PROCESSO DI CANCELLAZIONE CON NOMINA COMMISSARI SI TRASCINA DAL 2008, ALCUNE DI LORO, PUR RIDOTTE AL LUMICINO, GESTISCONO PERO' SERVIZI SOCIALI NELLE AREE INTERNE E CON NUOVA NORMA POTRANNO TRASFORMARSI IN UNIONI DEI COMUNI RISORGENDO DALLE LORO CENERI

COMUNITA’ MONTANE D’ABRUZZO: UNA LIQUIDAZIONE CHE DURA DA 12 ANNI, “FANTASMI” CHE SVOLGONO ANCORA FUNZIONI ESSENZIALI

di Filippo Tronca

29 Ottobre 2020 07:06

L’AQUILA – Nel lontano 2008 erano 19 le comunità montane d’Abruzzo, i loro cda e presidenze erano assai ambiti, davano lavoro a centinaia di dipendenti, avevano soldi da spendere per  le aree interne di loro competenza.

Ora ne sono rimaste 12, tutte commissariate e da ben 12 anni nel limbo della liquidazione, con termine ultimo e perentorio per la loro definitiva cancellazione di volta in volta posticipato, ad oggi fissato al  31 dicembre del 2022.

Intanto però continuano ad esistere, come fantasmi che in molti casi però danno ancora lavoro ad una trentina di dipendenti complessivamente,  hanno un costo di 800 mila euro l’anno, compresi i mutui da pagare e ancora accesi. E sono affidate a commissari prima “liquidatori”, ora riabilitati come “straordinari”,  a titolo in ogni caso gratuito.

Il vero paradosso è però che alcune di  loro, seppure ridotte al lumicino, continuano a svolgere funzioni essenziali e preziose, come la gestione e il coordinamento dei servizi sociali territoriali per anziani, disabili e minori a rischio, che i singoli comuni, male in arnese anche loro, non riescono ad assolvere. Per di più grazie ad una norma di gennaio scorso, se le Comunità montane potranno risorgere dalle loro ceneri come arabe fenici, se riusciranno a trasformarsi in Unioni dei comuni.

Una vicenda emblematica, quella delle comunità montane, cadute vittima nella stagione della spending review dei vari governi tecnici che si sono avvicendati alla guida del Paese, e poi di quello di Matteo Renzi:  additate, assieme alle Province, come inutili baracconi e  stipendifici tra i responsabili del debito pubblico che ipoteca il futuro delle nuove generazioni.

È accaduto però che poi  ad eliminarle con un tratto di penna non è risultato facile come era stato prospettato. Sono state semplicemente svuotate di personale, denari e funzioni, privando di un punto di riferimento e di una risorsa, le aree interne e montane, rimaste sempre più sole e soggette a spopolamento.

La  politica della lesina, nelle città, si è ben guardata dal colpire con pari ferocia grandi enti statali e parastatali, questi sì di dubbia utilità, dove si continuano a distribuire ai cda stipendi di tutto rispetto.

Nulla ha poi impedito, per fare solo uno dei tanti esempi, di elargire buonuscite faraoniche, vedi Alitalia, a super manager che hanno lasciato i conti affidati alle loro taumaturgiche cure ancora più in rosso. Costati forse quanto tutte le comunità montane d’Abruzzo messe insieme nei tempi d’oro.

Queste dunque le comunità montane, dal punto di vista amministrativo e nei documenti ufficiali sono considerate “ex”, ma che sono ancora in vita nella regione:  Comunità montana Montagna di L’Aquila, commissario liquidatore Paolo Federico, sindaco di Navelli, Comunità montana Sirentina, commissario liquidatore Luigi Fasciani, sindaco di Molina Aterno, Comunità montana Montagna Marsicana, (Gianluca De Angelis, sindaco di Lecce dei Marsi), Comunità montana Peligna (Eustachio Gentile), Comunità Montana Alto Sangro, (Umberto Murolo, ex sindaco di Castel di Sangro), Comunità Montana montagna pescarese, (Cristian Panico), Comunità montana Gran Sasso,(Nando Timoteo, assessore comunale Tossicia),  Comunità montana Della Laga  (Marco Di Nicola, assessore comunale Torricella Sicura), Comunità montana Majelletta (Iris Flacco, dirigente servizio Risorse del territorio e Attività estrattive della Regione Abruzzo), Comunità montana Montagna Sangro Vastese, (Arturo Scopino, sindaco di Montelapiano), Comunità Montana Aventino Medio Sangro (Renzo Iride, dirigente Ufficio Crisi Aziendali della Regione Abruzzo), Comunità Montana Vomano Fino e Piomba, (Camillo Rastelli).

