SULMONA – Clamoroso colpo di scena al Cogesa, la società dei rifiuti di Sulmona che opera in iuna sessantina di comuni  nell’ area peligna, subequana e alto Sangro: la sezione specializzata del Tribunale per le imprese dell’Aquila, con giudice Jolanda De Rosa, e presidente Christian Corbi,  ha respinto questa mattina “per difetto della giusta causa”, l’istanza di approvazione della delibera del 30 dicembre dell’assemblea dei soci ordinari del Cogesa. Decade così la revoca  del vecchio cda, e successiva nomina dell’amministratore unico Franco Gerardini, su iniziativa del sindaco di Sulmona, Gianfranco Di Piero, che detiene le quote più pesanti del consorzio, 200 su 1.200, essendo a capo del comune più popoloso, assieme a Pratola Peligna, Pettorano sul Gizio, Acciano, Pacentro e Cansano, Vittorito e Tornimparte. Contro la revoca si erano schierati una quarantina di sindaci, contestandone la legittimità.

Tornano dunque formalmente in carica il presidente Nicola Guerra e i consiglieri Sandro Ciacchi e Valentina Di Benedetto. Era stato proprio il cda sfiduciato dall’assemblea dei soci ad impugnato la delibera di revoca, per il tramite degli avvocati Alessandro Margiotta e Valentina Di Benedetto.

I giudici hanno accolto l’argomento della “giusta causa”, sollevato dai legali, ritenendo “insussistenti i requisiti” e hanno respinto l’istanza di approvazione della delibera del 30 dicembre, spiegando che  “la revoca ha una valenza ritorsiva e quindi abusiva del diritto, in quanto tale immeritevole di tutela”.

Il  Cogesa è stato condannato anche al pagamento delle spese di lite per circa 5 mila euro.

Pochi giorni fa il Cogesa, impegnato con Gerardini in una dura opera di risanamento aveva inviato un ultimatum di 30 giorni alla Asm dell’Aquila,  trascorsi i quali, senza una nuova convenzione, l’Asm non potrà più conferire i rifiuti aquilani all’impianto di Noce Mattei. Il Cogesa chiede ad Asm delle tariffe più alte,  tra i 145 e i 150 euro a tonnellata più IVA da rivalutare annualmente in base a quanto stabilito dall’assemblea dei soci, a causa dei maggiori costi di smaltimento dei rifiuti indifferenziati provenienti da L’Aquila.