COCAINA DAL LITORALE ROMANO A L’AQUILA,
SPACCIO IN LOCKDOWN E GIOVANI PUSHER INCENSURATI

13 Gennaio 2022 09:20

L'Aquila: Cronaca

L’AQUILA  – Ad organizzare il traffico di cocaina ed hascisc dal litorale romano al capoluogo L’Aquila c’erano anche due ex collaboratori di giustizia, residenti in città: il messinese 65enne Carmelo Ferrara, già detenuto a Napoli, ed il pescarese Enzo Gargivolo, 40enne, arrestato a Vasto.

Sono due nomi di spicco coinvolti della maxi-operazione antidroga scattata ieri matina a L’Aquila con blitz anche a Chieti, Vasto, Cremona, Napoli e Brescia, grazie a cui  i militari del comando provinciale dell’Aquila, guidati dal colonnello Nicola Mirante, hanno eseguito 14 ordinanze di custodia cautelare (6 in carcere, 4 ai domiciliari e 4 con l’obbligo di dimora all’Aquila) emesse dal gip del tribunale dell’Aquila Guendalina Buccella su richiesta del sostituto procuratore Marco Maria Cellini.

Tra gli altri destinatari della misura in carcere ci sono Rosetta Cirelli, 32enne dell’Aquila, moglie di Gargivolo, già detenuta nel carcere di Chieti, e i tre giovani albanesi, tutti residenti a L’Aquila, Ervin Shahaj di 19 anni, Zydian Togani di 19 anni e Jurgen Nukaj di 25 anni, tutti residenti in città.

Sono invece agli arresti domiciliari, anche loro residenti a L’Aquila Pelivan Xhafaj di 26 anni, Mustafa Shehaj, 58 anni, albanesi, Giovanni Puleo di Reggio Calabria di 43 anni residente Pomezia, Consuelo Festa di Terni di 38 anni e Lulezim Belaj di 22 anni, albanese.

Obbligo di dimora per Paulo Cacaj 21 anni, Josif Pellumbi di 20 anni, e l’originario della Sicilia  Giuseppe Rondone di Caccamo di 58 anni ed il figlio, Giovanni Luca Rondone di 28 anni, questi ultimi accusati solo di favoreggiamento.

L’operazione ha  sgominato all’alba un fiorente traffico di  cocaina e hashish tra l’Abruzzo e il litorale romano, in particolare Ardea e Pomezia. Una volta giunto a L’Aquila, lo stupefacente veniva “tagliato” e diviso in dosi, per poi essere rivenduto sulle principali piazze di spaccio. I soggetti raggiunti dalla misura, sono tutti privi di occupazione e nella maggior parte dei casi con precedenti di polizia specifici.

L’attività di spaccio è avvenuta anche durante il lockdown imposto per contrastare la pandemia del covid-19.

All’operazione hanno partecipato anche diverse unità cinofile antidroga provenienti da Chieti, Modugno (Bari) e Roma e un’unità del 16° nucleo elicotteri di Rieti.

L’indagine, condotta dal nucleo operativo e radiomobile della compagnia di L’Aquila e coordinata dal Procuratore della Repubblica Michele Renzo e dai Sostituti Guido Cocco e Marco Maria Cellini, si è sviluppata a partire dall’inizio del 2021.

È stata svolta con l’ausilio di attività tecniche e attraverso numerosi servizi di osservazione, controllo e pedinamento che hanno permesso di individuare un vero e proprio gruppo criminale che gestiva con profitto un traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina e hashish tra il capoluogo abruzzese e il litorale romano (in particolare Ardea e Pomezia).

Gli investigatori hanno documentato che lo stupefacente, comprato sul litorale romano, veniva trasportato a L’Aquila da corrieri che lo occultavano all’interno di vani appositamente ricavati in diversi autoveicoli. I mezzi utilizzati erano di proprietà di fiancheggiatori incensurati, così da limitare il più possibile i normali controlli alla circolazione stradale. Una volta giunto a L’Aquila, lo stupefacente veniva “tagliato” e diviso in dosi, per poi essere rivenduto sulle principali piazze di spaccio.

I soggetti che si occupavano dello spaccio al dettaglio venivano contattati di volta in volta dagli acquirenti soprattutto attraverso le piattaforme social, nel tentativo di sfuggire a eventuali intercettazioni telefoniche.

Gli appuntamenti per le cessioni di droga avvenivano in luoghi della città sempre differenti e i pusher stavano attenti a portare con loro solo le dosi necessarie alla singola vendita. Ciò all’ovvio scopo di essere segnalati come assuntori di sostanza stupefacente, ed evitare così la denuncia penale, qualora fossero incappati nei controlli delle forze dell’ordine.

Gli incontri per la vendita al dettaglio dello stupefacente inizialmente avvenivano quasi esclusivamente nella zona di Pettino, dove vivevano alcuni dei principali indagati.

Successivamente, avendo notato che i residenti cominciavano ad allarmarsi del continuo via vai nell’intero arco delle 24 ore in pieno lock down, gli incontri per le cessioni si sono spostati in alcuni luoghi di ritrovo di facile individuazione, normalmente molto frequentati, proprio allo scopo di dissimulare e delocalizzare lo spaccio: nei pressi del centro commerciale L’Aquilone o del centro commerciale Cermone e nei piazzali antistanti supermercati del centro cittadino o delle zone di Bazzano, Sassa, Coppito a seconda della zona di residenza degli acquirenti, dove i pusher si recavano di volta in volta.

La vicinanza ad attività commerciali che vendono generi di prima necessità favoriva tra l’altro una migliore giustificazione in caso di controllo da parte delle forze di polizia nel periodo in cui i movimenti erano limitati a seguito della normativa anticovid.

Nei mesi in cui si sono svolte le indagini preliminari, i militari del nucleo operativo e radiomobile hanno già arrestato in flagranza di reato 4 dei soggetti indagati, sequestrando in tutto circa 100 grammi di cocaina e 50 di hashish.

I militari hanno anche segnalato alla prefettura di L’Aquila numerose persone residenti nel capoluogo individuate come assuntori, sequestrando a ognuna le singole dosi di stupefacente appena acquistate, ciascuna del peso di circa mezzo grammo. Tutti gli acquirenti sono stati inoltre ascoltati a verbale in merito alla compravendita dello stupefacente.

Il G.I.P. di L’Aquila Guendalina Buccella ha inoltre riconosciuto l’attualità delle ipotesi di reato contestate e la pericolosità dei soggetti indagati, che nei prossimi giorni saranno ascoltati dallo stesso giudice per i previsti interrogatori di garanzia.

 

 

 

 

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