I 12 enti sono i risultato dell’accorpamento delle 19 comunità montale preesistenti disposte dalla legge 10 del 2008  con il socialista Ottaviano Del Turco presidente della Regione.




La legge 1 del gennaio 2013, presidente Gianni Chiodi di Forza Italia,  le ha poi commissariate al fine di predisporre il piano di liquidazione da definire entro e non oltre il 30 giugno 2013.

Ma le comunità montale, che intanto erano rimaste con una sessantina di dipendenti, da accompagnare via via verso la pensione, per gestire gli  appalti in corso e beni mobili e immobili da assegnare, sono rimaste in questo limbo per altri anni.

E’ arrivata poi la legge regionale 9 del luglio 2016, con presidente della Regione il dem  Luciano D’Alfonso, oggi presidente commissione finanze del Senato, che nel rinnovare entro 60 giorni le tempistiche per predisporre un piano di liquidazione, ha attribuito ai commissari liquidatori anche la  qualifica di “straordinari”, e questo per consentire alle comunità montane, pur nel loro cupio dissolvi, di assolvere alla funzione di Ecad,  acronimo sta per “Ente capofila ambito distrettuale”, ovvero di gestione dei vari servizi sociali per anziani disabili, minori a rischio nei vari comuni delle aree interne, ricompresi nei confini delle comunità montane o anche oltre.

Una nuova opportunità di avere un ruolo, per di più essenziale e prezioso, che è stato colto dalle comunità montane Montagna aquilana, che ha inglobato nel servizio anche i comuni della comunità montana Sirentina, e dalle comunità montane Marsicana e Gran Sasso.

Del resto nella legge regionale approvata su iniziativa dell’assessore al Sociale Marinella Sclocco, si prevedeva che a svolgere la funzione di comune capofila dovesse essere quello più popoloso. Ma questo non sempre è stato possibile. Ad esempio Pizzoli, in provincia dell’Aquila, ha detto no perché non aveva  risorse umane adeguate per farsi carico di questa non facile funzione in quasi 50 comuni, e allora si è deciso di fare ricorso alla comunità montana Montagna aquilana, che seppure ridotta al lumicino può ancora far affidamento su un ufficio, qualche scrivania e computer,  e su tre dipendenti, di cui due assistenti sociali.

Infine nella legge di bilancio di dicembre, la maggioranza di Marco Marsilio, Fratelli d’Italia ha posticipato la death line per la definitiva cancellazione delle comunità montane dal 31 dicembre 2020 al 31 dicembre 2022, allungandogli la vita altri due anni.

Questo per consentire sia la continuità dei servizi sociali, e degli estenuanti processi di liquidazione, che perdurano oramai da 12 anni. E soprattutto per favorire la loro trasformazione in Unione di comuni.

Ecco dunque una nuova opportunità di sopravvivenza per le tanto vituperate comunità montane, che se obiettivo andrà in porto, ovvero se i comuni sotto la loro giurisdizione si decideranno finalmente a condividere varie funzioni, come gestione rifiuti, polizia municipale, servizi finanziari, con  grande risparmio di soldi ed efficientamento, potranno una volta per tutte risorgere come arabe fenici, come ente di raccordo dell’Unione, potendo tornare ad assumere personale e riaprire uffici oramai chiusi e impolverati. In questo processo la comunità montagna che ha fatto i passi più concreti è  la Montagna marsicana, a cui fanno riferimento 34 comuni.

L’oramai ex l’assessore regionale esterno agli Enti locali, Piero Fioretti, della Lega appena sostituito da Pietro Quaresimale, aveva costituito un gruppo di lavoro per accelerare il processo, ad esempio eliminando la norma che prevede, per la costituzione di una unione, l’unanimità di tutti i comuni, evitando così che il bastian contrario di turno mandi tutto a monte.

Ci sono infine altre  comunità vanno verso la chiusura definitiva, anche prima del dicembre 2022. È il caso delle comunità Alto Sangro, Peligna, Majelletta, Vomano-Fino-Piomba, che non hanno nessun dipendente superstite e dove i commissari, stanno procedendo alla chiusura di tutte le partite rimaste aperte, introitando gli affitti e pagando i residui costi di gestione dei vari e numerosi beni immobili degli enti.

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