testa il Molise (7,5), seguito da Sicilia (7,2) e Sardegna (7). Femmine il 72% delle vittime. Nello stesso periodo considerato sono state 4.416 le violenze sessuali (+9% rispetto al 2021); donne il 92% delle vittime.

Altra fattispecie introdotta dalla legge sul Codice rosso è la costrizione o induzione al matrimonio. Da allora sono 48 gli episodi registrati. Netto il calo quest’anno, con 9 casi contro i 10 del 2021. L’87% delle vittime sono donne, il 65% straniere. C’è, ha assicurato Piantedosi, “costante attenzione ad un fenomeno gravissimo che deve suscitare sinergie tra i livelli istituzionali per rafforzare prevenzione e contrasto”.

Dall’1 gennaio al 7 novembre sono state 95 le donne vittime di omicidio in Italia: la metà, 48, sono state uccise dal loro partner, attuale o ex. Altre 33 donne sono state uccise sempre nel contesto familiare-effettivo, ma non dal partner. La prima dell’anno, il 6 gennaio, è stata Guglielmina, soffocata dal marito. L’ultima, il 6 novembre scorso, si chiamava Slobodana, accoltellata da convivente.

Il numero di omicidi per mano del partner, ha sottolineato, “è la rappresentazione plastica della logica della sopraffazione, degli atteggiamenti misogini e discriminatori nell’ambito di relazioni affettive”.

La grande sfida, ha aggiunto, “è anche quella di proteggere le vittime, che vanno aiutate nel difficile percorso della denuncia, evitando la vittimizzazione secondaria”.

Un aspetto, quest’ultimo, evidenziato anche dal capo della Polizia: “bisogna – ha spiegato Giannini – essere sempre più accoglienti e mettere a disposizione persone sempre più preparate che facciano capire che non c’è nulla da vergognarsi”.

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