COMUNITA’ ENERGETICHE, RIVOLUZIONE IN ABRUZZO. CON PDL REGIONE CONSUMATORI DIVENTANO PRODUTTORI

AI RAGGI X LA NORMA A FIRMA ASSESSORE CAMPITELLI CHE APPRODA DOMANI IN SECONDA COMMISSIONE TERRITORIO.

di Filippo Tronca

28 Luglio 2021 08:00

Regione: Abruzzo

L’AQUILA  – Cittadini, ma anche associazioni ed imprese che potranno installare impianti per la produzione di energia da fonte rinnovabile e di autoconsumarla. Con significativi risparmi in bolletta e in termini di emissioni di co2. Comuni che possono abbattere i consumi potendo contare, nelle aree interne di unp strumento in più per contrastare lo spopolamento offrendo un costo della vita più sostenibile economicamente,

E la rivoluzione rappresentata dalle comunità energetiche rinnovabili, contenuta nella proposta di legge regionale, “Promozione dell’istituzione  delle comunità energetiche” a firma dell’assessore regionale all’Ambiente, Nicola Campitelli, della Lega, che domani mattina approderà in seconda commissione Territorio, dopo il via libera in giunta regionale dell’11 luglio scorso.

Il pdl prevede stanziamenti, ancora da quantificare, per favorire la nascita delle comunità energetiche, le Cer, anche in Abruzzo, per impianto non superiori ai 200 kW, a condizione che sia consumato il 40% dell’energia prodotta, e il resto poi ceduta alla rete nazionale.

Norma che in Abruzzo finalmente recepisce e “cala a terra” la strategia varata dalla Comunità europea  con le direttive 2001 del 2018 e 995 del 2019,  che impone agli Stati di sensibilizzare e responsabilizzare i cittadini in materia autoconsumo e accumulo di energia elettrica rinnovabile.

Il decreto Milleproroghe del dicembre 2019, con il secondo governo di Giuseppe Conte ha reso possibile costituire anche in Italia le comunità energetiche rinnovabili , diffuse da anni in Europa e nel resto del mondo

Commenta il padre della norma abruzzese, Campitelli: ” le comunità energetiche rappresentano una straordinaria opportunità, dal punto di vista sociale, perché  i cittadini che produrranno e consumeranno quota parte dell’energia da loro stessi prodotta, saranno responsabilizzati e resi protagonisti.  Questo consentirà più agevolmente di centrare gli obiettivi della decarbonizzazione fissati dall’Unione europea. Ci saranno poi risparmi in bolletta, sia per cittadini che per le imprese. I Comuni – evidenzia l’assessore -, attraverso le comunità energetiche avranno a disposizione un nuovo ed efficace strumento  urbanistico per recuperare le aree degradate del territorio, pensiamo ad esempio a capannoni dismessi, che posso essere convertite in siti di produzione di energia pulita”.

La proposta di legge regionale si compone di nove articoli.

Nel definire prima di tutto cosa va inteso per Comunità energetica rinnovabile, si rimanda all’articolo 42 bis del  Decreto-legge  162 del 2019  in cui si stabilisce che possono essere costituite da “persone fisiche, piccole e medie imprese, enti territoriali o autorità locali, comprese le amministrazioni comunali”,  e che “la partecipazione alla comunità di energia rinnovabile non può costituire l’attività commerciale e industriale principale”.

Inoltre si stabilisce che “i soggetti partecipanti producono energia destinata al proprio consumo con impianti alimentati da fonti rinnovabili di potenza complessiva non superiore a 200 kW”; e “condividono l’energia prodotta utilizzando la rete di distribuzione esistente. L’energia così condivisa è pari al minimo, in ciascun periodo orario, tra l’energia elettrica prodotta e immessa in rete dagli impianti a fonti rinnovabili e l’energia elettrica prelevata dall’insieme dei clienti finali associati”, e infine che  “l’energia è condivisa per l’autoconsumo istantaneo” ma “può avvenire anche attraverso sistemi di accumulo”.

Nella norma regionale si stabilisce dunque che “la Cer è costituita, anche su iniziativa di uno o più enti locali, i quali adottano un protocollo d’intesa, redatto sulla base dello schema-tipo predisposto dalla Giunta regionale, finalizzato a sostenere la diffusione e la coerenza dei sistemi locali di produzione, consumo ed accumulo di energia”.

Si conferma poi, quanto previsto a livello di norma nazionale ovvero che  “la partecipazione delle imprese alla Cer è consentita se essa non costituisce l’attività commerciale o professionale principale” e che la Cer mantiene la qualifica di soggetto produttore di energia se annualmente la quota dell’energia prodotta, destinata all’autoconsumo da parte dei membri o azionisti, non è inferiore al 40 per cento del totale”,

La Cer, si stabilisce poi “produce, autoconsuma ed, eventualmente, immagazzina, tramite specifici sistemi di accumulo, l’energia rinnovabile”, “può stipulare accordi e convenzioni con l’Autorità di regolazione per l’energia Reti e Ambiente (Arera) e i gestori della rete di distribuzione al fine di ottimizzare la gestione e l’utilizzo delle reti di energia, anche attraverso la realizzazione di “smart- grid” “.

La Cer deve però  “predisporre un bilancio energetico annuale”, adottare “un programma triennale di interventi finalizzato a ridurre i consumi di energia” e deve “promuove progetti di efficienza energetica, anche innovativi, a vantaggio dei membri o azionisti finalizzati al risparmio energetico nonché all’incremento dell’utilizzo delle energie rinnovabili”.

Ogni tre anni , dunque la Giunta regionale, avvalendosi del supporto di un Tavolo Tecnico , verificherà i risultati conseguiti dalle Cer.

Andrà dunque costituito il Tavolo tecnico, composto, stabilisce la norma, dai rappresentanti delle comunità energetiche operanti a livello regionale, delle associazioni di categoria, comprese quelle degli amministratori di condominio, maggiormente rappresentative a livello regionale, da rappresentanti delle società di distribuzione e gestione della rete, da un rappresentante dell’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) e dai dirigenti e collaboratori dei servizi regionali competenti. La partecipazione sarà a titolo gratuito, senza nemmeno gettoni di presenza.

Il compito del Tavolo sarà principalmente quello di acquisire i dati relativi alla riduzione dei consumi energetici, alla quota di autoconsumo e alla quota di utilizzo di energie rinnovabili.

Dovrà anche individuare le “migliori pratiche” al fine di promuoverne la promozione e la diffusione sul territorio regionale e “promuove la risoluzione di problematiche relative alla gestione delle reti elettriche”.

L’aspetto finanziario, non certo secondario, è stabilito nell’articolo 5, dove però per ora si stabilisce che “la Giunta regionale, sentita la competente commissione consiliare, individua i criteri e le modalità per il sostegno finanziario”, dunque da quantificare e tradurre in appositi bandi, che in ogni caso si stabilisce dovranno sostenere economicamente “la fase di attivazione/costituzione, con particolare riferimento alla predisposizione dei relativi progetti e della documentazione e alla realizzazione degli impianti”.

La Regione Abruzzo dovrà anche provvedere alla “rimozione di eventuali ostacoli normativi e amministrativi per lo sviluppo” delle comunità energetiche, e mettere in campo “azioni di comunicazione volte a favorire la diffusione dei gruppi di autoconsumo collettivo da fonti rinnovabili e delle comunità energetiche sul territorio regionale, garantendo la partecipazione più ampia possibile dei consumatori”.

 

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