EX ASSESSORE REGIONALE E PRESIDENTE UNCEM, "ASSURDA NORMA CHE PREVEDE UNANIMITA' PER TRANSIZIONE IN ENTI DI AREA LARGA, VA CAMBIATA", "FONDI IN ARRIVO DI RECOVERY FUND E LEGGE REALACCI, PICCOLE AMMISTRAZIONI MONTANE DA SOLE RISCHIANO DI ESSERE TAGLIATE FUORI"

COMUNITA’ MONTANE, COMMA LE TIENE NEL LIMBO, BERARDINETTI, “FAVORIRE UNIONE COMUNI”

22 Novembre 2020 08:55

L’AQUILA – Un breve articolo, un mero comma, rimasto tal quale tra le normative regionali che si sono succedute in Abruzzo negli anni, che impone, per la trasformazione delle comunità montane in via di liquidazione, in unioni di comuni, l’unanimità delle amministrazioni coinvolte. Obiettivo pressoché impossibile di fatto da raggiungere, vista la resistenza dei campanili e dei piccoli feudi.

È questo uno dei motivi per il quale, gli enti che per decenni hanno operato nelle aree interne, additate a torto o ragione come “inutili carrozzoni” sono rimaste dal 2008 “fantasmi”, 12 ancora in Abruzzo, né vive né morte, che dovranno essere dismesse dopo l’ennesima proroga entro il dicembre 2022 e che però in assenza di alternative, si occupano in alcuni casi, nei territori di area vasta, di garantire servizi sociali ad anziani, minori a rischio e indigenti.

Con una trentina di dipendenti complessivamente al costo di 800 mila euro l’anno, compresi i mutui da pagare e ancora accesi. Affidate a commissari prima “liquidatori”, ora riabilitati come “straordinari”, a titolo in ogni caso gratuito.

Ad intervenire sul dibattito innescato da questa testata su una riforma clamorosamente mancata, è ora Lorenzo Berardinetti, ex consigliere e poi assessore regionale con il presidente della regione del centrosinistra Luciano D’Alfonso, ora presidente dem della commissione Finanze e Tesoro, nonché sindaco di Sante Marie, in provincia dell’Aquila e da qualche settimana presidente dell’Unione dei Comuni montani (Uncem) regionale

Da Berardinetti un appello alla Regione a mettere un punto a questa transizione infinita, modificando innanzitutto la norma dell’unanimità, che calata dalla legge nazionale è stata introdotta nella legge 1 del gennaio 2013, con presidente Gianni Chiodi di Forza Italia,  che ha commissariato le Comunità montane per predisporre il piano di liquidazione. e non modificata con le modifiche di D’Alfonso del 2016, e infine con  la legge di bilancio di dicembre, con la maggioranza di Marco Marsilio, Fratelli d’Italia che ha posticipato la death line per la definitiva cancellazione dal 31 dicembre 2020 al 31 dicembre 2022




“Quello che dispiace è che con l’oramai ex assessore Piero Fioretti, che aveva la delega agli enti locali, era stato istituito un tavolo tecnico per accelerare la definizione del ruolo delle comunità montane, da sciogliere come in alcuni casi, o favorire la trasformazione in Unioni dei Comuni, ma appunto cambiando quella assurda regola dell’unanimità che ha finora bloccato il processo rimasto percorribile solo sulla carta”.

Ora l’assessore esterno leghista Fioretti è stato defenestrato per far posto, nell’ultimo rimpasto di giunta al capogruppo Pietro Quaresimale. La partita ha insomma subito un inevitabile rallentamento, tenuto conto anche della drammatica emergenza pandemia.

“Inutile girarci intorno: abbiamo perso 12 anni. La norma dell’unanimità, lo ammetto non è stata modificata nemmeno quando  ero in maggioranza regionale è passata la norma che almeno ha trasformato i commissari da liquidatori a straordinari, per potergli consentire di gestire almeno i servizi sociali. Il punto è che a livello governativo si spingeva a liquidare del tutto le Comunità montane, a non dargli altre possibilità di sopravvivenza”.

Poi il clima e cambiato: le comunità montane in altre regioni sono resuscitate proprio come unioni dei comuni, con norme più snelle, ed ora sono un utile ente e di area larga che gestiscono per conto dei piccoli comuni associati varie funzioni, come la raccolta rifiuti, polizia municipale, gestione finanziaria e burocratica, con risparmio di soldi ed efficientamento.

“Sarebbe la soluzione ottimale anche per l’Abruzzo, anche da qui può partire il riscatto delle aree interne. Ricordo che dovremo batterci per ottenere quota parte delle risorse del recovery fund, ed occorre un assetto più consono, di raccordo e coordinamento, un unione dei comuni, appunto visto che le piccolissime amministrazioni prese singolarmente avranno difficoltà a cogliere questa irripetibile opportunità. Ricordo poi che dopo un iter durato anni, con l’approvazione dei decreti attuativi è finalmente operativa la legge Realacci, che prevede un importante sostengo ai piccoli comuni sotto i 5mila abitanti, ed anche in questo caso sarà importante il ruolo delle comunità montane trasformate finalmente in unioni dei comuni”.

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