CONSULTA BOCCIA QUESITI REFERENDARI SU ABROGAZIONE LEGGE ”PORCELLUM”

12 Gennaio 2012 17:52

ROMA – La Consulta ha bocciato con due “no” entrambi i quesiti presentati dal comitato promotore del referendum sulla legge elettorale, sia quello che chiedeva l’abrogazione totale della Calderoli sia quello che ne chiedeva l’abrogazione per parti.

Lo si è appreso da fonti della Corte costituzionale.

“La Corte Costituzionale – si legge nella nota di palazzo della Consulta – in data 12 gennaio ha dichiarato inammissibili le due richieste di referendum abrogativo riguardanti la legge 21 dicembre 2005 numero 270 (Modifiche alle norme per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica). La sentenza sarà depositata entro i termini previsti dalla legge”.

I giudici costituzionali sono rimasti chiusi in camera di consiglio per oltre nove ore. La riunione era infatti iniziata ieri mattina attorno alle 11:30, subito dopo l’audizione a palazzo della Consulta dei rappresentanti legali del Comitato promotore referendario, rappresentato dagli avvocati Alessandro Pace, Vincenzo Palumbo, Federico Sorrentino e Nicolò Lipari.

La seduta, sospesa verso le 13:30 era poi ripresa nel pomeriggio dopo le 15 per chiudersi alle 19 ed essere aggiornata a questa mattina alle 9:30; la decisione dei 15 giudici della Corte Costituzionale, presieduta da Alfonso Quaranta con Sabino Cassese in qualità di giudice relatore, è quindi stata presa verso le 12:30 per un totale di circa 9 ore di camera di consiglio.

“Con la sua decisione, la Consulta ha voluto impedire al popolo italiano di scegliere quale legge elettorale vuole”.






A dichiararlo Antonio Di Pietro, che non usa mezzi termini per criticare le decisioni della Corte costituzionale sui referendum.

“Si tratta di una scelta che non ha nulla di giuridico e di costituzionale ma è politica e di piacere solo al capo dello Stato e alle forze politiche inciuciste – ha proseguito il leader dell’Italia dei valori – una volgarità che rischia di diventare regime se non viene fermata dal popolo con le elezioni. È tempo di scendere nelle piazze e di passare alla protesta attiva per non assistere più a questo scempio di democrazia”.

Dopo la bocciatura del referendum elettorale da parte della Consulta, “qualunque soluzione la politica adotti – ha ammonito – non può che essere pessima, perchè senza una indicazione ben precisa da parte del popolo per il bipolarismo, o la riforma in Parlamento non si farà o si farà, ma peggiorerà la situazione, perché andrà verso un proporzionale che ci riporterà alla prima Repubblica”.

“È umiliante – ha aggiunto – assistere a questa coalizione inedita costituita da Partito democratico, Popolo della libertà e Terzo polo che si fa chiamare nuova maggioranza. Siamo in una Repubblica di fatto presidenziale con il capo dello Stato che fa e disfa. In questo gioco a non disturbarsi tra manovratori, ci rimette la democrazia”.

Negli ambienti del Quirinale si rileva che parlare della sentenza odierna della Corte Costituzionale come di una scelta adottata “per fare un piacere al Capo dello Stato” è una insinuazione volgare e del tutto gratuita, che denota solo scorrettezza istituzionale.

“Mi aspettavo la decisione della Consulta. Ma ora la legge elettorale va cambiata altrimenti si offenderebbe il sentimento democratico dei cittadini”, così Roberto Maroni ha commentato il no della Consulta ai quesiti referendari.

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