SENTENZA EMESSA DAL GIUDICE FILIPPO GULOTTA DELLA CORTE D'ASSISE DI TRIESTE; LEGALI DELL'EX PARROCO INCARDINATO NEL CAPOLUOGO ABRUZZESE PRONTI A RICORRERE IN APPELLO

CONDANNA DON PICCOLI: CURIA L’AQUILA, ”A IMPUTATO SPETTA PRESUNZIONE INNOCENZA”

15 Dicembre 2019 17:16

L'AQUILA – “Abbiamo appreso, con grande tristezza, la notizia della pesante condanna inflitta a don Paolo Piccoli. È stata anche resa nota la volontà sua – e dei legali che lo difendono – di ricorrere in appello. Manifestiamo profondo rispetto per il verdetto espresso dalla Corte d’Assise di Trieste, nella consapevolezza che – come sancito dal Codice civile e da quello canonico – fino alla sentenza definitiva spetta all’imputato la 'presunzione di innocenza'”.

È quanto si legge in una nota della Curia dell'Aquila, in merito alla condanna inflitta a don Paolo Piccoli, sacerdote 53 enne di origini venete, incardinato nel capoluogo abruzzese ed ex parroco di Rocca di Cambio e Pizzoli, accusato di aver ucciso don Giuseppe Rocco, il 25 aprile 2014 nella Casa del Clero a Trieste.

L'uomo è stato condannato, nei giorni scorsi, dalla Corte d'Assise a 21 anni e 6 mesi di carcere.

Una vicenda molto delicata: A don Piccoli viene contestato di aver ucciso don Rocco per impossessarsi di una collanina che l'anziano prelato indossava quotidianamente, tesi smentita più volte dalla difesa.

Secondo l’autopsia e gli altri accertamenti sul cadavere, era stato strangolato e soffocato.

“Su questa dolorosa vicenda è la ragione che fa-verità (e non il turbamento emotivo, per quanto comprensibile) che deve guidare il giudizio e attivare le scelte opportune. Per questo, siamo in attesa di acquisire ulteriori informazioni, necessarie per un “discernimento” obiettivo e a tutto campo, che consenta di dare valutazioni sagge e di prendere decisioni adeguate – conclude la nota – Con ferma convinzione, auspichiamo che si faccia giustizia, in tutto e per tutti, affinché ciascuno risponda, alla legge di Dio e degli uomini, secondo le sue effettive responsabilità”.

Sul caso avevano indagato i pm Lucia Baldovin e Matteo Tripani.

“Ricorreremo in appello appena saranno rese note le motivazioni – ha commentato l'avvocato Vincenzo Calderoni, del foro dell'Aquila, che insieme al collega Stefano Cesco, del foro di Pordenone, difende don Paolo Piccoli  – Restiamo convinti che il nostro assistito sia innoncente. Di certo è una sentenza inaspettata, ora aspettiamo di poter leggere le motivazioni, poi ci muoveremo di conseguenza”.

Le tesi dell'accusa si basano in particolare sulle affermazioni della grande “accusatrice” di don Piccoli, la perpetua del sacerdote defunto, Eleonora “Laura” Di Bitonto, che ha scoperto il corpo privo di vita nella sua stanza, ma anche, come emerso dagli atti, la beneficiaria di una cospicua eredità lasciata dall’anziano monsignore, costituita da ingenti somme di denaro, che ha diviso con i nipoti del sacerdote, e alcuni appartamenti.

Un processo che nelle ultime battute si è “tinto di giallo”, a causa del cuscino scomparso dalla stanza dove dormiva ed è stato ritrovato morto don Rocco.

Il caso del cuscino scomparso è agli atti del processo perché il fatto emerge dai rilievi fotografici e potrebbe aprire nuovi scenari nel percorso teso a fare chiarezza sulla morte dell’anziano prelato. I Carabinieri sono entrati nella stanza dove è stato trovato morto don Rocco il 2 maggio 2014, poiché appunto in un primo momento era stato constatato un decesso per cause naturali. Nei rilievi fotografici fatti quel giorno c’era l’immagine di questo cuscino, scomparso dalla scena già il giorno dopo, il 3, quando i carabinieri sono rientrati per effettuare altri rilievi sul letto.

Successivamente, ad agosto, nella stanza sono entrati anche i Carabinieri del Ris, per repertare tracce biologiche utili a identificare le persone che erano passate di lì ed hainno prelevato e sequestrato degli oggetti.

Il caso ha avuto un grosso clamore mediatico, durante le udienze in aula è infatti presente la troupe del programma Rai Un giorno in Pretura e Quarto Grado in onda su Rete4.

L’udienza si è tenuta nei giorni scorsi dinanzi la Corte d’Assise di Trieste: fanno parte del collegio giudicante Filippo Gullotta, presidente, Enzo Truncellito, giudice a latere, Mauro Cechet, Rosella Bravini, Chiara Mur, Patrizia Pellaschiar, Corrado Cadamuro, Antonia Ciaccia, Nevi Calci e Giuseppe Vario giudici popolari.

Commenti da Facebook

RIPRODUZIONE RISERVATA

Download in PDF©






Ti potrebbe interessare anche:

Gli articoli più letti in queste ore: